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Polizia di Stato: un calendario per i giovani e la cultura della legalità foto

[thumb:15760:l]Savona. I giovani, il loro disagio, un messaggio di legalità attraverso le immagini dei reparti della Polizia di Stato. Sono i contenuti fondanti del nuovo calendario 2010, presentato questa mattina presso la Questura savonese. E’ stato lo stesso Questore Vittorino Grillo ad illustrare i dettagli dell’iniziativa: “L’idea parte dai ministri Gelmini e Maroni. I giovani sono il nostro futuro e in una società sempre più complessa era necessario lanciare un segnale di attenzione, e far capire alle nuove generazioni le diverse specialità operative della polizia e la sua azione 24 ore su 24 nel territorio”.

Spazio, quindi, ai giovani e ai valori della sicurezza, con l’obiettivo di creare un feeling diretto con le scuole e gli ambienti giovanili. La mission è arrivare ad una vera compartezipazione alla tutela dell’ordine pubblico. “Anche il Progetto Narciso va in questa direzione, la parte repressiva è importante, ma non tanto quanto la prevenzione e la cultura della legalità” aggiunge ancora il Questore Grillo.[image:15760:r]

Sulla stessa linea anche il Capo Ufficio Gabinetto della Questura di Savona Massimo Molinari: “La comunicazione tra i giovani è elemento decisivo, e come Questura vogliamo lanciare l’idea di un palazzo trasparente, aperto ai giovani e a quanti vogliono comprendere le attività della Polizia per la sicurezza dei cittadini”.

Presente alla conferenza stampa Carla Barzaghi, direttore dell’ufficio scolastico provinciale: E’ molto bella questa immagine della Questura come palazzo trasparente, è la testimonianza di come i ragazzi possano vivere e affrontare esperienze di legalità. La stessa linea tracciata dal Ministero dell’Istruzione prevede la realizzazione di progetti sui temi della sicurezza e dell’ordine pubblico: qui a Savona si è trovata davvero un’ottima collaborazione con la Questura. I ragazzi stanno infatti scoprendo canali di professionalità e approfondimento scientifico, con una forte attenzione al tema della sicurezza, che spesso non viene invece affrontato”.

“Le attività di repressione vanno accettate perchè conflittualità e tematiche di carattere sociale vanno ad inrecciarsi e la scuola può diventare luogo di comportamenti devianti. La formazione e la comunicazione sono importanti per una politica di prevenzione e di cultura della legalità e la scuola deve giocare un ruolo sempre più incisivo” conclude la Barzaghi.

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