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Indagine di Prometeo Savona: “La scuola pubblica ha subito uno choc dopo la riforma”

Savona. ProteoFareSapere di Savona, in collaborazione con FLC, ha promosso negli ultimi mesi dell’anno scolastico 2009/2010 una ricerca dal titolo: “Indagine qualitativa nelle scuole primarie della provincia di Savona sul primo anno di attuazione del Regolamento n. 89, anche in relazione alla comunicazione tra scuola e genitori”. L’obiettivo era quello di capire meglio cosa  fosse effettivamente successo nelle scuole primarie della provincia di Savona, quali soluzioni organizzative fossero state individuate, quali effetti avessero prodotto le modifiche introdotte.

L’indagine è stata svolta utilizzando interviste semi strutturate con gli insegnanti che avevano avuto classi prime e focus group con i genitori, effettuate in un’area che oltre al capoluogo è andata da Varazze all’Albenganese, fino alla Val Bormida.

“Quello che emerge con chiarezza è che la scuola ha subito uno choc tale che se si vuole pensare ad un rilancio della qualità della scuola pubblica, occorre avviare un serio ripensamento sia sui modelli pedagogici possibili in un quadro così modificato rispetto al passato, sia sull’organizzazione del lavoro e sui rapporti fra i diversi ruoli all’interno della scuola, ma anche sul territorio per andare nella direzione della costruzione di nuove alleanze, fra insegnanti, fra insegnanti e genitori, con i dirigenti, con gli enti locali, con le associazioni, insomma fra tutti coloro che hanno a cuore il futuro dei bambini e del paese” scrive Prometeo.

Le tematiche emerse dai colloqui sono state molto numerose, dai risultati dell’apprendimento in rapporto al tempo scuola, il Tempo Pieno, la mensa e i servizi di pre e post scuola, le attività alternative all’insegnamento della religione cattolica, i compiti a casa, il sistema di valutazione, la disabilità, il rapporto con l’Ente locale, alle difficoltà dei genitori che si trovano a dover fare scelte, come il tempo scuola o gli anticipi, senza sapere se poi le loro richieste potranno essere accolte.

“Il quadro complessivo che emerge da questo lavoro è molto frammentato: non esiste più un modello di scuola primaria, ma tanti modelli quante sono le scuole, anzi quanti sono i plessi o le singole sezioni. Perché le scuole, nel tentativo di dare risposte positive alle richieste delle famiglie, di allontanarsi il meno possibile dai modelli organizzativi già consolidati, ma in assenza di risorse adeguate, hanno adottato i modelli orari più vari; spesso, per consentire anche alle prime classi orari più simili a quelli degli anni precedenti, ancora in vigore dalle seconde alle quinte, si sono dovuti fare aggiustamenti su tutte le classi e, soprattutto, intaccare la quota di orario prevista per le copresenze e l’assistenza alla mensa; si sono attuati talvolta orari “spuri”, ad esempio 37 ore spacciate ancora per Tempo Pieno; in qualche caso in una stessa classe ci sono bambini che frequentano orari diversi.  Il maestro unico di fatto non esiste, anche perché non realizzabile, in quanto orario del docente e orario della classe non coincidono; in molte situazioni c’è un maestro prevalente ma il problema nasce nel completamento dell’orario, che, soprattutto nei plessi meno numerosi, costringe spesso a scelte poco funzionali, che portano ad un aumento del numero di insegnanti con cui il bambino deve rapportarsi, in genere 4 o 5, ma a volte anche di più” scrive Prometeo.

“Spesso, almeno in questo primo anno, le scuole sono riuscite a salvare il lavoro in team, a cui la scuola primaria era abituata, ma con grande sforzi e specialmente nelle situazioni in cui c’era un  Progetto di scuola condiviso e sostenuto anche dalla dirigenza.
 Un aspetto della Riforma considerato da tutti, sia insegnanti che genitori, come gravissimo per la qualità dell’insegnamento è la mancanza delle copresenze, ritenute una risorsa fondamentale per un lavoro più individualizzato, a piccoli gruppi, per laboratori e per il recupero. Anche l’aumento del numero di bambini per classe costituisce un grosso problema e rende molto difficoltosi, insieme all’assenza di copresenze, i metodi attivi di insegnamento che si erano ormai consolidati e che rischiano di essere abbandonati a favore della lezione frontale. Il rischio è quello di non poter seguire i bambini con maggior difficoltà, poco seguiti a casa o con tempi più lunghi di apprendimento.  Se a questo si aggiunge la fortissima riduzione delle ore di sostegno per gli alunni con disabilità, si capisce bene quali potrebbero essere nel tempo i risultati in termini di apprendimento significativo per i bambini” prosegue Prometeo.

“La mancanza di indicazioni certe nell’utilizzo dei fondi di istituto ha portato in quasi tutte le scuole il problema gravissimo della non sostituzione delle assenze, anche lunghe. Si è cercato di far fronte a queste evenienze facendo ricorso alla prestazione di ore aggiuntive, quando le risorse economiche lo consentivano, all’utilizzo delle poche ore di copresenza sopravvissute, alla buona volontà degli insegnanti che, per non lasciar scoperte le proprie classi, hanno prestato lavoro volontario non retribuito. Spesso le classi prive di insegnanti vengono smistate in altre classi, con un gravissimo danno anche per il lavoro di quest’ultime” conclude Prometeo.

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