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Tirreno Power, l’ufficio diocesano PSL: “Puntare sulle fonti alternative”

Savona. “L’Ufficio diocesano per i Problemi Sociali ed i Lavoro (PSL) – Salvaguardia del Creato – Giustizia e Pace esprime condivisione piena alle valutazione ed ai giudizi espressi in merito al previsto e temuto ampliamento della centrale di Vado Ligure: perplessità fortemente espresse per altro anche in altre autorevoli sedi (Regioni e Comuni del Comprensorio, Ordine provinciale dei Medici, Istituto Tumori di Genova)”.

“Accanto a tali pareri, accettati nella forma e nella sostanza, si ritiene utile suggerire qualche altro criterio interpretativo, al fine di uscire dalla situazione di stallo, attualmente venutasi a creare.
La necessità ad esempio, di cercare una “terza via” tra l’ immobilismo (che porterebbe ad aggravare ulteriormente la situazione di un impianto sempre più obsoleto) ed il rischioso ampliamento, con i rischi ad esso connessi, nonostante le reiterate rassicurazioni formulate da parte dell’ Azienda”

“Una “Terza via” che potrebbe anche essere costituita da un ampliamento (soluzione comunque da non considerarsi prioritaria), ma alla cui base dovrebbero essere individuate nuove forme energetiche alternative all’ormai superato ed inquinante carbone; carbone, oltretutto, non più di qualità, come nel passato”

“Accanto a ciò, sarebbe opportuno “lavorare” sempre di più per creare una nuova mentalità ed un nuovo stile di vita, improntati alla prudenza (di cui ha parlato ampiamente don Magnano nel suo articolo) ed alla sobrietà: la traduzione concreta di ciò, dovrebbe essere rappresentata dalla sensibilizzazione che l’ Azienda stessa ed altre forze sociali, dovrebbero svolgere per portare i singoli cittadini ad un sempre più oculato utilizzo energetico, con conseguente risparmio dello stesso”.

“Preoccupa, infine, il “ricatto occupazionale”, per il quale formuliamo un severo giudizio, cui sembrano costretti purtroppo a soggiacere i Sindacati: nuove assunzioni con il previsto ampliamento, probabili licenziamenti in caso contrario; questa logica, sembrerebbe dimostrare un atteggiamento padronale unidirezionale, sganciato da confronti e trattative improntate a reciproco ascolto e confronto e soprattutto lontana dal valore del bene comune” conclude l’ufficio Pastorale per i problemi sociali e il lavoro.

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