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Cene di Natale, Coldiretti: +40% per spesa nei mercati degli agricoltori

Aumentano del 41 per cento, rispetto allo scorso anno, con ben 705 punti di vendita in tutte le regioni, i mercati degli agricoltori di Campagna Amica in Italia dove fare la spesa direttamente dal campo alla tavola. E’ quanto afferma la Coldiretti, in occasione dell’iniziativa “Il Natale sulle tavole degli italiani” al mercato di campagna Amica in via San Teodoro 74 a Roma nell’ultimo weekend di shopping prima delle feste, nel sottolineare che si tratta di una opportunità per garantirsi il miglior rapporto prezzo nella preparazione dei pranzi e dei cenoni di Natale.

“I numeri del 2010 indicano – sottolinea la Coldiretti – una crescita delle portate Made in Italy con l’abbandono delle mode esterofile del passato pagate a caro prezzo: meno caviale, ostriche, salmone o ciliegie fuori stagione e piu’ bollito, cappelletti in brodo, pizze rustiche e agrumi nostrani per recuperare le tradizioni del passato. Peraltro il consumo durante le feste di fine anno di prodotti fuori stagione provenienti di migliaia di chilometri di distanza è – sottolinea la Coldiretti – una tendenza in forte ascesa che concorre a far saltare il budget dei cenoni con prezzi superiori ben oltre le dieci volte quelli di mele, pere, kiwi, uva, arance e clementine Made in Italy e appare del tutto ingiustificata perché si tratta spesso di prodotti poco gustosi e saporiti, essendo stati raccolti ad un grado di maturazione incompleto per poter resistere a viaggi di migliaia di chilometri percorsi su mezzi inquinanti che liberano nell’aria gas ad effetto serra”.

“Le albicocche dall’Australia vendute a 28 euro al chilo, le ciliegie e le pesche dal Cile vendute a 35 euro al chilo salgono – sostiene la Coldiretti – nell’ordine sul podio della top ten dei cibi che sulle tavole nazionali delle feste, sprecano energia e inquinano il Natale e contribuiscono all’emissione di gas ad effetto serra a causa dei lunghi trasporti che subiscono per arrivare in Italia. Un chilo di albicocche australiane – sottolinea la Coldiretti – viaggiano per oltre sedicimila km, bruciano 9,4 chili di petrolio e liberano 29,3 chili di anidride carbonica, un chilo di ciliegie dal Cile per giungere sulle tavole italiane deve percorrere quasi 12mila chilometri con un consumo di 6,9 chili di petrolio e l’emissione di 21,6 chili di anidride carbonica”

“Nei mercati degli agricoltori di Campagna Amica presenti nelle piccole e grandi città – precisa la Coldiretti – è invece possibile trovare direttamente senza intermediazioni esclusivamente prodotti locali a prezzi calmierati comprese le specialità tradizionali del territorio che si riscoprono proprio in occasione delle festività. Insieme ai mercati ci sono a 63.600 frantoi, cantine, malghe e cascine dove è possibile comperare direttamente nelle aziende agricole prodotti alimentari da regalare a se stessi ed agli altri durante le feste (www.campagnamica.it). Nel nostro Paese si trova un terzo delle imprese biologiche europee e un quarto della superficie bio dell’Unione superando il milione di ettari”.

“L’agroalimentare Made in Italy – continua la Coldiretti – puo’ contare su 214 prodotti a denominazione o indicazione di origine protetta riconosciuti dall’Unione Europea senza contare le 4.511 specialità tradizionali censite dalle regioni, mentre sono 501 i vini a denominazione di origine controllata (Doc), controllata e garantita (Docg) e a indicazione geografica tipica (330 vini Doc, 52 Docg e 119 Igt)”.

“Il panone di Natale in Emilia Romagna, u piccilatiedd in Basilicata, il panpepato in Umbria, la Pizza di Franz nel Molise, lu rintrocilio in Abruzzo, la Pabassinas con “sa sapa” in Sardegna, la Carbonata con Polenta in Valle D’Aosta, il pangiallo nel Lazio, le carteddate in Puglia, i Canederli in Trentino, la Brovada e muset con polenta in Friuli, i quazunìelli in Calabria, il pandolce in Liguria, la Pizza de Nata’ nelle Marche, i mustazzoli in Sicilia, il brodo di cappone in tazza in Toscana e l’insalata di rinforzo in Campania, sono – conclude la Coldiretti – solo alcuni nomi delle centinaia di specialità gastronomiche regionali che gli italiani riscoprono il giorno di Natale e che sono testimoni di profondi valori culturali, alimentari e religiosi”.

