Albenga, prostituzione: l’associazione Giovanni XXIII attacca la Guarnieri
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Albenga. “Inorriditi e sconvolti di fronte alle dichiarazioni del sindaco”: così l’Associazione Comunità Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi, risponde da Rimini alla proposta provocatoria lanciata dall’attuale sindaco di Albenga Rosy Guarnieri (Lega Nord), che vorrebbe veder realizzata una via a luci rosse nella sua città e prostitute con la partita Iva.
“Non comprendiamo come un sindaco donna – afferma il responsabile generale dell’Associazione, Giovanni Paolo Ramonda – voglia proporre l’attività di prostituzione come una normale professione. Il sindaco dovrebbe schierarsi dalla parte delle oltre 100.000 donne, di cui tante bambine, che ogni giorno sono schiavizzate per la prostituzione sulle strade, nei locali, nelle case, nei night; in questo modo invece favorirebbe soltanto gli sfruttatori e il cliente, che è il primo responsabile di questo orrore. La nostra Associazione è impegnata attivamente, da oltre 20 anni, nella liberazione dallo sfruttamento della prostituzione e dalla schiavizzazione della donna, attraverso un percorso di reinserimento sociale che ha salvato più di 7.000 vittime. Chiediamo allora che la signora Guarnieri ritiri pubblicamente tali dichiarazioni, schierandosi invece attivamente dalla parte della donna ed impegnandosi in prima persona nella liberazione delle vittime di questo orribile massacro quotidiano”.
“La speranza è che arrivi con forza anche nei palazzi della politica, in particolare al ministro Mara Carfagna, qualche risposta ad un problema perché porti avanti con decisione il disegno di legge n.1079, da oltre un anno e mezzo dimenticato nelle commissioni giustizia e affari costituzionali del Senato”.
8 commenti a “Albenga, prostituzione: l’associazione Giovanni XXIII attacca la Guarnieri”
Al di là della mia posizione, sarebbe interessante conoscere l’opinione di un rappresentante della giunta albenganese, noto come ultracattolico ed assessore ai servizi sociali.
Condomini a luci rosse iun tema scottante che comunque si rimanda e non si affronta.
La recente assoluzione a Genova della giovane prostituta rumena, non espulsa dal territorio italiano in quanto esercitante una “professione “ non in contrasto con l’ordine pubblico ecc.. , oltre all’ultima proposta del Ministro Giuliano Amato che vorrebbe istituire i cosidetti tavoli comunali per la concertazione , mi stimolano a riproporre una possibile soluzione alla questione delle “ Case a Luci Rosse” o meglio dei “Condomini a Luci Rosse”.
Come già previsto a seguito della Bossi-Fini , l’Associazione che rappresento diede indicazioni di fare inserire nei regolamenti condominiali , principalmente in quelli cosidetti – contrattuali o convenzionali- la clausola che vieta di adibire gli appartamenti e, in genere i locali abitabili, a casa di appuntamenti ad uso prostituzione, oltre al divieto di reclamizzare tale “attività” con il posizionamento di targhe , insegne ecc… nei portoni e sulle facciate. Questo in primo luogo per una difesa dei valori immobiliari da una possibile deriva di cattivi usi degli appartamenti .
Ciononostante, l’attività all’interno dei condomini, specialmente quelli in zone di forte passaggio per le Città e più defilate e periferiche in quelle dei paesi, continua. Anche se, tra accertamenti di polizia , denunce e verbali , l’ azione di deterrenza si coglie, ma il fenomeno, in quanto strutturale e fisiologico, rimane.
Da un punto di vista condominiale, l’esercizio di tale attività , nelle parti comuni di un caseggiato, non è da considerarsi molto diversa da quella comportata da un ambulatorio medico, da uno studio legale , da un ufficio di cartomante , da qualsiasi pensione o albergo che insista nel condominio, probabilmente ancor meno fastidiosa di certi coabitazioni, speculativamente volute e formate da innumerevoli soggetti .
Il via-vai è allora presente comunque. In sostanza, la tipologia del fruitore non è dissimile da altri soggetti . Allora sarebbe molto meglio gestirlo e non subirlo.
