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Protezione civile: 3,5 milioni di italiani vivono in zone a rischio frane

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Ogni giorno 3,5 milioni di italiani vivono e lavorano in zone dove è alto il rischio di frane e alluvioni, mentre in due comuni su dieci si è fatto ancora peggio, realizzando in quelle aree ospedali e scuole.

L’ennesima fotografia di un paese che anno dopo anno perde pezzi alle prime piogge arriva dal rapporto “Ecosistema rischio 2010”, realizzato da Legambiente con il Dipartimento della Protezione Civile: un quadro allarmante che conferma come l’utilizzo spregiudicato del suolo, l’urbanizzazione sempre più pressante e l’abusivismo dilagante siano fattori “determinanti” delle catastrofi. Basta un dato su tutti: nell’ 82% dei comuni oggetto dell’indagine sono state costruite abitazioni in aree a rischio di frane e di alluvioni.

L’indagine condotta da Legambiente e dalla Protezione Civile ha riguardato oltre duemila amministrazioni comunali, vale a dire il 37% dei 6.633 comuni inseriti nelle aree più a rischio dal ministero dell’Ambiente e dall’Unione delle province italiane.

E il quadro che emerge è tutt’altro che rassicurante, anche in considerazione del fatto che soltanto nell’ultimo anno sono stati stanziati 650 milioni per fronteggiare le più gravi emergenze idrogeologiche.

“La vera grande opera di cui ha bisogno il paese – aggiunge il responsabile protezione civile di Legambiente, Simone Andreotti – è un intervento di prevenzione e manutenzione dei corsi d’acqua su scala nazionale. Un’opera di prevenzione improrogabile” che faccia della “sicurezza della collettività una priorità”.

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