Questi i prodotti liguri che si possono trovare nella Campagna Amica della Coldiretti: Maccheroni in brodo, ravioli alla genovese (ripieno di vitello, animelle, uova, erbe, pangrattato e parmigiano), stecchi fritti (spiedini di rigaglie di pollo con funghi freschi, besciamella e parmigiano), cappone lesso e – sostiene la Coldiretti – cappon magro (piatto fatto esclusivamente di verdure o di pesce), salcicce e spinaci, Faraona al forno con carciofi e come dolce il pandolce (impasto di farina, uvetta, zucca candita a pezzetti essenza di fiori d’arancio i pinoli pistacchi semi di finocchio latte e marsala), canditi, torrone, uva, fichi secchi e noci innaffiati da un buon Rossese di Dolceaqua.

Commenti

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  1. hi-tech
    Scritto da hi-tech

    @RESIST: già… è un bell’esempio di democrazia e un opportunità unica che offre spazio alla voce della gente. …Magari si potesse commentare anche qualche programma televisivo in questo modo …che so… magari di rete 4 o RAI1!:-) L’espressione della bilateralità che manca nei fenomeni mediatici tradizionali.
    Ciao. A presto.

  2. Scritto da Resist

    @hi-tech,
    Ricambio gli AUGURI di BUON NATALE…. e li estendo a tutti…anche per l’anno 2011.
    Il dialogo che si può fare oggi all’interno di questo “villaggio madiatico”è veramente una grande opportunità,in fondo è semplicemente….DEMOCRAZIA.
    GRAZIE IVG!!!!!

  3. hi-tech
    Scritto da hi-tech

    ..vedi Resist: ler analisi un tempo si facevano ora, in ingresso non piu’. Infatti quando si controllava ed esisteva la dogana la rumenta di spagna &C e sud america un po’ veniva fermata.Ora tutto free! Solo noi quando esportiamo ci controllano persino …il O …..! Ottima la tua idea di accollare ora a chi commercializza le costose analisi. Ma fatte da enti super partes perchè l’auto-controllo che paventano è tutta una finta!!! Inizieremmo bene solo non comprando piu’ una beata fava e facendo crollare le vendite… ma per farlo occorre responsabilizzare la gente (che per loro sono definiti con l’odiosissimo termine di “consumatori”). Responsabilizzare pero’, vuole anche dire DENUNCIARE e INFORMARE su tutti i trattamenti che i prodotti subiscono per nondeteriorarsi in viaggi così lunghi e per otgtenere prodotti che sono cosi’ belli.Belli e velenosi….:-) Tale opera di informazione condurrebbe , evidentemente a suscitar ele ire di chi con questa rumenta si arricchisce. Come fai ad andare a raccontare alla massaia che le fragole spagna sono piene di fitofarmaci antimuffa & C. senza far incazzare chi la vende? Come puoi responsabilizzarla sul fatto che non esiste nessun lavaggio del prodotto che possa rimuovere i residui? Anche se non sono di destra sul piano alimentare l’unica via di fuga è L’AUTARCHIA SPINTA!!!!!
    Buon Natale Resist: è STATO UN PIACERE CONDURRE CON TE (E ALTRI ) UN ANNO DI SIMPATICI E BATTAGLIERI CONFRONTI SUL BLOG DI IVG!!!!!!

  4. Scritto da Resist

    Nell’impossibilità di fotografare e trasmettere alle Guardie di Finanza i nomi dei soggetti che comprano albicocche dell’Australia a 28 euro e pesche del Cile a 35 euro al Kg….metterei l’obbligo di costosissime analisi di controllo su tutti questi prodotti in modo che il loro costo debba salire a 200 euro al Kg…..voglio proprio vedere chi va a comperarle!!!

  5. hi-tech
    Scritto da hi-tech

    Sono molto contento che la gente inizi a rendersi conto della rumenta che importiamo e agisca di conseguenza: sia spagna che cile, piuttosto che olanda o altri paesi “civilizzati” la stgoria è sempre la stessa: ingrassiamo i rosei trafficoni della filiera infinita i quali importano rumenta e ce la vorrebbero pure far mangiare. ….Ma la gente sa che contromisure prendere e alla filiera con i suoi tristi protagonisti (dai pasticcioni che adulterano all’origine ai bottegai che vendono al dettaglio, passando per i nuovi “imprenditori” che lucrano) sostiuisce i nostri contadini. Che soddisfazione! Un ultimo sforzo: far capire alla massaia borghesotta che mangiare fragole a Natale e ciliegie a Pasqua oltre a incidere negativamente sull’economia del settore primario non fà certo il bene dei suoi familiari mettendo in tavola la frutta e vedura FINTA, privata delle caratteristiche nutrizionali richieste e spesso IMBOTTITA DI FITOFARMACI.