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Lettere al direttore

L’Avvenire diocesano sul caso Don Luciano Massaferro

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“In preghiera per i sacerdoti con i deboli, senza timori”. E’ questo il titolo di apertura della pagina diocesana domenicale dell’Avvenire, a cura dell’Ufficio diocesano delle comunicazioni sociali della Diocesi di Albenga-Imperia.

Nell’articolo, che fa riferimento all’adorazione eucaristica “straordinaria” dell’intera comunità del vicariato di Alassio avvenuta lunedì scorso, si legge:”In questi giorni difficili per la Chiesa locale, in molti hanno sentito il bisogno di ritornare all’essenziale, alla preghiera comunitaria, all’abbraccio sacerdotale. La gente, l’opinione pubblica intera si è stretta intorno all’altare del Santissimo, lunedì scorso, a seguito di un evento che ha sconquassato tutti e lasciato molti senza parole e con lacrime amare. In questa triste pagina della storia di fine anno, tre elementi oggettivi restano fissati, ad oggi, nel cuore e nella mente. Prima di tutto l’arresto di un sacerdote (don Luciano Massaferro ndr.), che sembra essere condannato di un reato infamante, prima ancora che le indagini siano terminate e che un rinvio a giudizio e un processo penale siano stati celebrati sul suo conto; ciò nonostante, sulle locandine alle edicole, sui quotidiani nazionali e locali, sui siti internet e social network più diffusi sono scorsi, in questi giorni, titoli strillati a mò di sentenze con rito accelerato, tanto da suscitare seria preoccupazione e immediate prese di posizione. In secondo luogo, siamo stati bombardati da più parti, come un carosello pubblicitario, con la testimonianza di una minore, che sembrerebbe provenire da un contesto familiare noto e difficile, nel quale spesso, a detta di parecchi esperti della psichiatria infantile, ci si potrebbe convincere che sia vera una pura fantasia. In terzo luogo, abbiamo letto di una Procura della Repubblica, che ha predisposto il fascicolo delle indagini senza aver ascoltato ad oggi neppure una volta chi del sacerdote potesse conoscere, giorno dopo giorno, non solo la sua crescita spirituale ma anche le ragioni della sua vocazione. In tutto questo contesto, una sola ci pare la vera notizia, forse antipatica e fastidiosa per qualcuno: un’intera comunità cristiana, fatta non solo di sacerdoti e suore ma anche di laici impegnati e ai margini, è uscita fuori forte e determinata nella solidarietà, pronta e disponibile a discernere sempre il bene dal male e che, fino a prova contraria, stando agli elementi emersi, non solo non può condannare il sacerdote ma pure prega con carità cristiana per lui e per il disagio della minore. Il sacerdote, come evidenziato nel passo della parabola del Buon pastore, svolge un compito, un ruolo di aiuto e sostegno, spesso impopolare secondo la logica moderna, sul quale però occorre pregare perché non ci sia mai nessuna ombra di fraintendimento. Avvicinare chi è nel bisogno non vuol dire invadere la sua privacy, ma significa sostenerne il disagio. Talvolta, però, l’eccesso di zelo può arrivare a suscitare incomprensioni sullo spirito missionario del sacerdote. E allora l’umile preghiera «per i sacerdoti, perchè crescano nella santità e non abbiano mai il timore di andare incontro ai più deboli. Per don Luciano, perchè in questo momento di prova sia sostenuto dalla forza dello spirito consolatore e da Maria, madre dei Sacerdoti; per tutti i bambini e i ragazzi perchè vivano semrpe al servizio della verità»”.

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