L’ostacolo più rilevante è quello legato al perbenismo che affiora in noi ogni qualvolta è possibile. Il tentativo di provare a distinguerci come persone moralmente ineccepibili , non sempre riuscito, per fortuna. Ma è anche superabile, alla stessa stregua di quando molto meno moralisti, non si registrano i contratti , non si versano le imposte, non si paga il condominio , si prestano soldi ad usura ecc..ecc… , in pratica quando ne abbiamo un tornaconto o pensiamo di averlo.
Il modo potrebbe allora essere quello di lavorare su alcune condizioni “moralmente accettabili”. Tra queste alcune su cui cominciare a ragionare:
1) Comunicazione all’ autorità di P.S. del Comune della locazione ad usi diversi con indicazione della durata presunta e con dati anagrafici del/la professionista. (D.L. 21 marzo 1978 n°59 convertito con modificazioni, dalla L.18 maggio 1978 n°191)
2) Copia della comunicazione anche all’ Amministrazione condominiale la quale provvede al contestuale recupero degli oneri “ Condominio aperto ” pari al 10% del canone di locazione con il minimo di euro 250 mensili, che il Locatore/Proprietario verserà nelle casse condominiali e che andranno in scomputo delle spese generali o versate in un apposito fondo cassa “ Fondo speciale Condominio ” da impiegare per manutenzione straordinaria e riordino del patrimonio del condominio.
3) Versamento (pena l’invalidità del contratto stesso) di una tassa Comunale per Servizi di Segreteria “una sorta di tassa sulla “morale “ pari (almeno alla percentuale) ICI delle seconde case. Ne consegue che gli immobili adibiti alla casistica qui trattata , dovranno presentare alcuni requisiti minimi , in termini di compatibilità igienico –sanitaria che potranno/dovranno essere definiti dal Comune.
4) E’ chiaro che il punto 3 potrebbe altresì prevedere di istituire un apposito registro su cui annotare gli immobili da destinare a tale attività. riconoscendo o meno l’utilità di crediti d ‘imposta sulla base dell’esigenza territoriale. Del tipo ( se io concorro a togliere dalle strade , Tu Comune mi vieni incontro senza tassarmi o agevolandomi per un certo periodo).
La normativa su cui si potrebbe intervenire , prendendone ampi spunti , potrebbe essere quella legata alla ” Disciplina degli affittacamere”.
L’attività di affittacamere, pur differenziandosi da quella alberghiera per le sue modeste dimensioni, ne presenta analoga natura, in quanto richiede non solo la cessione del godimento di locale ammobiliato e provvisto delle necessarie somministrazioni ( luce,acqua, ecc…) ma anche la prestazione di servizi personali , quali il riassetto del locale stesso e la fornitura della biancheria da letto e da bagno( con caratteristiche professionali e finalità speculative), pur a prescindere dal conseguimento o meno della prescritta licenza amministrativa.
Penso che questa annosa questione che comunque dovrà trovare una soluzione , in quanto continuare a far finta di niente è si possibile ma basta scorrere gli annunci che troviamo vicini di casa i più inaspettati.
Tra l’altro , l’argomento è risultato essere ne di destra ne di sinistra in quanto le statitiche non hanno mai definito se il cliente o la cliente è di destra o di sinistra. Quindi non scandalizziamoci ad orologeria ma affrontiamo il problema , facendo sedere al tavolo anche quanti con idee diverse possano portare il loro contributo.
ivano rozzi , qui presidente regionale associazione amministratori condominiali ANACI Ivano Rozzi
spero non sia soltanto una associazione cattolica a rendesi conto che certe prese di posizione offendono la dignita’ della donna….enunciate poi da un Sindaco donna.
Piu’ che l’IVA ….. (visto che di valore aggiunto …. non ne vedo e sarebbe poi difficile la gestione del recupero IVA ……) sarebbe opportuno un ritorno all’IGE (imposta generale sull’entrata …. forse con una percentuale meno alta ma pagabile con semplici bolli applicati alla fattura).
Non e’ il caso di scandalizzarsi troppo ….. pur essendo fondamentalmente daccordo con chi si scandalizza ritengo che …… la presenza di “vittime” e’ indubbia ma la responsabilita’ cade principalmente sulla mancata regolamentazione di un fenomeno imponente e volutamente ignorato.
