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Lettere al direttore

Disagi frana Murialdo: lo sfogo di una cittadina

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Delusione,  rabbia, indignazione. Sono solo alcuni dei sentimenti che hanno preso vita, non solo nel mio, ma negli animi di chi il 14 gennaio ha partecipato all’assemblea pubblica indetta dal Comune di Murialdo sulla frana che ha colpito in modo devastante la popolazione dei Comuni dell’Alta Val Bormida. Cittadini che vivono tagliati fuori dal resto della vallata che devono percorrere vie alternative disagevoli, dove non vi è sicurezza e con tempi decisamente lunghi e costosi. Bambini e ragazzi che devono andare a scuola passando per una passerella scivolosa, sperando in un tempo senza neve e ghiaccio che li metterebbe ancora più a rischio di incidenti, che si trovano costretti  a fare venti minuti di cammino all’andata e al ritorno con zaini pesanti più di quindici chili e al buio, nonostante il Comune di Murialdo abbia provveduto a far installare qualche punto luce e a rendere il più agibile possibile il percorso per raggiungere l’autobus che li porta a destinazione. Oppure, l’alternativa magica di passare per la strada del Melogno e la Baltera-Bormida dove non meno di una settimana fa è caduto un grosso masso, e ancora una volta possiamo dire di essere stati fortunati se non vi è rimasto sotto nessuno, dove non vi è protezione a valle, le curve sono strette, vi è nebbia un giorno sì e l’altro anche, senza contare il ghiaccio che la rende scivolosa e molto pericolosa. Alla faccia della sicurezza tanto nominata nella serata! Chi si prende la responsabilità per i nostri figli? La Provincia? La Regione? I Comuni? La TPL? Sono tutti problemi nostri, di noi genitori che ci vediamo costretti a mandare i nostri figli a scuola con grossi rischi per non ledere ulteriormente il loro diritto allo studio! Siamo abbandonati a noi stessi. E che dire della salute? Possiamo solo sperare di non avere urgenze, nonostante la buona volontà di tutti i volontari della Croce Verde di Murialdo che hanno messo a disposizione le sole due ambulanze in utilizzo, posizionandone una a valle e l’altra a monte della frana.

E non basta. Le infermiere dell’ASL di Calizzano hanno dato disponibilità ad effettuare prelievi a domicilio e chi rimane in ambulatorio va a riprendere la collega dalla famosa passerella a spese proprie, considerando che non hanno avuto la disponibilità di un mezzo in più dall’ASL! La Provincia ci ha assicurato che verranno fatti i lavori sulla strada provinciale, ma i tempi sono lunghi, si parla di mesi e nessuno si è preso la responsabilità di effettuare una viabilità secondaria, parlano di mancanza di soldi che chissà perché per certe cose ci sono eccome e di problemi di sicurezza, come se lo fossero le strade piene di frane e di smottamenti dei quali nessuno si è mai preoccupato che sono la nostra viabilità alternativa ed obbligata, tra l’altro vietata o impossibilitata ad essere percorsa da mezzi di una certa portata! Ditte sull’orlo del fallimento, dove i costi superano le entrate, commercianti che si vedono ridotti della metà i loro introiti per la mancanza di passaggio, famiglie che fanno i salti mortali per raggiungere i propri posti di lavoro con spese di benzina e autostrada impressionanti! E ci parlano di mesi per poter liberare la strada dalla frana e senza garantire la così decantata sicurezza! Ma ci stanno prendendo in giro? Pensano che ce ne possiamo stare qui buoni buoni ad aspettare l’estate e magari l’inverno prossimo per poter passare ancora dall’altra parte? Dobbiamo fare tutti le valigie e abbandonare questa vallata che in condizioni simili non offrirà più nulla, se non il declino totale per tutti? Ho visto politici che non hanno aperto bocca che non solo non hanno dato voce, alle loro intenzioni, sempre che ne abbiano, ma che non hanno preso impegni, persone che noi abbiamo votato, che gli abbiamo dato mandati importanti con fiducia, certi che si sarebbero attivati per noi, soprattutto in momenti come questo!

