Tomaso Bruno: no a libertà su cauzione, ricorso a Corte suprema
India.Tomaso Bruno e Elisabetta Boncompagni, i due giovani italiani rinchiusi ormai da quasi sei mesi nel carcere indiano di Varanasi accusati dell’omicidio del loro compagno di viaggio Francesco Montis, hanno presentato ricorso alla Corte Suprema contro la sentenza che ha negato la libertà su cauzione.
I difensori contestano la legittimità della sentenza emessa dall’Alta Corte. Intanto mercoledì in India riprenderà il processo. I giudici indiani acquisiranno le deposizioni di altri testimoni. E mentre in India si combattono le battaglie legali, anche ad Albenga la vicenda di Tomaso continua a tenere banco.
Gli amici di Tomaso ed Elisabetta, che già avevano organizzato un concerto a fine giugno per testimoniare la solidarietà e la vicinanza con i due giovani e per raccogliere fondi per la battaglia legale, parteciperanno al Palio dei Rioni che si svolgerà nel centro storico della cittadina del ponente ligure da venerdì 30 luglio a domenica 1 agosto sempre allo scopo di raccogliere fondi per i due ragazzi in carcere dal febbraio scorso.
7 commenti a “Tomaso Bruno: no a libertà su cauzione, ricorso a Corte suprema”
Colpevoli ? Rimangono dove sono a spaccare pietre, qui le pietre le spaccano solo gli albanesi che fanno i muretti a secco ormai.
P.S. Per la redazione: avete messo una pubblicità qui sulla destra che mi distrae troppo ;)
Io credo che sarebbe giusto che, considerando il fatto che sia la vittima che gli imputati sono italiani, dovrebbero venire processati in Italia. Personalmente non mi fideri per nulla della giustizia indiana…..
beh di più di quella indiana sicuramente, almeno posso comunicare in italiano senza bisogno di interpreti vari….
Caro/cara tata, purtroppo (in senso traslato) il delitto è stato consumato in un’atra nazione, la stessa in cui sono state raccolte prove, testimonianze e/o indizi contro o a favore, sarebbe come se la cara Amanda fosse stata processata in USA ed il caro Sollecito in Italia, parlando del delitto Kercher….forse è più adeguatoche un processo si svolga nella nazione in cui è stato commesso un delitto, fatte salve alcune eccezioni in casi particolari…
Comunque ad una seconda analisi forse che forse…..si, non abbiamo poi così tante pietre da spaccare in Italia, però dovremmo essere completamente sicuri che un processo all’estero potesse svolgersi in modo il più corretto possibile, sono dell’idea che al contario di quanto previsto dall’utilitarismo giuridico sia molto peggio condannare un’innocente che lasciare libero un colpevole…..e chiunque è convinto del contrario è gentilmente invitato a pensare se gli capitasse in prima persona di venire processato, condannato e di scontare la pena comminata per un qualcosa di non commesso.
Eh ma lo so Ypsilon che il processo deve svolgersi dove è stato commesso il reato, però sinceramente, anche se non conosco nessuno dei due imputati del caso, non vorrei essere nei loro panni. In carcere, in India dove le condizioni igieniche secondo me lasciano a desiderare, e in mezzo a gente che parla una lingua veramente incomprensibile. In più da cosa riportano le cronache si attaccano ad ogni ricorrenza per rinviare le date del processo…. boh! spero che giustizia venga fatta al più presto!!!!




In casi del genere un Paese civile dovrebbe inviare un magistrato esperto in diritto internazionale (accompagnato da un interprete possibilmente di madrelingua dello stivale) a seguire il processo ed accertarsi che il medesimo venisse svolto in modo assolutamente corretto ma sul posto, non mi risulta tuttavia che esista una Nazione (si, con la ENNE maiuscola..) che attui una simile politica…
Colpevoli ? Ce li riportiamo a casa, ci sono tante pietre da spaccare.
Innocenti ? Ce li riportiamo a casa e INTANTO si cerca di capire chi è stato veramente.
Già, sogno un mondo fatto bene….sogno…