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Accusato di aver dato esame da agente immobiliare in servizio: finanziere a processo

Savona. E’ accusato di aver sostenuto un esame per diventare mediatore immobiliare mentre risultava essere in servizio. Protagonista di questa vicenda è un maresciallo della guardia di finanza di Savona, L.P., 46 anni, che si è ritrovato a giudizio con l’accusa di truffa e falsità ideologica in atti pubblici. Secondo il quadro accusatorio il finanziere, il 3 marzo 2009, ha sostenuto l’esame per potersi iscrivere al Ruolo degli Agenti di Affari in Mediazione nello stesso orario secondo cui il foglio di servizio risultava svolgere un’ora di straordinario.

La convocazione per l’esame infatti risulta alle ore 15 ma il militare risulta essere stato in servizio fino alle 16: di conseguenza è stato accusato di truffa e falso. Inoltre all’imputato viene contestata anche l’accusa di falsa attestazione sull’identità perché, sulla carta d’identità, ha indicato “imprenditore” alla voce professione.

I legali del finanziere sostengono però una tesi ben diversa: è vero che la convocazione per l’esame, che si svolgeva presso l’Istituto Geometri di Savona, era alle 15 ma il loro assistito si sarebbe comunque presentato poco dopo le 16. L’imputato sarebbe riuscito a sostenere la prova nonostante il ritardo perché le “buste” non erano state aperte. “C’erano circa 90 candidati – spiegano i legali – e nel tempo in cui tutti sono stati identificati e fatti accomodare è passata più di un’ora. Ragione per la quale il nostro cliente, che si è recato in moto alla sede dell’esame, è potuto arrivare in orario”.

Secondo la difesa quindi il militare non ha mai dichiarato il falso ma ha effetivamente lavorato fino alle 16. Il finanziere ha raccontato di aver partecipato per due mesi, in orario serale (quindi fuori dal servizio), al corso per mediatore immobiliare insieme ad un collega che era ormai prossimo alla pensione. La partecipazione al corso, secondo la versione dell’imputato, non aveva nessun secondo fine se non quello di impiegare del tempo libero con un’attività come un’altra. Sul discorso della carta d’identità invece gli avvocati difensori minimizzano: “Non c’è nessun obbligo nell’indicare l’esatta professione nella carta d’identità ed inoltre tra i militari che lavorano sotto copertura è pratica diffusa indicare una professione diversa”.

Questa mattina in aula hanno sfilato molti testimoni tra cui il comandante provinciale della Guardia di Finanza, Roberto Visintin. Il processo è stato poi rinviato al prossimo 17 marzo per la discussione e, salvo sorprese, la sentenza.

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