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Giro di fatture false: coinvolti imprenditore di Varazze e insospettabile casalinga

Liguria. E’ un imprenditore cinquantenne, originario di Varazze con residenza in Liguria, operante nel settore della tipografia e della grafica, il dominus dell’intero sistema truffaldino sgomintato dal Nucleo di Polizia Tributaria di Genova al termine dell’operazione “Oftrader”, condotta sotto la direzione del procuratore di Genova, Vincenzo Scolastico, e del sostituto Walter Cotugno.

Due ordinanze di custodia cautelare in carcere, 7 denunciati a piede libero e ben 27 perquisizioni eseguite contemporaneamente in Liguria, Piemonte, Lombardia, Marche e in Svizzera: questi, in sintesi, i dati del blitz odierno dei finanzieri.

Il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Genova ha ricostruito un articolato sistema di frode realizzato mediante l’emissione e il successivo utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.

Tale sistema consentiva all’emittente della fattura falsa di giustificare cartolarmente la ricezione del denaro indicato in fattura, che veniva successivamente riciclato e investito in Svizzera. Secondo una prima stima effettuata, il quantitativo complessivo del denaro fuoriuscito dai conti degli indagati, nell’arco degli ultimi cinque anni, ammonterebbe a oltre 10 milioni di euro.

Una parte di queste somme ha avuto come destinazione la Svizzera, più precisamente a Lugano, nel Canton Ticino, dove sarebbe stata successivamente investita. Nel corso dell’operazione sono state segnalate all’Autorità Giudiziaria 9 persone, tra le quali figurano alcuni imprenditori ed una casalinga.

Per due di loro, M.P. di 51 anni e F.L. di anni 34, entrambi abitanti a Morsasco (AL) e con plurime attività nel settore della grafica e della pubblicistica a Genova, il gip Silvia Carpanini ha disposto l’applicazione della misura cautelare della custodia in carcere.

I due sono stati arrestati all’alba di oggi, presso la loro abitazione, dopo le necessarie perquisizioni personali e domiciliari. In particolare, è stato accertato l’utilizzo di un sistema di frode consistente nel fare figurare contabilmente il pagamento di fatture per l’acquisto o la vendita di prodotti di vario genere, a fronte delle quali, però, nessun bene o servizio veniva effettivamente ceduto.

In sostanza, l’unico scambio che avveniva tra cliente e fornitore era quello relativo alla fattura e al denaro necessario al pagamento dell’importo su di essa indicato. Tuttavia il fornitore, una volta versato in banca il denaro così ottenuto, provvedeva a prelevare nuovamente una parte della somma restituendola al cliente.

Le somme così costituite venivano poi trasferite all’estero per poter essere messe al sicuro ed occultate al fisco. Pertanto, il sodalizio criminoso disarticolato con l’operazione appena conclusa dalle Fiamme Gialle si è reso responsabile dei reati di emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, riciclaggio e abusivismo finanziario.

Per il 50enne di Varazze, nonostante redditi modesti dichiarati in Italia riusciva, grazie all’emissione di fatture fittizie e con il fondamentale supporto della compagna, anch’essa imprenditrice, nonché di una insospettabile casalinga, ad accumulare somme di denaro che, in rapida successione, venivano prelevate in contanti presso vari istituti di credito e trasferite oltre confine, considerata la sua assidua frequenza nel capolouogo svizzero.

E’ stato proprio l’insolito atteggiamento mostrato dalla casalinga – che nel volgere di pochi anni ha versato e successivamente prelevato dai conti correnti sui quali era delegata ad operare una somma complessiva superiore a 2,5 milioni di euro – a insospettire i finanzieri che, con mirate attività di appostamento e pedinamento, hanno iniziato a monitorare i movimenti della donna.

Le indagini hanno consentito di ricostruire un complesso quadro nell’ambito del quale sono stati individuati altri soggetti economici, operanti nei settori più disparati, che si avvalevano delle fatture emesse dall’imprenditore al fine di incrementare indebitamente i costi aziendali, abbattere il reddito ed ottenere una situazione più favorevole al momento del versamento dell’Iva.

La successiva effettuazione di accertamenti bancari ha consentito di ricostruire i flussi finanziari sui conti delle varie società e persone fisiche coinvolte, nonché di comprovare in maniera puntuale e circoscritta la fittizietà delle fatture utilizzate per la redazione delle dichiarazioni dei redditi.

Sono tuttora in corso ulteriori indagini di polizia giudiziaria finalizzate ad esaminare la copiosa documentazione sequestrata in Italia e in Svizzera, per l’identificazione di altri soggetti che hanno affidato denaro contante alle persone tratte in arresto.

L’operazione odierna è stata realizzata anche con la collaborazione dell’autorità giudiziaria del Canton Ticino, che ha disposto la perquisizione a Lugano dell’ abitazione e degli uffici nella disponibilità delle persone tratte in arresto, con la partecipazione del personale del Nucleo di Polizia Tributaria Genova.

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