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Rifiuti, Vaccarezza dice No a Berruti (e a Genova)

Provincia. “Il Comune di Savona aderisca al piano provinciale sui rifiuti”. E’ l’invito lanciato dal presidente della Provincia Angelo Vaccarezza al sindaco di Savona Federico Berruti. Il primo cittadino savonese, pochi giorni fa, aveva rilanciato l’ipotesi di una nuova discarica a Cima Montà, al vaglio della giunta comunale savonese, per la quale serve comunque il via libera di Palazzo Nervi.

Vaccarezza risponde ancora picche, seppur in maniera soft. “La politica delle discariche è finita. Bisogna superare l’interramento indiscriminato di rifiuti come soluzione finale al problema” dice Vaccarezza, al lavoro assieme all’assessore Paolo Marson per un nuovo impianto di pre-trattamento dei rifiuti, ipotesi a cui sta pensando la stessa Genova (ed in particolare la società partecipata Amiu) con un impianto a livello regionale: “E’ la nostra stessa proposta, peccato che il progetto di questa Provincia abbia un costo 20 volte inferiore e che potrà essere attivo in tempi molto più rapidi”. Vaccarezza, insomma, chiude la porta alla Regione Liguria e afferma: “E’ meglio risolvere il problema in casa nostra, senza magari rimetterci dei soldi”.

E sull’aumento che compare in molti bilanci comunali della tassa sui rifiuti, Vaccarezza sottolinea: “E’ un problema che varia a secondo dei comuni, ma è chiaro che alla base resta risolvere il problema del contenimento dei costi, trattamento completo e del servizio che vogliamo offrire, le difficoltà ci sono perchè è mancata una programmazione a livello provinciale. Rispetto a sei mesi il problema ha una prospettiva di soluzione. La strada del pre-trattamento è l’unica percorribile e ora anche Genova se ne sta accorgendo”.

Commenti

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  1. lui la plume
    Scritto da lui la plume

    Una “buona” notizia sugli inceneritori:

    da: http://www.beppegrillo.it/2010/02/i_tralicci_di_portoferraio.html

    “Il Consiglio Regionale del Veneto, dopo 4 anni dalla presentazione del progetto, ha decretato la definitiva sospensione dell’iter autorizzativo per la costruzione di due impianti di incenerimento per la distruzione di 250mila tonnellate ciascuno di rifiuti speciali che Unindustra Treviso voleva imporre senza alcuna condivisione col territorio.

    Il voto riconduce la gestione dei rifiuti speciali all’interno della normativa vigente che indica la strada della riduzione, del riuso e del riciclo totale, e solo da ultimo l’incenerimento.

    Questo successo, conseguito grazie alla tenacia e alla responsabilità di comitati spontanei impegnati nella tutela della salute e dell’ambiente, pone le basi per un piano dei rifiuti innovativo e lungimirante”.

  2. lui la plume
    Scritto da lui la plume

    Caro spartacus

    Mi ricordo che alla domanda tendenziosa del pubblico si usava dire: “La ringrazio per la domanda ………” …. a fatica evitero’ il lenzuolo ….

    Esistono tanti sistemi semplici o tecnologicamente avanzati per risolvere il problema …

    ma partono tutti da una forma di rispetto e mancanza di conflitto di interessi.

    Nei lontani anni 50/60 accompagnavo mia nonna restauratrice nella sua Svizzera per “dare una mano” mentre rimetteva a posto gli affreschi di qualche chiesa, gia’ allora “quei montanari”…… avevano risolto … o meglio gestito il sistema della contabilizzazione dei rifiuti, era necessario fare qualcosa per aprire il cassonetto e buttare la propria rumenta.

    Si e’ parlato dei cassonetti anche l’anno scorso e ….. chi e’ sempre aggiornato su tutto ….. ci ha fornito i link ad avveniristici contenitori che riconoscono l’utente prelevano il sacchetto, lo smembrano (licenza poetica), fotografano la rumenta al fine di documentare conferimenti scorretti, poi pesano il tutto e ……. meraviglia delle meraviglie compattano il tutto riducendo all’origine il problema. Questi strumenti oltre che contabilizzare sono in grado di controllare il livello di riempimento al fine di segnalare la necessita’ di svuotamento.

