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Lettere al direttore

Tirreno Power, le critiche di “Uniti per la Salute” ai politici

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“‘La combustione del carbone rispetto agli altri combustibili è in realtà un minor costo per l’azienda che ne usufruisce, ma comporta elevati costi sociali, economici e sanitari per la comunità’: questo frase lapidaria appare nel Verbale della seduta 18 del 31 luglio 2007 del Consiglio Comunale di Savona approvato all’unanimità”.

“Ieri abbiamo letto le dichiarazioni del segretario PD di Tullio: questi si arroga il diritto di proporre 2 nuovi gruppi da 460 MW. Ancora a carbone. E i cittadini? E i Comuni del territorio? Ci piacerebbe poi sapere perché proprio da 460? Ha avuto dei suggerimenti da qualcuno? In ogni caso 2 gruppi da 460 fanno 920 MW, 260 MW in più rispetti agli attuali. L’impressione è che, dopo aver detto dei timidi no all’ampliamento, questo, accompagnato fuori dalla porta, sia stato fatto rientrare dalla finestra: ed ecco il giochetto con l’ampliamento bell’e servito. Certo, qualcuno potrebbe obiettare che da Palazzo Nervi (assessore Marson) arrivano posizioni anche più pesanti, ma quelle crediamo si commentino da sole. No non ci siamo proprio. E quegli ‘elevati costi sociali, economici e sanitari per la comunità’, già dimenticati?”.

“Dopo 40 anni di soggezione ad una grande centrale termoelettrica ci aspettavamo dai nostri politici una capacità di programmazione del territorio consona agli anni 2000. Ed invece l’ultima proposta ci riporta in pieno Ottocento, ancora al carbone! E’ tutta qui la capacità di gestire lo sviluppo di un territorio? Ancora altri 40 annio a carbone? E con impianti di maggior potenza. E pure con la prospettiva – ventilata ancora ieri- di utilizzare la centrale per ‘sfruttare’ i rifiuti, magari di due provincie (quelli di Imperia arrivano già oggi alla discarica di Vado e sono così vicini)”.

“Siamo stufi di giochetti , specialmente quando riguardano la nostra salute: siamo stufi di accontentarci del ‘meno peggio’, siamo stanchi di sentir dire : ‘meglio che tenerci gli impianti vecchi così come sono’. Eh no, proviamo a fare della Politica (con la P maiuscola): intanto, prima di avanzare proposte ci si informi e si pretenda da subito il rispetto delle leggi: prima anche solo di parlare di progetti (anche se presentati come migliorativi) chiediamo che questi maggiorenti politici facciano il loro dovere, diano ai cittadini quelle garanzie richieste invano da tempo sulla situazione attuale del territorio Savonese. E quindi li sfidiamo tutti: se avessero il coraggio civile di accettare la sfida prima di altri pronunciamenti potrebbero cominciare con lo spiegarci alcuni punti fondamentali. Potrebbero spiegarci come mai sul territorio su cui impatta la centrale non risulta una completa ed esaustiva indagine epidemiologica correlata all’inquinamento (viste anche le recenti dichiarazioni dell’IST). Potrebbero spiegarci perché accettino di fare opzioni e i ragionamenti riguardanti la centrale quando sanno che si basano solo su dati di emissioni trasmessi dalla centrale stessa e non controllati da ente pubblico. Potrebbero spiegarci perché accettano che sui 944 miliardi di litri di acqua scaricati nel nostro mare annualmente (dati della centrale anno 2008) non siano fatti controlli pubblici. Potrebbero spiegarci perché ad oggi non risulta conferma da fonte ufficiale (Regione) della ottemperanza alle prescrizioni per il gruppo a turbogas (sono trascorsi ben tre anni della sua entrata in funzione). Potrebbero spiegarci perché la Regione Veneto (ad esempio) misura già dal 2005 con molte postazioni fisse i metalli (arsenico, cadmio, nichel e il benzo(a)pirene) – misurazione obbligatoria dal settembre 2007- mentre la Regione Liguria ci risponde (maggio 2010) che ‘Le attività per una migliore definizione delle zone e per pervenire ad un adeguato piano di monitoraggio sono tutt’ora in corso’. Potrebbero spiegarci perché non vengono affrontati con adeguati piani di controllo i problemi relativi alla radioattività nel carbone (ad es.uranio e torio) evidenziata orami in modo incontrovertibile dalla letteratura scientifica nazionale e internazionale. Temiamo, purtroppo, che questa sfida non verrà raccolta”.

Associazione “Uniti per la Salute”

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