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Infiltrazioni mafiose al Nord: gli “appetiti” delle cosche calabresi nel Savonese

E’ solo il 1988 quando il Parlamento vara la legge istitutiva di una Commissione che, per la prima volta nella storia italiana, estende le proprie indagini sulla criminalità organizzata a tutto il territorio nazionale. Improvvisamente, il problema-mafia non è più solo una questione siciliana e va a toccare territori considerati fino a quel momento “immuni”. Il Nord, insomma, e quelle regioni che per molto tempo hanno fatto fatica a riconoscere una piaga che, a poco a poco, ha corroso anche apparenti “isole felici” come, ad esempio, la Liguria. A tracciare un quadro della presenza di infiltrazioni mafiose nella nostra regione e, in particolare, nel Ponente ligure, è Daniele Tissone, segretario nazionale di Silp-Cgil.

“I primi Anni ’90 – dice Tissone – sono gli anni della manifestazione al nord del fenomeno e, nel contempo, quelli dell’intervento giudiziario in larga scala: non a caso organizzammo, insieme ai magistrati Lalla e Monetti, un’iniziativa sul tema. La presenza della criminalità organizzata nasce dalla necessità di reinvestire nel nord, dopo avere cambiato la proprietà, una parte rilevante del denaro contante provento del narcotraffico attraverso tipologie di attività comuni per tutto il settentrione quali estorsioni, usura, presenza nell’edilizia, investimenti, acquisizioni di immobili e quant’altro. Lo scopo del convegno di allora era innanzitutto quello di parlare, per la prima volta, di aspetti nuovi ma allarmanti per una maturazione più rapida presso la società civile. In quel periodo, anche tra le istituzioni, si propendeva per una minimizzazione del fenomeno che veniva interpretato quale ‘meri episodi occasionali’. Tutto questo ha generato un forte intralcio se non un’azione di freno nelle attività di contrasto della criminalità organizzata, non solo al nord. Oggi, per fortuna, si parla di ciò con un maggiore senso di realtà anche nella nostra regione e l’azione della magistratura e delle forze di polizia è foriera di risultati”.

La lente di ingrandimento si sposta poi sulla provincia di Savona: “Dai documenti inviati dalla Procura della Repubblica di Torino alla Commissione Antimafia nonché dalle relazioni della Direzione Investigativa Antimafia a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 già emergevano ‘collegamenti e frequentazioni’ tra le cosche della Calabria e la provincia di Savona con personaggi noti alla cronaca per sospetti che riguardavano gli ingenti patrimoni e rapporti bancari con l’estero – spiega Tissone – Oltre all’immobiliare, come emerge dalle indagini dei primi anni ’90, anche l’occultamento di rifiuti tossici diviene un nuovo ‘business’ delle organizzazioni criminali e la Liguria, in particolare il ponente savonese, è parte di questo piano. Sempre la Liguria, oltre ad offrire facili occasioni di lavoro nella floricultura, nell’edilizia e nel settore turistico alberghiero, era ed è in grado di recepire agevolmente anche quella fascia di soggetti inclini a vivere di espedienti e di attività delittuose, atteso che, già negli anni ‘50 e ‘60, contrabbando, ricettazione, estorsioni ed usura erano frequenti in quella zona, già intensamente influenzata, così come la vicina Costa Azzurra, dalla case da gioco di Stato, dalle frodi fiscali di frontiera e dall’’abusivismo edilizio”.

Tissone ricorda poi come l’allora Prefetto di Imperia parlava del problema nel 1997, mentre la società civile rifiutava di considerare la mafia un problema non soltanto meridionale: “All’epoca D’Acunto dichiarava da quella realtà del Ponente che ‘ … un raffinato velo di interessi convergenti è stato, per troppi anni, dispiegato sulla realtà della provincia di Imperia, facendo sì che si consolidasse un’immagine di tranquillo eden vacanziero, movimentato solo, a buon bisogno, da innocenti occasioni trasgressive presso un blasonato Casinò’. In verità, ‘… anche le informazioni fornite attraverso i canali istituzionali hanno contribuito, con disattenzione, ora colposa ora maliziosa, a rafforzare quella placida immagine, così utile a distogliere l’attenzione, a fugare motivi di preoccupazione, a preservare, infine, assetti ritenuti, a buon diritto nell’ottica distorta così caldeggiata, portatori di benessere e tranquillità. Peccato che non tutto, anzi ben poco sia rispondente al vero. E non da oggi’.
Si osservi come le parole utilizzate: ‘deformazioni della realtà’ e ‘disattenzione’, conseguenze di non pochi errori, si amplificavano con l’affermazione di D’Acunto che ‘la quiete è servita a stornare l’attenzione, ad evitare allarmi, a favorire il formarsi ed il consolidarsi di quella disattenzione che ha permesso la coltivazione della illegalità, sommersa dalla tranquillità di superficie che ha avuto, per decenni, motivi di vantaggio in ogni campo. L’idea era pertanto quella del ‘quieta non movére’, principio che da decenni sembra regolare la vita del Ponente Ligure, e che porta a trascurare persino fenomeni incontestabilmente radicati sul territorio’.
Parole così esplicite non si trovano tanto facilmente, anche oggi, in documenti ufficiali di Funzionari dello Stato”.

“Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, attraverso le indagini della magistratura sono oggi in grado di contrastare con una certa efficacia il fenomeno, anche in Liguria – dice infine Tissone -. Purtroppo i molti tagli alla sicurezza, oggi stimati in oltre un miliardo di euro, sono tuttavia alquanto scoraggianti. Infatti, in assenza di investimenti reali sarà difficile aggiornare tecnologie e mezzi come poter dare risposte efficaci nella lotta ad un crimine che è sempre più agguerrito e in crescita e che gode di un ingente patrimonio di risorse e mezzi.
Per questo la nostra organizzazione sindacale chiede all’esecutivo un particolare impegno che consenta di dispiegare nel settore info-investigativo più uomini. Il taglio degli straordinari che vede anche per il 2011 una ulteriore riduzione, il mancato turn-over in materia di nuove assunzioni ci confermano, nostro malgrado, che la sicurezza viene purtroppo ancora vista come un costo anziché come un investimento. Bisogna cambiare rotta”.

Commenti

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  1. Scritto da giasone

    cose vecchie oramai in liguria si è affermata la seconda generazione con la faccia e la fedina pulita ma con i capitali dei clan

  2. Giudice
    Scritto da Giudice

    Finalmente qualcuno che ha il coraggio di denunciare. La criminalità organizzata – che si chiami essa mafia, n’drangheta o camorra, è una piaga che colpisce tutta l’Italia. Liguria compresa. Il comportamnete più sbagliato e chiudere gli occhi e far finte che non ci sia. In questo modo – non vedendo, tacendo e non sentendo – non si fa altro che alimentarla. Invece io credo sia ora di aprire questi occhi, capire il problema e combatterlo.