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Cairo, centrale a biomasse: stand by dopo l’incontro in Regione

Cairo M. Nulla di fatto nell’incontro che si è svolto in Regione sulla centrale a biomasse prevista nel Comune di Cairo Montenotte. La riunione, a cui hanno preso parte gli assessori regionali Franco Zunino e Renzo Guccinelli, il sindaco di Cairo Fulvio Briano e l’ad di Ferrania Giuseppe Cortesi, è stata aggiornata ai primi giorni di febbraio.

A fronte di una indisponibilità dell’azienda a rivedere la dimensione della centrale (con una potenza di 10 MW), la proprietà di Ferrania si è dichiarata disponibile a fornire risposte certe in merito alle richieste, anche ambientali, provenienti dal Comune di Cairo, ad iniziare dalla partecipazione di una parte pubblica nella compagine societaria. “Un primo passo – commenta il primo cittadino cairese -, tuttavia aspettiamo di vedere nero su bianco le nostre richieste”.

Inoltre, è emersa la necessità di verificare la documentazione inviata da Ferrania che dimostra la necessità di utilizzare tutta l’energia producibile dalla centrale per usi interni al sito produttivo.

Intanto sul fronte sindacale i lavoratori hanno espresso preoccupazione sull’iter relativo all’accordo di programma per il rilancio dell’azienda cairese: “Dopo l’incontro avuto in Provincia con l’assessore Paolo Marson non abbiamo saputo più nulla, a gennaio doveva tenersi il tavolo presso la segreteria tecnica del Ministero ma ad oggi non abbiamo avuto alcuna comunicazione in merito” afferma Fulvio Berruti, segretario provinciale della Filcem-Cgil.

Commenti

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  1. Scritto da cairesedoc

    Oltre il partito del no e quello del sì, ci sono anche i lavoratori con le loro famiglie.
    I cassintegrati a casa o impiegati in lavori socialmente utili presso i comuni.
    Hanno diritto di sapere che fine faranno.
    Poco importa degli equilibri di giunta o degli interessi vari, quello che conta è il lavoro e lo sviluppo di una zona ridotta molto male.

  2. Scritto da Aurelio Bianchi

    E la novità quale sarebbe?
    Con il no si è attribuita la colpa di tutto al Partito del NO.
    I vari protagonisti della vicenda hanno scaricato le loro colpe, e possono serenamente continuare a vivacchiare.