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Giorno della Memoria: celebrato Consiglio regionale solenne

Regione. Questa mattina si è tenuta la seduta solenne del Consiglio regionale in occasione del Giorno della Memoria. Oratori ufficiali della cerimonia: il presidente del Consiglio regionale Giacomo Ronzitti, l’ambasciatore della Repubblica federale di Germania Michael Steiner e il presidente emerito delle comunità ebraiche italiane Amos Luzzatto.

Giacomo Ronzitti, presidente dell’Assemblea:
Il presidente del Consiglio Ronzitti, aprendo la seduta ha ammonito: “Ogni celebrazione abbia senso se sollecita in noi riflessioni sul passato, ci interroga sul presente, ci pone domande sul futuro”. Citando il filosofo Galimberti e Amos Luzzatto, uno dei due ospiti della cerimonia, il presidente Ronzitti ha trasferito lo spinoso tema dell’intolleranza dal Novecento all’attualità: “Il ”mito”  o la “bandiera” evocano – ha detto – “un potere mobilitante creativo e distruttivo enorme. Questa, credo, assieme al potere coercitivo, sia stata una leva potente di tutti i regimi totalitari del novecento. Come può esserlo oggi per fomentare aggressivi integralismi, irrazionali fobie, criminalizzazione dei “diversi”, a volte in nome di una fede o di una ideologia, altre volte in nome del pur giusto principio di legalità e del legittimo diritto alla sicurezza”.
Il presidente ha quindi ricordato le vittime e i sopravvissuti delle deportazioni nei lager nazisti, “i testimoni e gli eredi della Shoah che deve essere per noi tutti ammonimento costante affinché mai più nessun essere umano abbia a patire le umiliazioni, le sofferenze e le crudeltà di cui essi custodiscono nell’animo, indelebile, il ricordo”.
Il presidente ha concluso il proprio intervento mettendo in guardia contro “il riemergere di vergognose tesi negazioniste o l’ambiguità di letture storiche in cui la “verità” sbiadisce, rendendo così meno salda la responsabilità dell’oggi  nell’ affermare una intransigente e piena tutela dei diritti umani che hanno le loro radici in quella catastrofe”.
Parole affettuose sono andate a Raimondo Ricci, a cui il presidente ha consegnato il Sigillo d’argento (nella foto): “Fin da ragazzo – ha detto rivolgendosi a Ricci – ho sempre guardato a te come ad un esempio, ad un maestro”.

L’ambasciatore tedesco Michael Steiner ha ammonito “Attenzione alle semplificazioni. Alla semplificazione fin troppo scontata in questo Giorno della Memoria: che basta ricordare e già va tutto meglio”. Steiner ha sottolineato: “Il ricordo deve essere più profondo” e ha spiegato: “La generazione dei tedeschi alla quale appartengo ha lottato tanto con se stessa per accettare la responsabilità storica e trasformarla in un mandato per un avvenire migliore, più pacifico e più umano. Nella lingua tedesca- ha proseguito Steiner – è nato il termine “Erinnerungskultur” – “la cultura della memoria”. Si intende una memoria collettiva che si posiziona moralmente, che riconosce le sofferenze delle vittime, che è di ammonimento per un futuro migliore e che trasforma così il sentimento di vergogna collettiva in un impulso positivo”. Più difficile ricordare per i sopravvissuti, “una tragedia nella tragedia” secondo l’ambasciatore, che ha ribadito: “Solo il ricordo comune può smentire versioni evidentemente false del ricordo. Questo vale in particolare per l’Olocausto. La sua negazione è un atto distruttivo, un atto di violenza psichica. E a ragione è considerato un reato dal Codice penale tedesco”. Steiner ha infine concluso: “Il ricordo non deve essere solo come mera contemplazione del passato. Bensì come premessa della capacità di costruire. Come mandato per il futuro. Questo mi sembra il vero senso del Giorno della Memoria”.
 

Amos Luzzatto ha lanciato un’iniziativa che abbracci i perseguitati di oggi intitolata: “Fuggire dalla paura”.
“Quando tornammo a casa in una Europa distrutta – ha ricordato Amos Luzzatto presidente emerito delle comunità ebraiche – pensavamo che le cose non avrebbero potuto tornare più come prima.Ma commettevamo due errori. Il primo errore consisteva nella certezza consolatoria con la quale si affermava: “mai più!” Si riteneva di aver toccato il fondo. E qui purtroppo sbagliavamo. Il secondo errore consisteva nell’analisi che riduceva tutti i motivi di persistente conflittualità a una contrapposizione ideologica: da un lato le democrazie liberali, dall’altro lato, caduti i regimi dittatoriali di Italia e Germania, i Paesi comunisti, un nemico da isolare prima e da battere poi”. A questo proposito Luzzatto ha ricordato che: “L’episodio della scomunica dei comunisti e dei socialisti loro alleati, non conosce alcun equivalente nel corso della II Guerra mondiale quando forse sarebbe stata urgente”. Luzzatto ha ricordato il dramma degli ebrei superstiti: “E quelli  che dalla Liguria partivano, con navi di fortuna, per tentare di raggiungere la Palestina a volte venivano respinti verso campi che si trovavano a Cipro, ma anche rimandati nella stessa Germania dalla potenza egemone, che, in quella zona, era la Gran Bretagna”. Secondo Luzzatto in quegli anni sono state gettate le basi per il conflitto israelo-palestinese: A proposito del conflitto in Medio Oriente Luzzatto ha ricordato il ruolo della Liguria nel dopoguerra: “La porta di Sion com’era chiamata allora, perché di qui partiva, per crearsi lì un nuovo motivo per credere nella vita” e ha lanciato una proposta: “Riparta dunque da Genova l’appello all’Europa di farsi sede e istituzione degli incontri costruttivi per il comune avvenire pacifico degli israeliani e palestinesi. L’Europa unita e democratica di oggi sia l’atteso catalizzatore, faccia di questo obiettivo uno dei cardini principali della propria iniziativa politica”.
A proposito della Giornata della Memoria, Luzzatto ha messo in guardia anche da “determinati elementi come pregiudizi, le difficoltà a sentire identico a noi lo straniero che parla e veste diversamente, la malintesa compattezza di gruppo che imporrebbe all’ospitato di spogliarsi immediatamente e completamente della propria identità sono quelli che hanno costituito il terreno per lo sviluppo di tanti fiori del male che hanno funestato il nostro passato”. E, Per celebrare la giornata della memoria un invito a trovare nuove idee, come “un “tema dell’anno”. Il primo potrebbe essere “Fuggire dalla paura”. Abbracciando così iraniani e africani, i perseguitati razziali e i violentati dai poteri politici”.

Commenti

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  1. Scritto da Eugenio

    Quando si tratta di dare/ricevere premi, medaglie, coccarde e bandiere son tutti presenti in prima fila. Quando si tratta di risolvere i problemi della gente invece mutismo e disinteresse. Del resto coi loro stipendi d’oro e le loro pensioni d’oro cosa gliene frega…