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Articolo n° 84951 del 16/03/2010 - 04:11

Il Golosastro, 10 motivi per dire NO alla patata … amflora

Patata OGM
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Carissimi golosastri,
come tutti voi ben sapete, in questa rubrica si cerca di dissertare di un po’ di tutto, sempre con un occhio di riguardo al nostro territorio e alle nostre eccellenze, ma questa volta voglio girarvi l’articolo di Petrini in risposta al via libera della Commissione Ue alla coltura in Europa della patata transgenica Amflora, per uso industriale (proprio tale scopo forse non ci intimorisce più di tanto!).

Ecco di seguito i 10 NO alla patata Amflora.

1. Contaminazione. Coltivare Ogm in sicurezza, in Italia, è impossibile; le aziende sono di piccole dimensioni e non ci sono barriere naturali sufficienti a proteggere le coltivazioni biologiche e convenzionali. L’agricoltura fa parte di un sistema vivente che comprende la fauna selvatica, il ciclo dell’acqua, il vento e le reazioni dei microrganismi del terreno: una produzione Gm non potrà restare confinata nella superficie del campo in cui viene coltivata.

2. Sovranità’ Alimentare. Come potrebbero gli agricoltori biologici, biodinamici e convenzionali essere sicuri che i loro prodotti non siano contaminati? Una diffusione, anche limitata, delle coltivazioni Ogm in campo aperto, cambierebbe per sempre la qualità e la situazione attuale della nostra agricoltura, annullando la nostra libertà di scegliere quel che mangiamo.

3. Salute. Ci possono essere problemi di salute per animali alimentati a Ogm.

4. Libertà. Le coltivazioni Gm snaturano il ruolo dell’agricoltore che da sempre migliora e seleziona le proprie sementi. Con le sementi Gm, invece, la multinazionale è la titolare del seme: ad essa l’agricoltore deve rivolgersi ad ogni nuova semina (poiché, come tutti gli ibridi, in seconda generazione gli Ogm non danno buoni risultati) ed è proibito tentare miglioramenti se non si pagano costose royalties.

5. Economia e Cultura. I prodotti Gm non hanno legami storici o culturali con un territorio. L’Italia basa buona parte della sua economia agroalimentare sull’identità e sulla varietà dei prodotti locali: introdurre prodotti senza storia indebolirebbe un sistema che ha anche un importante indotto turistico.

6. Biodiversità’. Le colture Gm impoveriscono la biodiversità perché hanno bisogno di grandi superfici e di un sistema monocolturale intensivo. Se si coltiva un solo tipo di mais, si avrà una riduzione anche dei sapori e dei saperi.

7. Ecocompatibilità. Le ricerche su Ogm indicano due “vantaggi”: la resistenza ad un parassita del mais (la piralide) e a un diserbante (il glifosate). Quindi, essi consentirebbero un minore impiego di chimica di sintesi; ma la piralide del mais può essere combattuta seriamente solo con la rotazione colturale, e la resistenza a un diserbante porta ad un uso più disinvolto del medesimo nei campi, dato che non danneggia le piante coltivate ma solo le erbe indesiderate.

8. Precauzione. A circa trent’anni dall’inizio dello studio sugli Ogm, i risultati in ambito agroalimentare riguardano solo tre prodotti (mais, colza e soia). Le piante infatti mal sopportano le modificazioni genetiche e questa scienza è ancora rudimentale e in parte affidata al caso. Vorremmo ci si attenesse ad atteggiamenti di cautela e precauzione, come hanno fatto Germania e Francia, che hanno vietato alcune coltivazioni di Ogm.

9. Progresso. Gli Ogm sono figli di un modo miope e superficiale di intendere il progresso. E’ sempre più chiaro per consumatori, governi e ricercatori, il ruolo dell’agricoltura di piccola scala nella protezione dei territori, nella difesa del paesaggio e nel contrasto al riscaldamento globale. Invece di seguire le sirene dei mercati, la ricerca dovrebbe affiancare l’agricoltura sostenibile e mettersi a disposizione delle sue esigenze.

10. Fame. I relatori ONU dicono che l’agricoltura familiare difende le fasce di popolazione a rischio di malnutrizione. Le multinazionali invece promettono che gli Ogm salveranno il mondo dalla fame: eppure da quando è iniziata la commercializzazione (circa 15 anni fa) il numero degli affamati non ha fatto che crescere, proprio come i fatturati delle aziende che li producono. In paesi come l’Argentina o il Brasile la soia Gm ha spazzato via produzioni come patate, mais, grano e miglio su cui si basa l’alimentazione.

3 commenti a “Il Golosastro, 10 motivi per dire NO alla patata … amflora”
Leofinalese ha detto..
il 16 marzo 2010 alle 09:17

per cortesia mandate queste valutazioni sacrosante a Veronesi e Garattini che hanno sempre (scorrettamente) tanto spazio, nei media ,su questo tema.