Dalla Regione Liguria cosa è stato fatto fino ad ora? Nessuno ce lo ha detto. Forse i politici moderni non sanno più che fare politica vuol dire amministrare il proprio Stato per il bene dello stesso, quindi dei suoi cittadini elettori e si limitano a fare i politicanti! Quali speranze per il nostro futuro e dei nostri figli, se non sono in grado di affrontare questa emergenza almeno con una viabilità alternativa che assicuri le normali attività lavorative e scolastiche che ci elevano dall’essere delle semplici bestie senza dignità e diritti? Noi il nostro dovere lo facciamo tutti i giorni, lavorando con impegno, pagando le tasse, facendo sacrifici affinché i nostri figli possano ancora avere un futuro degno di essere vissuto. Ma chi ci amministra sta facendo lo stesso? Vogliamo risposte rapide e concrete e invece continuano a passarsi la patata bollente da uno all’altro: “Questo non è di mia competenza…per passare da lì occorra il nulla osta di pinco pallino…in caso di calamità del genere spetta al Sindaco assumersi tutta la responsabilità…”, come se la frana fosse caduta per colpa sua! Ma non era di altri la responsabilità di una miglior manutenzione e messa in sicurezza della strada incriminata? Ma visto che la frana è caduta nel Comune di Murialdo sembra che tutto gravi sulle spalle del Sindaco Bruno Odella! Basta! Non ne possiamo più di persone che non agiscono per il bene dei propri cittadini. Di fronte ad una emergenza del genere, le competenze sono di tutti: Regione, Provincia e Comuni, e non solo di quello colpito direttamente dalla frana, ma di tutti quelli i cui cittadini si trovano lesi nei loro diritti essenziali, come quello di poter lavorare.

E lo Stato dov’è? Perché esiste ancora se poi demanda alla Regione che demanda alla Provincia che demanda al Comune che demanda a chi? Alla popolazione? Magari! Almeno il problema sarebbe già stato risolto! Solo dalla gente comune è emersa la vera volontà di fare qualcosa, di unione, di condivisione, di solidarietà. Pesce Gianni e un gruppo di volenterosi si è dato disponibile ad effettuare un guado provvisorio sul fiume che possa permettere almeno il passaggio ai mezzi pesanti delle ditte che sono al limite della sopravvivenza. I nostri politici dovrebbero imparare da tutto questo, mettersi una mano sulla coscienza, se ne hanno una, e fare in modo che in tempi brevi venga eliminato l’isolamento di molti cittadini. In caso di calamità naturali le regola vanno bypassate per il bene della comunità che le istituzioni rappresentano, soprattutto se colpite così duramente come la nostra. Cosa dobbiamo fare per riprendere in mano la nostra vita, già penalizzata dalla realtà in cui viviamo normalmente anche senza la frana che ha creato ora una situazione di invivibilità, oltre a chiedere alle istituzioni di fare il loro dovere subito, non fra mesi, se non addirittura anni? Devono assumersi le responsabilità che il loro mandato comporta, se non sono in grado di farlo che si dimettano! Cosa dobbiamo fare per sentirci ancora cittadini tutelati? Fare un Comitato e pagare un avvocato e denunciare chicchessia per danni morali ed economici? O forse chiamare il Gabibbo? Devo dire che se fino a qualche anno fa sentivo l’orgoglio di essere italiana, ora ne provo solo una grande vergogna!

Germana Garassino cittadina delusa e amareggiata.

Commenti

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  1. IronMan
    Scritto da IronMan

    . . e lei dove era quando hanno chiuso Capo Noli per sei mesi? era indignata per l’accaduto? si sentiva meno italiana allora? o . . transitava tranquillamente sulla sua bella strada provinciale di Murialdo senza pensare a nulla (se non a se stessa) ?