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Lutto, è morto monsignor Amadei: fu vescovo di Savona

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[thumb:15869:l]Bergamo. Questa mattina, a Bergamo, dopo una settimana di coma farmacologico, si è spento monsignor Roberto Amadei. Era stato vescovo di Savona per un anno e mezzo, dal 1990 al 1991, e, pur nella brevità del suo ministero nella diocesi savonese, aveva saputo lasciare un segno significativo nella vita della chiesa locale.

Ci saranno, perciò, anche diversi savonesi a Bergamo ai suoi funerali che saranno celebrati sabato 2 gennaio a Bergamo, alle ore 10, in Cattedrale, partendo dal Seminario Vescovile. La liturgia funebre sarà presieduta dal cardinale Dionigi Tettamanzi, vescovo di Milano. La salma è stata composta presso la comunità dei preti del Sacro Cuore a Bergamo in via Garibaldi 10, in attesa di essere trasferita presso la chiesa di Cristo sommo ed eterno pastore nel Seminario Diocesano in via Arena 11.

Originario di Verdello (Bergamo), dov’era nato il 13 febbraio 1933, Roberto Amadei venne ordinato sacerdote il 16 marzo 1957 ed iniziò il suo ministero presso la diocesi di Bergamo. Dopo la laurea in Storia ecclesiastica presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma iniziò nel 1960 l’insegnamento presso la scuola di teologia del Seminario diocesano di Bergamo, del quale divenne preside nel 1968. Nel 1981 diventò rettore del medesimo Seminario.

Mentre ricopriva l’incarico di rettore del Seminario, ricevette dal Papa la nomina vescovo di Savona-Noli il 21 aprile 1990. Fu ordinato vescovo il il 2 giugno 1990 nel Seminario di Bergamo dal vescovo Giulio Oggioni. Come motto episcopale scelse la frase “Plus amari quam timeri” (Meglio essere amato che temuto), tratta dalla “Regola” di san Benedetto.

Nella diocesi di Savona si distinse da subito per capacità pastorali non comuni: col suo stile molto informale – proverbiali sono rimaste le sue visite a sorpresa, senza preavvisi, a parrocchie e gruppi – diede il via a diverse iniziative, con un’attenzione particolare ai giovani e al Seminario. Tra le attività che più lo contraddistinsero va ricordata la preghiera mensile con i giovani, nella chiesa di santa Maria Giuseppa Rossello, che incontrò un notevole favore.

Pur con le inevitabili difficoltà iniziali d’ambientamento monsignor Amadei espresse da subito il suo forte temperamento e la sua visione pastorale dinamica ed incisiva. In molti apprezzarono la sua statura spirituale, la sua capacità di predicatore, la sua franchezza nei rapporti, la sua passione educativa. Stabilì un rapporto particolarmene stretto con i preti e con i seminaristi, di cui curò la formazione. Due diaconi furono da lui mandati a specializzarsi: don Giuseppe Noberasco in teologia presso la Facoltà teologica di Milano (dove ha raggiunto il dottorato) e don Angelo Magnano in giornalismo presso il quotidiano “L’Eco di Bergamo”, dove ha svolto il praticantato sostenendo poi l’esame professionale.

Nella nostra diocesi monsignor Amadei rimase poco più di un anno, perché il 21 novembre 1991 venne nominato vescovo di Bergamo, succedendo a monsignor Giulio Oggioni, ritiratosi per raggiunti limiti di età. Era dal dicembre 1854, dal tempo di Pierluigi Speranza, che un bergamasco non era chiamato a reggere la diocesi d’origine. Monsignor Amadei ebbe ancora il tempo di ordinare a Savona, il 4 gennaio, due sacerdoti (uno dei quali don Pietro Tartarotti, attuale parroco della santissima Trinità a Savona) e fece il solenne ingresso a Bergamo domenica 26 gennaio 1992.

Lo sviluppo dell’attività pastorale del vescovo Amadei nei suoi diciassette anni alla guida della diocesi di Bergamo è ruotata attorno alla ferma volontà di contrastare il processo di scristianizzazione e i conseguenti aspetti negativi riversatisi nella società e nella cultura bergamasca, toccata in profondità da questi nuovi fenomeni sociali. In questo contesto, lo sviluppo del programma episcopale del vescovo Amadei si è mosso facendo leva sulla necessità di un profondo ripensamento della pastorale tradizionale e dell’evangelizzazione. Incessanti gli appelli alla presenza pastorale nei settori vitali del vivere umano: gioventù, scuola, lavoro, sanità, politica, attenzione ai bisogni di tutti e di ciascuno.

La visita pastorale, protrattasi per ben nove anni, è stata connotata dalla condivisione della vita ordinaria delle parrocchie, non nello stile del vescovo giudice, ma nello stile del padre che va incontro ai fedeli, visti come fratelli nella fede. In questa visita pastorale, un posto centrale è stato riservato all’incontro personale con i malati, visitati nelle loro case. Inoltre, il vescovo Amadei è stato molto sensibile ai problemi sociali e del lavoro: una degli sforzi compiuti è stato rivolto al rinnovamento della Caritas diocesana e alle sollecitazioni perché in ogni parrocchia e vicariato venissero aperti centri di ascolto.

Nel 2004, cinquantadue anni dopo ultimo, il vescovo Amadei ha indetto il Sinodo diocesano sul tema della parrocchia, vista come cellula centrale dell’evangelizzazione. I lavori, conclusi tre anni dopo, hanno visto impegnata l’intera diocesi. Il 16 marzo 2007 – nel Seminario a lui tanto caro e che definì “la mia seconda famiglia” – monsignor Amadei fu festeggiato per il suo 50° di sacerdozio. Il 21 gennaio scorso la Santa Sede accettò le sue dimissioni per raggiunti limiti di età. Si ritirò nella comunità dei preti del Sacro Cuore. Il 15 marzo era presente in Cattedrale all’ingresso ufficiale in diocesi del suo successore, Francesco Beschi, che abbracciò e a cui consegnò il pastorale che fu del vescovo Giacomo Maria Radini Tedeschi, come segno di continuità della storia della diocesi bergamasca.

Rimasto in carica come amministratore apostolico fino all’ingresso in diocesi di monsignor Beschi era quindi divenuto, dopo la presa di possesso canonica da parte del nuovo vescovo, vescovo emerito di Bergamo. In seguito all’aggravamento delle sue condizioni di salute, per una seria malattia degenerativa, nella mattinata del 10 ottobre, monsignor Beschi gli ha conferito il sacramento dell’unzione degli infermi, invitando nel contempo i fedeli a ricordarlo nella preghiera. Tale invito è stato accolto da tutte le parrocchie della diocesi che hanno avuto modo di pregare per il vescovo emerito durante la Messa domenicale dell’11 ottobre. Dal 21 dicembre, dopo aver salutato e benedetto le persone a lui più vicine, aveva perso conoscenza ed era stato tenuto dal personale medico in stato di coma farmacologico.

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