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Falsi mutui: nei guai commercialista di Albenga

Albenga. Una ramificata associazione a delinquere specializzata in truffe ai danni di istituti di credito nazionali, realizzate nella provincia di Genova tra il 2001 e il 2010, è stata disarticolata dalla polizia tributaria: sette le persone arrestate, di cui tre già finite in carcere nel corso dell’operazione battezzata “Happy Hour”.

Centodue i mutui falsi accertati, 16 tra banche e società finanziarie truffate, con un danno stimato al sistema bancario di oltre 25 milioni di euro e circa 17 milioni di euro il profitto conseguito dai membri del sodalizio criminale; inoltre, sono state denunciate all’autorità giudiziaria 107 persone, di cui 17 componenti dell’organizzazione per delinquere artefice delle truffe.

Ma come agivano i truffatori? Sempre con lo stesso modus operandi: acquistavano immobili per lo più fatiscenti, in alcuni casi addirittura ruderi e comunque scarsamente commerciabili, ubicati a Genova, nella provincia e nel basso Piemonte. Per l’acquisto degli immobili venivano sistematicamente richiesti mutui ipotecari, presentando a garanzia immobili, con perizie decisamente sovrastimate. Le truffe avvenivano mediante la predisposizione e presentazione alle banche di documentazione falsa – costituita da bilanci, dichiarazioni dei redditi, buste paga – con la quale veniva dimostrata cartolarmente la disponibilità di redditi sufficienti per far fronte al pagamento delle rate fissate. In questo modo gli istituti di credito e le società finanziarie concedevano finanziamenti e mutui per importi considerevoli, in vista dell’acquisto di immobili per i quali i periti “di fiducia” delle banche, in combutta con l’organizzazione criminale, stilavano perizie assolutamente sproporzionate rispetto ai reali valori di mercato dei fabbricati.

I finti acquirenti, praticamente teste di legno, erano scelti generalmente in quanto privi di lavoro e di redditi ed erano poi le persone presentate a banche e finanziarie come soggetti interessati ad ottenere il mutuo, corredando la richiesta con bilanci, buste paga, CUD e dichiarazioni del datore di lavoro, precostituiti all’occorrenza da professionisti del settore e risultati tutti falsi. L’ ammontare del mutuo erogato per la maggior parte finiva nelle taschedell’organizzazione criminale, in parte serviva per pagare il prezzo degli immobili e in minima parte finiva nelle tasche dei mutuatari-teste di legno. Una volta poi che le banche erogavano i mutui, venivano pagate le prime rate e poi il mutuo passava in “sofferenza”.

L’ideatore del meccanismo di truffa descritto, e promotore dell’associazione per delinquere era N.L, calabrese di 51 anni, coadiuvato dal figlio, C.L., di 29, e da un commercialista di Albenga, C.C, di 62. Gli associati avevano stilato un vero e proprio programma criminoso in cui ogni componente aveva il suo ruolo definito.

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