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Giornata della Memoria, Colombo: “La Shoah un male immenso di cui è bene parlare”

Genova. “Il senso della memoria è il senso della verità”. Così esordisce il presidente del Comitato Diritti Umani della Camera dei Deputati Furio Colombo ricordando il 27 gennaio, il Giorno della Memoria.

“La memoria della Shoah – afferma Colombo – è qualcosa di grande e di imperativo e deve essere ricordato perchè è stato un male immenso che può nuovamente ripresentarsi, anche con una faccia diversa. E’ bene parlarne perchè è stato un delitto che ha travolto l’Europa, le nazioni più colte per colpa di chi non ha parlato, di chi ha lasciato fare, di chi ha visto e taciuto, di chi è stato dalla parte del carnefice perchè più forte. Ora è necessario parlarne per far sapere anche ai giovani”.

Colombo è intervenuto questa mattina a Palazzo Ducale con un’orazione nella quale ha ricordato come ha vissuto quegli anni: “Per un bambino – ha spiegato Colombo – non c’è nulla di spaventoso, vedevo tutto come un’avventura. Ricordo il momento in cui a scuola, a Torino, gli insegnanti ci hanno parlato per la prima volta delle leggi razziali, era il 1938. Sono attimi che resteranno per sempre nella mia memoria. Altrettanto turbato è stato il ritorno a scuola, quando come insegnanti ci trovammo quasi tutti i componenti del comitato di liberazione che pero’ parlavano di Resistenza e non di Shoah. Ricordo di avere capeggiato insieme ad Edoardo Sanguineti una piccola ribellione nel Liceo D’Azeglio di Torino perché chiedevamo che si parlasse anche di Shoah e forzammo gli insegnanti a farlo”.

“Se la cultura di un Paese – ha detto ancora Colombo – si fa sistema e sostegno di propagazione della memoria questa non si perde. Penso alla ostinazione con cui gli americani tornano dalla prima elementare fino all’Università a parlare della loro guerra di secessione, della guerra contro lo schiavismo, della liberazione dei neri”.

“Penso alla bravura avuta dagli americani – ha aggiunto – nel cominciare a dire che gli uomini sono creati uguali quando ancora c’era lo schiavismo, creando dei principi costituzionali più alti della vita che stavano vivendo. Con questi due espedienti, quello delle leggi molto alte e moralmente ineccepibili e quello della ostinazione a ripetere e a ritornare sulla propria storia facendo degli aspetti più drammatici parte integrante della propria storia, rimane l’anima di un Paese”.

Per Colombo, infine, “i deportati hanno ragione ad avere paura del revisionismo storico strisciante che si sta facendo largo tra le giovani generazioni, che significa lasciar perdere o mettere le colpe sul conto di altri. Un modo per liberarsi da una colpa, per non fare i conti”.

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