Omicidio Albenga, gli assassini traditi dalle loro ferite
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Albenga. L’omicidio del marocchino quarantaduenne Hassan Oayane, ritrovato senza vita alla foce del Centa, in meno di 24 ore sembra già essere un caso risolto. Molti degli aspetti della vicenda sono infatti stati chiariti dai carabinieri della compagnia albenganese e del reparto operativo provinciale di Savona. A cominciare dagli assassini: lo spagnolo Luis Miguel Garcia, 37 anni, senza fissa dimora, e l’italo-cileno Christian Libero Pederiva, 29 anni, residente a Leca, individuati nel pomeriggio di ieri.
Secondo le prime ricostruzioni i tre si conoscevano e mercoledì sera stavano facendo una bevuta insieme sulle panchine. Intorno alle 22,30 però, complice anche l’alcol, è iniziata una discussione che poi è degenerata. Calci, pugni, bottigliate, fino a che non è spuntato un coltello, forse due (su questo i carabinieri stanno cercando di fare luce), e la lite si è trasformata in omicidio.
Hassan Oayane è rimasto sulla riva del fiume, colpito mortalmente da quattro coltellate (tre all’addome e una alla testa), mentre i suoi amici, a loro volta feriti sono fuggiti. Sono state proprio le ferite a tradire i due assassini. Garcia e Pederiva infatti, nella fuga, hanno lasciato numerose tracce di sangue sull’asfalto. Una scia di macchie rosse che portava fino al parcheggio all’incrocio tra via Vespucci e lungomare Colombo.
Da qui i due, secondo la prima ricostruzione degli investigatori, coordinati dal sostituto procuratore Ubaldo Pelosi, si sono diretti in auto al pronto soccorso di Albenga per farsi medicare. I sanitari hanno medicato un taglio al volto di Pederiva e contusioni in varie parti del corpo di Garcia. Gli assassini, che probabilmente non si sono nemmeno resi conto di ciò che avevano fatto, hanno poi lasciato il nosocomio. Lo spagnolo si è accampato sulla spiaggia, non lontano dal luogo del delitto, mentre l’italo-cileno è rientrato nella sua baracca di Leca.
Poi il ritrovamento del corpo ieri mattina, intorno alle 9, e le indagini che scattano immediate. Determinante per gli investigatori è stato l’arrivo in caserma dei referti del Pronto Soccorso per la rissa di mercoledì sera. I carabinieri hanno capito subito che gli episodi potevano essere collegati e hanno così individuato i due presunti colpevoli dell’omicidio.
Resta ancora da trovare l’arma del delitto, ma a casa di Pederiva sono stati trovati alcuni coltelli tra i quali potrebbe esserci l’arma del delitto, e da capire l’esatto movente. L’ipotesi più accreditata resta quella della lite per futili motivi.
3 commenti a “Omicidio Albenga, gli assassini traditi dalle loro ferite”
Si ringrazia il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri per aver inviato ad Albenga questi militari instancabili e professionalmente ineguagliabili, grazie che almeno voi, tutelate la nostra sicurezza.
Mi unisco ai complimenti alle forze dell’ordine che giornalmente con abnegazione, senso del dovere e professionalità svolgono il loro duro lavoro. Ora il problema è: QUANTO RIMARRANO IN CARCERE I DUE ASSASSINI???? QUALE CAVILLO LI FARA’ USCIRE DALLA GALERA??? E CHE CONDANNA ESEMPLERA GLI VERRA’ EROGATA???Chi vivrà, vedrà…(personalmente sono molto ma molto scettico)…



Come avevo preannunciato……. non avevo dubbi che lo/li avrebbero presi in breve. Ecco qua infatti l’epilogo. Complimenti ancora.