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Regione: maggioranza e opposizione si scontrano sul caso Fiat

Regione. In vista dello sciopero nazionale dei metalmeccanici indetto venerdì dalla Fiom e dopo l’esito del referendum di Mirafiori, il caso Fiat oggi è entrato in consiglio regionale, con una mozione a firma Pdl. Le posizioni contrapposte degli schieramenti hanno visto un centrodestra compatto rinfacciare al centro sinistra di non essere lungimirante e di mostrarsi supino ai voleri della sinistra radicale, dal canto suo il centrosinistra ha ribadito la centralità della salvaguardia dei diritti dei lavoratori e la mecessità di altri strumenti per far fronte alle sfide della modernità.

“Ancora una volta la Sinistra ligure ha scelto di prostrarsi alla Sinistra Vendoliana opponendosi di fatto, in contrapposizione ai loro leader nazionali, ad un costruttivo ragionamento sui rapporti tra sindacati e aziende in Liguria – così ha dichiarato il Capogruppo del Pdl Matteo Rosso in coda alla seduta di questa mattina del consiglio regionale – Con i loro interventi, quello del Vendoliano Rossi e del Cofferatiano capogruppo del PD, Miceli, la Sinistra ha finalmente gettato la maschera e le aziende liguri e tutti i loro dipendenti, si devono aspettare una politica assolutamente ostile allo sviluppo, supinamente schierata nei confronti di una parte politica capace solo di dire di no. Ancora una volta il Pd Ligure dedicherà tutta la sua forza per difendere i diritti individuali, in particolare degli immigrati e degli omosessuali – ha concluso Matteo Rosso – invece che i tradizionali diritti sociali, le condizioni di vita dei lavoratori in fabbrica e la loro occupazione”.

La risposta di Ezio Chiesa, Gruppo Misto, è di tutt’altro parere: “Quando la politica e l’economia sono in difficoltà chi finisce di pagare è sempre il lavoratore. Il referendum di Torino è stato condizionato dalla posizione assunta dall’azienda. Se il 46% dei lavoratori hanno ugualmente votato contro, rischiando così di essere mandati a casa, dobbiamo riflettere sulle condizioni di quei lavoratori al limite della sopravivenza. Mai la classe operaia ha optato per il tanto peggio il tanto meglio. Nel nostro paese gli operai sono sempre stati i protagonisti e difensori della vita democratica”.

Chiesa ha inoltre ricordato il ruolo dei lavoratori, sicuramente l’anello debole dell’economia costretti a subire sulla loro pelle ogni riforma tecnologia e normativa. “I lavoratori oltre aver difeso il paese dal terrorismo, non a caso in questi giorni ricordiamo l’uccisione di Guido Rossa – ha continuato Chiesa – durante la seconda Guerra Mondiale hanno lottato per la democrazia e sono stati tra i primi a salvare i macchinari delle fabbriche garantendo la ripresa economica nel dopoguerra”.

“Se pensiamo di abbattere l’assenteismo non retribuendo i primi giorni di malattia, otterremo solo l’effetto contrario, facendo esplodere ulteriormente le giornate di assenza dal lavoro. Da sfatare il vecchio detto più si sta in fabbrica più si produce, credo invece importante mettere il cervello a disposizione dell’azienda – ha concluso Chiesa – di questo passo si rischia di vedere la gente in piazza. In passato la crisi industriale è stata in parte combattuta attraverso la riconversione dei lavoratori, da dipendenti a partite iva. Oggi invece non esiste più questo spazio, quando finirà l’aiuto delle vecchie generazioni nei confronti di figli e nipoti andremo incontro a momenti difficili. Se la Fiat nei prossimi anni non sarà in grado di garantire quanto promesso, vedi aumento salariale, rischieremo di assistere a segnali preoccupanti per la democrazia del nostro paese”.

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