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Tomaso, buone notizie dall’India: “scricchiola” la versione del gestore dell’hotel

India. E’ caduto nuovamente in contraddizione uno dei principali teste dell’accusa nell’ambito del processo indiano che vede sul banco degli imputati, con l’accusa di omicidio, l’albenganese Tomaso Bruno e la torinese Elisabetta Boncompagni.

Si tratta del gestore dell’albergo dove i due alloggiavano insieme all’amico Francesco Montis, morto il 4 febbraio scorso in circostanze che, secondo l’accusa, sarebbero tutte da chiarire. I pm indiani parlano infatti del tragico epilogo di uno strano triangolo amoroso, mentre la difesa è convinta che si tratti di morte naturale (Montis, anche da quanto riferito dai suoi stessi genitori, soffriva di gravi crisi respiratorie).

Pare che il teste, già sentito nelle udienze precedenti, sia caduto in contraddizione più e più volte, dicendo, tra le altre cose, di essere sempre stato presente nel suo hotel mentre i fatti racconterebbero una realtà diversa.

“I nostri avvocati ci hanno riferito che l’udienza è andata molto bene e che proseguirà anche domani – dice Luigi Euro Bruno che, insieme alla moglie è in queste ore a Nuova Delhi in attesa di raggiungere domani Varanasi dove si tiene il processo -. Siamo riusciti a dimostrare che questo teste è assolutamente inattendibile ed è una buona notizia. Domani ne sapremo di più”.

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