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Paolo Pupi ha detto..
il 16 marzo 2010 alle 11:42

Magari prima di diffondere notizie poco (o per nulla) fondate sarebbe il caso informarsi.
Esiste un sacco di documentazione su questi argomenti e ritengo molto superficiale riportare dei pareri personali (Petrini) senza preoccuparsi della fondatezza delle opinioni riportate.
A chiunque possa interessare suggerisco questo blog:
http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/02/12/dieci-risposte-a-carlo-petrini-sugli-ogm/.
dove, oltre ad una confutazione punto per punto delle opinioni postate potrete trovare alcuni riferimenti biblibiografici un po’ più attendibili del sig. Petrini

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Il Golosastro ha detto..
il 22 marzo 2010 alle 11:43

Gent.ssimo Pupi, la ringrazio prima di tutto per il suo intervento che ci offre la possibilità di ragionare su un tema tanto importante quanto gli OGM. Il male peggiore non è il parlarne, ognuno portando avanti i suoi pensieri e i suoi dati, anche scientifici, ma il sottacere la questione. Detto ciò, le giro il rapporto della FAO sulla fame nel mondo, quindi, senza entrare eccessivamente nel merito dei 10 punti (ammetto..non è ho le competenze)..mi faccio e le faccio una domanda: realizziamo gli OGM con il fondamentale fine di arginare la fame nel mondo o no? Ovvero, perchè c’è stata questa esplosione di colture di mais e soia OGM nel mondo? Per fini industriali quali il biodiesel e l’allevamento intensivo di bestiame per i paesi sviluppati o per aiutare le popolazioni più bisognose? Se è la prima la risposta corretta allora dobbiamo costringerci a farci un esame di coscienza tutti noi, se pensiamo che sia la secodna la risposta giusta..allora ci sbagliamo:
A dieci anni dal Vertice Mondiale sull’Alimentazione, la Fao ha ammesso il fallimento del programma destinato a dimezzare il numero di persone che soffrono la fame entro il 2015.

Secondo il Rapporto Annuale sullo Stato di Insicurezza Alimentare, ci sono infatti nel mondo ancora 854 milioni di persone sottoalimentate al punto che nel periodo 2001-2003 “rispetto al 1990-92 il numero di persone denutrite nei paesi in via di sviluppo è calato di solo 3 milioni, un numero entro i margini dell’errore statistico”.
“A dieci anni di distanza, ci confrontiamo con una triste verità, non c’é nessun progresso verso quell’obiettivo”, ha dichiarato Jaques Diouf, direttore generale della Fao aggiungendo che il calo da 823 a 820 milioni di persone localizzati nei Paesi in via di sviluppo “é da attribuire ad un errore statistico”.

I progressi più importanti si sono registrati in America Latina che è passata da un tasso di sottalimentazione del 13% ad uno del 10%, nonostante il caso del Venezuela che ha registrato un aumento del tasso dall’11% al 18%.

E se anche in Cina c’è stato un calo dal 16% al 12%, la situazione secondo la Fao è ancora troppo preoccupante in Africa centrale dove si rileva un aumento della percentuale di sottoalimentazione passata dal 36% al 56%; nello specifico sono peggiorate le condizioni della Repubblica democratica del Congo (dal 31% al 72%), dell’Eritrea (dal 68% al 73%) e del Burundi (dal 48% al 67%).

Per cercare di tenere fede all’impegno preso durante il vertice di dieci anni, avverte la Fao, si dovrebbe ridurre il numero dei sottonutriti di 31 milioni l’anno da oggi fino al 2015 ma allo stato attuale l’aumento della fame nel mondo è in costante crescita, con circa 4 milioni di nuovi denutriti l’anno.

Inoltre, sottolinea il rapporto della Fao, sarebbe necessario incrementare lo svilupo rurale nei Paesi nei quali la situazione è peggiore.

Tra le altre misure per arginare il fenomeno delle denutrizione, la Fao cita: indirizzare i programmi e gli investimenti verso le “zone più critiche” per povertà e sottonutrizione, rafforzare la microproduttività, creare condizioni idonee per gli investimenti privati, permettere al commercio mondiale di proteggere le fasce più deboli della catena e infine incrementare il livello degli Aiuti Pubblici allo Sviluppo (APS) per arrivare a raggiungere lo 0,7% del Pil.
Secondo Diouf, infatti “il mondo di oggi è più ricco di quello di 10 anni fa e le risorse alimentari sono più abbondanti ma manca la volontà politica di mobilitare queste risorse in favore degli affamati”.
Ecco la chiave di tutto, l’ultima frase; allora, io, non voglio essere preso in giro da una mistificazione dolosa, lucrosa e immorale della realtà. Poi stiamo pure a pettinare le bambole sul mais naturale attaccato da malattie cancerogene, ma ahimè, ho timore che stiamo dissertando sulla punta di un iceberg mentre è della base del sistema e delle finalità che dovremmo ragionare.

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