    Non e’ un problema tecnico ma e’ un problema di onesta’.

    Se si applicasse il sistema di contabilizzazione a conferito di fatto l’immondizia calerebbe in breve tempo, in pochi anni si arriverebbe a ridurre la monnezza piuttosto che dividerla.

    Se si applicasse questo sistema di pagamento di fatto le seconde case pagherebbero di meno (ma un quantitativo standard lo si puo’ prevedere per tutti).

    Se si applicasse questo riconoscimento del depositante diventerebbe necessario a tutti essere identificabili (ma si potrebbe trovare la gestione delle eccezioni …. fin che sono eccezioni ….. con dei contenitori ove depositare un indifferenziato ad un euro a sacco in contenitori appositi per i turisti o x chi non vuole farsi identificare …. ).

    Bisogna partire dalla considerazione che nessuno pensa di fregare il vicino, questi furbi ci sono e cercheranno di pasticciare le cose ma …. con il tempo rinsaviscono anche loro se gli altri …. quelli che amano comportarsi bene li ignorano inizialmente e scansano dopo.

  3. LEONIDA
    Scritto da spartacus

    LUI

    e chi mi controlla sui rifiuti generati??????
    un vigile ogni numero civico !!!!!!!!!!!!
    non capisco come possa funzionare

  4. lui la plume
    Scritto da lui la plume

    L’unico sistema per ridurre i rifiuti e’ far pagare in ragione dei rifiuti generati, ma bisogna smetterla di permettere a qualsiasi borgo la liberta’ di scegliere ….. le regole devono essere le stesse ovunque.

  5. Scritto da antonio gianetto

    Ho già detto che rifiuti zero = Riciclare – Recuperare – Ridurre – Riutilizzare
    ZERO RIFIUTI è riferito a quelli da conferire in discarica, non quelli da eliminare alle fonte, In pratica, bisogna recuperare tutto, il problema principale è quello degli imballaggi, che, secondo Paul Connett, dovrebbero essere drasticamente ridotti.
    Da informazioni tratte da wikipedia: L’impianto di Vedelago (che non gestisce la frazione umida e che quindi utilizza solo sistemi meccanici), grazie all’accoppiamento di diversi impianti che lavorano in serie, è in grado di rendere riutilizzabile circa il 99% del rifiuto conferito derivante sia dalla raccolta differenziata residenziale porta a porta (proveniente dai Comuni del circondario) sia rifiuti industriali di commercianti ed artigiani; grazie a questi impianti il centro è in grado di portare all’industria una materia prima-seconda riutilizzabile in ulteriori cicli di produzione. La percentuale di rifiuto non differenziabile (principalmente plastiche), e quindi solitamente non riutilizzabile, viene prima estruso e poi tritato finemente fino ad ottenere un granulato a matrice prevalentemente plastica utilizzato principalmente dall’industria come alleggerito nei manufatti edili (mattoni, pali, ecc…) in sostituzione della sabbia di cava (20-30% del materiale necessario alla creazione del manufatto); questo materiale conferisce caratteristiche migliorative ai manufatti ottenuti che rispondono regolarmente alle norme UNI vigenti. La sabbia sintetica ottenuta viene utilizzata anche per la creazione di sedie, panchine, bancali ed altri manufatti vari.
    Gli stessi creatori del Centro Riciclo Vedelago dichiarano che i costi globali per la costruzione di un impianto di questo tipo si aggirano attorno ai 5 milioni di euro in un arco temporale di circa 3 anni.[3] Impianti gemelli come quello di Vedelago sono in costruzione in Sardegna grazie all’iniziativa di 14 Comuni locali, con a capo il Comune di Tergu, e a Colleferro a seguito di un’iniziativa di imprenditori privati.
    Il problema dell’ umido viene trattato dal Consorzio Intercomunale Priula, qui spiegano cosa fanno con l’ umido: http://www.contarina.it/azienda.php
    Come vedete la provincia di Treviso è molto avanti in questo campo.