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La storia degli amaretti di Sassello

Scritto da Redazione il 6 luglio 2010 @ 12:39 In Golosastro,Speciali | No Comments

Carissimi Golosastri della prima ora..e benvenuti ai tanti turisti che leggono IVG per scoprire la nostra terra, eventi compresi. Per voi un po’ di dolcezza, tutti conoscono gli amaretti di Sassello, ma magari pochi sanno la loro storia e la particolare origine.

Durante l’Ottocento, nell’entroterra a cavallo tra Liguria e Piemonte, era abitudine dei contadini piantare alberi di mandorlo sotto casa; questo sia per potersi godere, in primavera, la fioritura, sia per raccogliere, in autunno, i frutti. Tuttavia ben presto si pose un problema: queste piante producevano quantità di mandorle talmente notevoli da superare di gran lunga il fabbisogno famigliare annuale. Per questo motivo si pensò di sperimentare il prodotto in pasticceria: Sassello fu il primo paese a trovare una soluzione adeguata, dando vita all’amaretto.

Il primo tentativo di commercializzare il prodotto risale al 1850 per opera dei coniugi Rossi, proprietari di un piccolo ristorante. All’epoca tutto il lavoro era manuale e, in un primo tempo, gli amaretti venivano conservati in grandi barattoli di vetro, per poterne mantenere l’aroma e la morbidezza; soltanto in un secondo tempo si pensò di incartarli uno per uno. Questa soluzione favorì e semplificò la commercializzazione del prodotto sassellese non solo all’interno del paese, ma anche in altre località. Il figlio dei coniugi Rossi, Pietro, diede in seguito un forte impulso sia alla produzione sia alla vendita di questo particolare dolcetto ligure, anche grazie alla registrazione del marchio “Virginia” (nome che deriva non da una persona fisica, bensì dalla marca di un sigaro peruviano). Gli amaretti “Virginia” ebbero subito successo e furono premiati durante importanti esposizioni internazionali come le Colombiadi del 1892 e l’esposizione di Parigi del 1911. Rimaniamo sul dolce..spostandoci un po’…

Il biscotto di Lerici: l’azione di biscottare, ovvero cuocere due volte il prodotto, si fa ricondurre alla Francia del XVII Secolo, ma l’arricchire l’impasto di gusti e semi vari ha origine remotissima.
Nel Vocabolario Genovese-Italiano di Giovanni Casaccia del 1851 il Bescheutto è definito il pane cotto due volte per durare più a lungo per i viaggi in mare. Ancora oggi dicendo “Imbarcarsi senza biscotto” in Liguria significa mettersi in un impresa senza i debiti provvedimenti.

Il Biscotto di Lerici, caratterizzato dall’intenso gusto d’anice dato dal finocchietto, è sempre stato così famoso che nel 1931 la Guida Gastronomica d’Italia del Touring Club, a torto snobbando gli altri biscotti liguri, li menzionava come specialità rinomata in tutta la Regione. Questo biscotto nasce come “evoluzione nobile” del pane della galletta del marinaio: prodotti secchi e di lunga scadenza per rifocillare i marinai nelle lunghe traversate. I biscotti di Lerici hanno una leggenda struggente: si narra di una giovane sposa che era solita preparare questi biscotti per il marito imbarcato su una nave che faceva la tratta per le Americhe; appena cotti li metteva in un contenitore di metallo per fare sì che l’inteso profumo preservatosi, ricordasse al suo uomo del suo amore. Purtroppo in uno dei viaggi, l’uomo perì in mare: la donna continuò a sfornare i biscotti lericini per donarli ai giovani marinai a ricordo del suo grande amore. Più prosaicamente, la tradizione di aggiungere l’anice ai biscotti di farebbe risalire alle comunità ebraiche presenti in lunigiana fino dal X Secolo; infatti ancora oggi nella Pasqua ebraica (Pesah) gli Ebrei sono usi produrre biscotti simili.

Ora a voi..quali altri biscotti abbiamo in Liguria? Ecco un’idea per gli amici di We are Liguria…inframmezziamo immagini della nostra terra con qualche succulenta fotografia..e vediamo cosa ne esce fuori..sicuramente tanta acquolina in bocca!


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