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Kubica, la fidanzata: “Farò di tutto per rimetterlo in piedi”

Pietra L. “Per me Robert è tutta la mia vita. Farò di tutto per riportarlo in piedi: è malmesso, ma reagisce”. Così ha parlato Edyta, la fidanzata di Robert Kubica, che segue il pilota polacco dall’inizio del suo calvario all’ospedale di Santa Corona di Pietra Ligure. Prosegue intanto nel nosocomio pietrese il “pellegrinaggio” di amici e fan che voglio fare visita al corridore, ormai ad una settimana dal terribile schianto al rally di Andora.

Qualcuno in arrivo della Toscana ha portato formaggio, altri hanno lasciato diversi doni. Questa mattina è arrivato anche Franco Branco, dj del ponente savonese, nipote di Emerson Fittipaldi, il due volte campione del mondo di F1 (una volta, fra l’altro, con la Lotus). Robert il gatto: così hanno iniziato a chiamarlo i suoi fan disseminati in tutta la Polonia, perché, come il felino, il loro connazionale ha dimostrato di sapersela cavare negli incidenti mortali.

La forza di volontà e la fede sostengono il pilota ventiseienne in questo delicato momento di recupero dopo il secondo intervento chirurgico all’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure: in 10 ore di sala operatoria i medici hanno ricostruito il collo del piede destro, poi la spalla da dove è stata estratta una piastra risalente al precedente incidente, quindi hanno parzialmente rinsaldato la frattura all’omero, sulla quale torneranno la prossima settimana.

La mano destra, quella martoriata dal guardrail (che ha trafitto l’abitacolo dell’auto da rally), è ora in fase reattiva. Il professor Igor Rossello, che aveva condotto l’operazione d’emergenza con altri 11 chirurghi, ha confermato: “E’ ben vascolarizzata e risponde alle sollecitazioni”. Scattano d’ora in poi le fasi della dura e lunga riabilitazione fisioterapica.

Il corridore della Renault sponsorizzata Lotus è tornato a fare lastre ed esami. Mentre sul piano psicologico continua ad avere un ruolo centrale la sua ricerca di conforto nella fede. Sul comodino della sua stanza campeggia la foto di Papa Wojtyla, che aveva chiesto subito dopo essere uscito dalla sedazione profonda, ma soprattutto da Cracovia, sua città natale, il cardinal Dziwisz gli ha inviato la reliquia con un pezzo di tonaca e una goccia di sangue di Giovanni Paolo II.

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