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“Don Lu”, il cappellano del carcere: “Abbiamo celebrato messa insieme”

Chiavari. In attesa della decisione del Tribunale del Riesame che potrebbe permettergli di tornare a casa Don Luciano resta in cella. Il sacerdote alassino ha potuto celebrare la sua prima messa dal carcere di Chiavari solo lunedì scorso. Il prete, accusato di violenza sessuale su una bimba di 11 anni, ha con sè solo il breviario e il messalino per pregare.

Nel penitenziario, nella disponibilità dei detenuti, non possono infatti entrare alcolici e quindi neppure il vino per le funzioni religiose. Ma la Direzione del carcere ed il Provveditorato hanno dato l’autorizzazione. Il cappellano del carcere, don Francesco Brioni, ha incontrato più volte il sacerdote di Alassio in questi 19 giorni di detenzione.

“I primi giorni sono stati molto difficili – racconta -. Si é trovato a confrontarsi con un mondo sconosciuto. Era molto scosso, molto turbato, molto arrabbiato. Ultimamente, parlandogli, l’ho visto molto più pacato, con una maggiore fiducia nella verità. Don Luciano si sente molto sostenuto e gli ha fatto molto bene tutta la corrispondenza dei parrocchiani, degli amici, dei confratelli e del suo vescovo. Grazie al loro sostegno ha trovato un modo più equilibrato per vivere questa esperienza”.

Il sacerdote alassino legge i quotidiani: “Si tiene informato per quanto possibile, per sapere cosa viene detto all’esterno di lui – prosegue il cappellano -. Sente molto vicini tutti i suoi parrocchiani. Gioisce delle loro preghiere. E’ aggiornato delle attività che si svolgono nelle sue parrocchie. Ha ben presente il sostegno della sua Diocesi. Lo confortano le parole del suo vescovo Oliveri. Tutto questo gli dà molta forza e lunedì mattina celebreremo ancora insieme la Messa”.

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