Mi pare che altre nazioni europee abbiano una regolamentazione che puo’ essere presa cosi’ com’e’ …. (come del resto si e’ fatto con la fesseria delle luci accese sotto il sole ….. regola fotocopiata e semplicemente tradotta dai paesi nordici dove il sole fa’ capolino di tanto in tanto).
Io sono donna e credo che se c’è questo fenomeno, è perchè c’è pieno di ometti che ci vanno. E’ il mestiere più antico del mondo, e ci sarà sempre. Inutile negare l’evidenza e mettersi a fare i bigotti. L’unico vantaggio dall’apertura di case regolamentate, è un controllo sanitario, nessuna violenza, nessuno sfruttamento, non ci sarebbero minori e ci sarebbe il pagamento delle tasse.
Non ci trovo proprio nulla da scandalizzarsi. Poi il commento della chiesa ora, in questo periodo, coi casini sulla pedofilia…..ma fate il favore di stare zitti!!!
ALT!!! Giù le mani dalla Chiesa. Se al nostro interno abbiamo dei panni da lavare lo facciamo da soli.
Non abbiamo bisogno di censori esterni. Il mondo civile ha già abbastanza da pensare per sè…
Vogliamo andare a guardare le statistiche sui dati di episodi di pedofilia a casa d’altri?… Non conviene a nessuno.
Riguardo alle meretrici che dire….? Non si puo’ che essere dalla parte delle donne, soprattutto di quelle sfruttate. Se poi una parte di esse con autodeterminazione decide di scegliere la via del peccato nonstante la comunità faccia tutto il possobile per toglierla dai guai il problema resta delle peccatrici.
Pur essendo una guardia della Chiesa debbo riconoscere che il fenomeno del meretricio non dichiarato rappresenta una altrettanto grave problema. Non necessariamente la prestazione sessuale avviene perfezionandosi con un contratto verbale in cui il controvalore in pecunia viene reso immediatamente prima o dopo il soddisfacimento corporeo. Vi sono casi in cui la femmina preferisce ottenere altri tipi di vantaggi o prebende o ricompense alternative alla vile moneta. Anche questi sono casi di meretricio in cui il sesso maschile cade miseramente…
L’idea di adibile una borgata o una strada alla disdicevole pratica dell’antica professione femminile, le cui origini, insieme a quella della politica, ricordo, si perdono nella notte dei temopi, la trovo bislacca pur se, effettivamente risolutiva. Non saranno certo le sanzioni o le azioni repressive a poter debellare il vivace testosterone maschile. Non mi sorprende la decisione della femmina sindaca, alleata notoriamente con il “partito dell’amore” . In questo caso, la connivenza dei signori azzurri mi pare piuttisto ovvia, dell’amore …si ma MERCENARIO! I leghisti non ci stupiscono per l’iniziativa, figlia della cultura che li governa che li indice sempre a soddisfar prima le esigenze di pancia e, in questo caso anche un po’ più in basso!
Pur se medioevale non voglio perdere il contatto coi tempi e, in definitiva, per una volta non posso che approvare l’idea della femmina sindaca! Ottima l’idea per liberare la Strada Aurelia, ma dove le mettiamo queste povere mignotte? …si potrebbe pensare ad una delle frazioni…! O no? Che ne pensi Araldo? (di testa tua, naturalmente… senza chieder ai superiori EH!)
Non credo si giusto parlare di peccatrici!!!!! se una non è fedele è peccatrice perchè pratica la prostituzione??? Poi chi siamo noi per dire che la prostituzione è la strada del peccato??? Perchè lo dice la Chiesa??? sono altre le strade del peccato! gli omicidi, le violenze ed abusi su donne e bambini, le torture sugli animali questi si che sono peccati, al di là della fede o meno!






Scusate ma nob capisco … se la cosa avviene per strada e si paga .. 30 50 100 euri ? e il benficiario della cosa è una terza persona …. è una cosa da reprimere con tanto di leggi. Se la stessa cosa avviene in una villa, in un residence per Vip , si paga 200 500 1000 euri o il pagamento in beni e servizi ….. allora la cosa non solo và bene ma se ne parla, invitandole, anche in TV, citandole come modello…….. Un conto sono le persone sfruttate ( non solo donne e non solo prostitute) un conto sono persone che hanno fatto una libera scelta …. quindi i moralismi generici mi sembrano fuori luogo e astrusi dalla realtà quotidiana