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Disagi nelle case di Arte, Rè: “Noi interveniamo ma manca il senso del bene pubblico” foto

Savona. “Il problema è il senso del bene pubblico”. Parte da questa riflessione Cesare Rè, amministratore unico di Arte Savona, per raccontare la situazione di grave disagio che si registra nello stabile di via Pietro Giuria 3 di Savona all’interno del quale continuano ad essere compiuti dei veri e propri atti vandalici. L’ultimo dei problemi che ha colpito gli abitanti della palazzina è un guasto all’ascensore che crea non pochi disagi agli inquilini dei piani alti, in particolare ad un’anziana di 92 anni che fatica ad uscire di casa. Della questione si è interessato anche il presidente della Regione Claudio Burlando che ieri ha voluto visitare di persona lo stabile.

Secondo l’amministratore unico di Arte però il disagio non dipende solo dallo stato delle palazzine destinate all’edilizia residenziale: “E’ un problema di come vengono trattate le cose, di come vengono rispettate. Noi possiamo anche fare mille interventi ma se poi vengono disattesi o se si perde l’effetto benefico dell’intervento stesso nel giro di un mese o due allora è un problema che fatichiamo a risolvere”

“Per fare un esempio, sempre in questo stabile di via Giuria l’anno scorso abbiamo avuto un incendio nel vano ascensore, poi è toccato al quadro elettrico. Anche la situazione delle cassette della posta e la pulizia della scala è sotto gli occhi di tutti. Sembra una banalità ma è per fare capire cosa sia la gestione ordinaria di questi immobili” aggiunge Rè.

Il numero uno di Arte Savona è tornato poi sulla legge regionale che consente la vendita del 10% del patrimonio immobiliare dell’azienda: “Questa è una cosa importante e vorrei che fosse ben chiaro che la Regione ha previsto un piano di vendite per tutte le Arte della Liguria, compresa Arte Savona, e in accordo con le leggi regionali abbiamo predisposto questo piano. Qualcuno ha parlato di crac finanziari a carico di Arte che non sono assolutamente veritieri. E’ un programma regionale concordato a cui stiamo dando seguito e il ricavato delle vendite andrà su interventi di manutenzione. E’ chiaro che più avremo incassi e più interventi di riqualificazione del patrimonio faremo”.

Commenti

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  1. Scritto da Gipsy

    Come volevasi dimostrare. Non viene mai in mente altro che la repressione, peraltro inattuabile, visto che i singoli responsabili non si colgono quasi mai sul fatto. Quindi, colpevolizzazione colletiva. Risultato? Situazione sempre peggiore e disgusto che aumenta. Perfetto. Solo una domandina: quindi c’è gente che merita di vivere come la dolce tata descrive? E chi lo decide?

  2. Giudice
    Scritto da Giudice

    condivido l’intervento di tata

  3. tata
    Scritto da tata

    certa gente si meriterebbe di vivere nelle favelas in Brasile in mezzo ai loro escrementi e senza servizi igienici e acqua corrente. Solo allora capirebbero l’importanza di quello che anno. In alternativa, sarebbe carino beccarli e metterli ai lavori forzati finché non hanno ripagato il danno causato con gli interessi per i disagi arrecati.
    Nel frattempo qualche telecamera funzionante potrebbe essere efficace.

  4. Scritto da Gipsy

    Sono tante le osservazioni che vorrei poter fare, leggendo le dichiarazioni del”numero uno” di Arte Savona; la prima è che forse potevano essere spese due parole in più per appallarsi al senso civico ed alla collaborazione delle tante persone che vivono in quello stabile, si sentono mortificate dai gesti di uno o pochi vandali ed ora lo sono anche di più, accomunate nel disprezzo espresso dal loro proprietario!
    Che in simili situazioni di agglomerati urbani si sviluppino atteggiamenti asociali e negativi non dovrebbe essere una sorpresa per nessuno, vista la particolarità delle motivazioni che ha spinto molte famiglie a scegliere quella sistemazione. Così come dovrebbe essere evidente che il legame affettivo al proprio spazio abitativo non si ottiene accusando e dichiarando la propria impotenza: se qualcuno danneggia, l’amministrazione efficiente sostituisce e ripara subito. Se qualcuno sporca, si pulisce immediatamente. Se qualcuno rovina, si mette ordine al più presto. E si curano i dintorni, i colori, le piante, la comodità, la vivibilità: si opera perchè gli immobili diventino anche momento di aggregazione e socializzazione dei problemi. Si dialoga con le persone per bene, si chiede la collaborazione, si sdrammatizza e si dimostra che è senz’altro possibile prevenire, o comunque sanare i danni. So benissimo che è più facile scrivere che attuare, ma chi scrive in questo caso ha per tutta la vita cercato di “attuare”, spesso riuscendoci. So anche che le cose non cambiano in fretta e che una strategia basata sulla risposta immediata ai bisogni può richiedere tempi lunghi: ma abbiamo a che fare con “persone”, con famiglie che, dai luoghi in cui vivono, traggono anche stimoli educativi per formarsi una coscienza civica. Non basta dare un tetto, se poi si rischia di ferire la loro dignità. Sono certa che il sig. Re sarà d’accordo con me, che probabilmente sta attuando tutto ciò di cui parlo, anzi di più e meglio; ma l’intervista di IVG mi è sembrata piuttosto limitante e vorrete scusarmi se mi sono permessa di aggiungere qualche riflessione in più. Grazie per lo spazio offerto.