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Cairo, la centrale a biomasse che fa discutere

Cairo M. Gli assessori Ermanno Goso e Giovanni Logorio insieme ai consiglieri comunali Alberto Poggio e Stefano Ressia del Comune di Cairo Montenotte hanno voluto ribadire la loro posizione a proposito della realizzazione della centrale a biomasse asservito allo stabilimento Ferrania. I membri del consiglio comunale cairese osservano che, allo stato attuale, tutte le prescrizioni, concordate in sede di maggioranza, non sono state rispettate.

“Considerato che da tale impianto non si avrebbero ricadute occupazionali significative e ritenuto che la richiesta di una potenza di 10 MWe circa, oltre ad essere eccedente rispetto le indicazioni del P.E.A.R.L., non è motivata dalle esigenze produttive del sito asservito; riteniamo non sussistano le condizioni per derogare alle indicazioni dello stesso PEARL”.

“Riteniamo che l’incontro tenuto dal gruppo di maggioranza in data 30.12 u.s. con l’amministratore di Ferrania Technologies, Dott. Cortesi, non sia stato utile ad eliminare i contrasti ed anzi ha altresì aumentato le perplessità in ordine ad alcuni passaggi ( come si fa, ad esempio, ad affermare senza timore di stravaganza che con un installazione di tale fatta si potrebbe fornire una parte di calore alla Italiana Coke ?!).
La realizzazione di una centrale termica di quel tipo non potrebbe essere a servizio di una rete di teleriscaldamento cittadino, peraltro non sostenibile per la grande distanza esistente; tale impianto non sarebbe qundi sostitutivo di altre fonti emissive”.

“L’avvio di qualunque impianto di tale natura comporterebbe sicuramente un aumento delle emissioni nocive in atmosfera, specialmente di ossidi di azoto, polveri sottili e diossine in un territorio come quello del comune di Cairo Montenotte già inserito nel Piano di Risanamento della Qualità dell’aria tra i comuni che non soddisfano i livelli di qualità previsti dalla normativa vigente.
L’attivazione di una filiera locale del legno non è scontata e deve essere oggetto di studi ed analisi approfonditi prima della realizzazione dell’impianto”.

“Al fine di sviluppare un sistema locale che contribuisca a creare occupazione, sarebbe più opportuno proporre  centrali di piccola taglia, in modo tale da creare stimolo alle realtà produttive locali senza creare impatti sull’aumento della richiesta di biomassa non ricevibili e sopportabili dalla capacità di crescita dell’economia locale; questo per non trovarsi nella situazione in cui, dopo una fase iniziale, la centrale debba approvvigionarsi con legna proveniente dall’ est Europa, dall’Africa o dal Sud America, o in alternativa cambiare tipo di combustibile e, addirittura, utilizzare rifiuti trattati o CDR”.

“Aggiungiamo inoltre che la centrale in questione non può essere certo considerata il cuore dell’intero rilancio industriale del sito, in quanto comporterebbe l’impiego di pochi addetti. Tutto ciò, a fronte di un forte ritardo nell’avvio di insediamenti realmente produttivi.
Attualmente all’interno dello stabilimento funziona un impianto di produzione di energia elettrica costituito da due generatori da 2,6 MWe ciascuno, che permetterebbero comunque di sostenere già da oggi, dal punto di vista energetico, una parte dei progetti industriali che dovrebbero rilanciare il sito industriale di Ferrania. Perciò tale impianto dovrebbe eventualmente essere di complemento all’intero sviluppo di un piano industriale credibile presentato dalla proprietà, in grado di accogliere le maestranze oggi in cassa integrazione (circa 400 unità ) e non certamente fine a se stesso”.

“Quindi, per queste ragioni, la nostra posizione in tutte le sedi istituzionali opportune sarà contraria a qualsiasi convenzione che non tenga conto delle osservazioni sopra esposte”.

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