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Cristianesimo, Rixi (LN): “Persecuzioni maggiori in regimi comunisti e mondo islamico”

Regione. “Oggi il cristianesimo è la religione più perseguitata nel mondo. Al di là della bella retorica terzomondista che ci viene quotidianamente propinata dalle sinistre questo è un fatto inequivocabile”. Lo ha detto oggi il capogruppo Lega Nord in consiglio regionale Edoardo Rixi. “Noi della Lega – ha dichiarato Rixi – non siamo dei bacchettoni né dei reazionari, ma di fronte a delle persecuzioni odiose, e spesso sanguinose, riteniamo sia meschino rimanere in silenzio. E’ un dovere morale, che si sia o meno credenti, trovare il coraggio di denunciare questi crimini”.

“Ecco alcuni esempi: in Corea del Nord il regime comunista vieta, pena la morte, qualunque appartenenza a confessioni cristiane e dal 1949 non si hanno più notizie del vescovo di Pyongyang, monsignore Francis Hog Yong-ho. In Cina il regime comunista ha istituito una ‘Chiesa patriottica nazionale, separata da Roma e considera i cattolici fedeli al Papa ‘agenti di una potenza straniera’ con tanto di incarcerazioni di sacerdoti e vescovi. Sempre in Cina anche altre religioni ‘non autorizzate’vengono duramente represse, in particolare i buddhisti fedeli al Dalai Lama. In Vietnam il regime comunista pone forti resistenze alla regolare nomina di alcuni vescovi da parte della Chiesa”.

“Ma è nel mondo islamico – ha evidenziato l’esponente del Carroccio – che il fenomeno anticristiano assume gli aspetti più sanguinosi ed illiberali. Sottolineando che in tutti i paesi a maggioranza islamica esistono delle restrizioni e delle persecuzioni nei confronti del cristianesimo mi limiterò, per semplicità, ad elencare alcuni dei casi più eclatanti: in Somalia nel 1989 venne assassinato il vescovo di Mogadiscio, monsignore Pietro Salvatore Colombo, e la sua chiesa rasa al suolo nel 2008. Oggi in Somalia qualunque pratica religiosa diversa dall’islam è punita con la morte. In Arabia Saudita è vietata qualunque religione non islamica, e le autorità impongono ai cristiani stranieri la dhimmitudine, cioè ‘soggezione con umiliazione’, ed il divieto assoluto di manifestare la loro fede, tanto che persino il possesso di una Bibbia è considerato un crimine ed una eventuale conversione al cristianesimo è reato capitale. In Pakistan la legge contro la blasfemia fa si che qualunque manifestazione di fede cristiana diventi un’offesa all’islam punibile con la morte. L’anno scorso la condanna a morte di Asia Bibi ha stranamente sollevato qualche protesta internazionale”.

“In tutto questo scenario di dolore e sopraffazione voglio concludere con una nota positiva – ha detto Rixi – cioè che è ormai avviata in fase definitiva l’indipendenza del Sudan meridionale. Per cinquant’anni le popolazioni cristiane ed animiste del sud del Sudan hanno subito massacri e violenze indicibili da parte del governo musulmano del nord, oggi, dopo trent’anni di guerriglia ed un referendum imposto dall’Occidente, finalmente le popolazioni meridionali avranno l’indipendenza e la libertà di non essere massacrati per ciò in cui credono”.

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