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Regione, pubblicato il volume “Sulle tracce del lupo in Liguria”

[thumb:15447:l]Regione. Per conoscere meglio il lupo, ricomparso nell’entroterra la Regione Liguria ha pubblicato il volume “Sulle tracce del lupo in Liguria”, edito nel catalogo dei beni naturali e presentato dall’assessore all’Ambiente Franco Zunino, con gli autori Massimo Campora, Renato Cottalasso e Giovanni Diviacco. Le numerose ricerche scientifiche hanno dimostrato che il lupo non è così “cattivo” come si riteneva, ma che svolge invece un ruolo molto importante in natura, tale da giustificarne la tutela, a livello sia internazionale (Convenzione di Berna e Direttiva Europea “Habitat”), sia nazionale.

In Liguria, dai primi, parziali accertamenti, sono tre le principali aree di presenza del lupo: l’area imperiese delle Alpi Liguri, le zone montane del Genovesato e nell’alto Spezzino. Considerato che i lupi si muovono in grandi spazi e possono arrivare a percorrere anche centinaia di chilometri nella stessa giornata, per avere risultati di conoscenza apprezzabili è necessario avviare forme di collaborazione estese anche ai territori extraregionali per la condividire le metodologie di lavoro, la valutazione delle esperienze effettuate, lo scambio dei dati raccolti la loro analisi e interpretazione.

Tra l’altro, per la sua posizione geografica che mette in connessione le Alpi con gli Appennini, la Liguria, svolge una importante funzione di “ponte” per le popolazioni di lupo appenniniche e alpine. La presenza del lupo costituisce, infatti, un elemento di eccellenza faunistica ed un marchio di qualità per un territorio, ed è estremamente importante dal punto di vista ecologico in quanto , predatore, e come tale ha un ruolo fondamentale nel controllo e nella regolazione di una parte della componente animale dell’ecosistema. Trovandosi al vertice della catena alimentare, esso svolge un ruolo positivo anche nei confronti delle specie predate, eliminando preferibilmente individui vecchi e malati, contribuendo quindi a mantenere in buona salute le popolazioni delle prede stesse. La sua presenza in un’area può inoltre evitare sovrappopolazioni di alcune specie, come ad esempio i cinghiali ed altri ungulati, che provocano danni ingenti alle colture.

All’inizio degli anni Settanta il lupo in Italia era ormai ridotto a pochi esemplari confinati al Centro e al Sud, ma nell’arco di 30 anni esso è riuscito a ricolonizzare l’arco alpino, dove era scomparso da circa un secolo, risalendo la penisola e utilizzando lo stretto corridoio ecologico del crinale appenninico della Liguria. Nella metà degli anni Ottanta del secolo scorso questa specie è quindi ricomparsa nell’Appennino Ligure, in cui si era estinta da diversi decenni.

Il ritorno del lupo in Liguria ha suscitato, come altrove, opinioni e sentimenti contrastanti. Da un lato la soddisfazione per questa ritrovata ed importante presenza e dall’altro la preoccupazione degli allevatori, che lo vedono come una minaccia per il bestiame, e lo scetticismo ed il timore degli abitanti dell’entroterra.

Se la presenza del lupo ha un impatto pressoché nullo su gran parte delle attività umane, essa può invece costituire un problema per gli allevatori, i quali hanno spesso buone ragioni per vedere nel lupo un pericolo per la loro attività. Le specie domestiche più vulnerabili sono pecore e capre, per la loro taglia ridotta e per il loro comportamento di fuga, che favorisce l’attacco, oltre, ma in minor misura, a giovani bovini ed equini (vitelli e puledri). È comunque opportuno ricordare che i danni, pur potendo risultare rilevanti nei confronti di un singolo allevamento che abbia subito un attacco, sono su scala generale di scarsa entità.

Le amministrazioni pubbliche, i ricercatori, i parchi e le associazioni sono impegnati a gestire la convivenza di questo predatore con gli allevatori; in alcuni casi amministrazioni regionali o provinciali hanno da tempo disposto forme di indennizzo a chi ha subito danni causati da lupi, e talvolta anche da cani, al fine di mitigare le controversie relative alle difficoltà di attribuzione della predazione al lupo piuttosto che al cane.

La Regione Liguria – assessorato all’Ambiente, ha quindi avviato un progetto con lo scopo di studiare tutti gli aspetti legati al ritorno di questo carnivoro ed i conseguenti conflitti con le attività economiche dell’entroterra, al fine di garantire da un lato la tutela di questa specie, e dall’altro lo svolgimento delle attività zootecniche, individuando le più opportune azioni gestionali.

Una delle attività previste dal progetto è quella dell’informazione e della comunicazione. Questo aspetto è di fondamentale importanza, per vari soggetti, dagli amministratori ed i funzionari agli operatori economici, ed in particolare gli allevatori, ma anche agli abitanti delle zone montane e delle città, gli escursionisti e gli appassionati di natura.

Questo libro si propone pertanto di fornire un’informazione oggettiva sulle caratteristiche della specie Canis lupus, sulle fasi della ricolonizzazione del territorio ligure, sulla consistenza e sulla distribuzione attuale e su tutti gli aspetti storici, culturali, sociali ed economici legati alla sua presenza, senza tralasciare di analizzare le azioni e gli interventi possibili per ridurre i conflitti, legati in particolare all’impatto sulla zootecnia.

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