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La crisi mette a rischio la salute degli italiani: 1 su 5 non si cura

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[thumb:2007:l]La crisi economica mette a rischio la salute degli italiani. I soldi mancano, per cui si rinuncia a curarsi e a fare costose visite specialistiche. Lo rivelano i dati del Censis.

Quasi un italiano su 5 (il 18%), in un anno, ha infatti rinunciato per motivi economici a una o piu’ prestazioni sanitarie, soprattutto visite specialistiche e cure odontoiatriche, ma non solo. Con differenze notevoli tra i cittadini. Il dato, infatti, sale a circa il 21% tra i residenti nelle regioni del Centro, al 23,5% nel Sud, al 24,2% tra i 45-64enni, al 27,2% nelle grandi citta’, al 31% tra i meno istruiti.

Sempre di piu’, inoltre, si preferisce ricorrere al servizio pubblico, anche con lunghe liste d’attesa. Sono alcune anticipazioni dei risultati del Monitor del Forum per la ricerca biomedica e del Censis – che ogni anno fotografa il rapporto degli italiani con la salute e il Servizio sanitario nazionale – e che verra’ presentato nei prossimi mesi.
Le cifre indicano, dunque, che si e’ accentuato il ricorso a una strategia del rinvio delle prestazioni sanitarie meno urgenti. Quasi il 21% degli intervistati ha anche ridotto l’acquisto di farmaci pagati di tasca propria: piu’ del 23% dei 45-64enni, il 23,4% nel Mezzogiorno, il 28% dei residenti nelle grandi citta’, quasi il 29% dei meno istruiti. Oltre alle prestazioni sanitarie, quasi il 7% degli italiani ha dovuto fare a meno della badante, per se’ o per un familiare, a causa della crisi. La percentuale sale al 7,7% al Sud e al 17,3% nelle citta’ con 100-250 mila abitanti.

Nell’ultimo anno il 35% degli italiani si e’ rivolto alle strutture sanitarie pubbliche, accettando liste di attesa piu’ lunghe, per ottenere prestazioni (analisi, visite mediche, cure) che in altri tempi avrebbero acquistato direttamente da strutture private, pagando di tasca propria. La percentuale sale al 40% tra gli anziani, al 41% tra i residenti nelle regioni del Centro, ad oltre il 47% tra le persone senza titolo di studio o con la sola licenza elementare.

E’ c’e’ il rischio, denuncia il Censis, che l’affollamento delle strutture pubbliche determini, oltre che un ulteriore allungamento delle liste di attesa, un maggiore ricorso ai noti espedienti usati per accedere piu’ velocemente alle prestazioni sanitarie, come le raccomandazioni e la corruzione.

Gia’ adesso quasi il 37% degli intervistati (oltre il 41% nelle regioni del Mezzogiorno) ritiene che sia aumentato negli ultimi tempi il ricorso alle ‘conoscenze’ per ottenere raccomandazioni e accelerare l’accesso alle strutture sanitarie pubbliche, e piu’ del 25% pensa che sia aumentato il malcostume di fare regali alle ‘persone giuste’ per avere accesso a corsie preferenziali.

Commenti

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  1. Scritto da Leofinalese

    gentile citha,non sono per principio contrario all’iniziativa privata quando questa affianca e non sostituisce i servizi pubblici garantiti a tutti i cittadini. Invece c’è chi lavora per demolire le strutture pubbliche e vendere a caro prezzo servizi ai cittadini(sanità,istruzione ,trasporti, TV,ecc.).
    Circa i valori e i simboli cristiani… mi da solo fastidio chi con le mani brandisce il crocifisso e con i piedi da calci a chi ha la pelle di un colore diverso o professa una religione diversa.

  2. lui la plume
    Scritto da lui la plume

    Curarsi costa, non entro nel merito di come ripartire questo costo ma semplicemente sulla tempistica.

    Oggi il “famigerato” ticket va’ pagato in anticipo sulla prestazione.

    E’ su questo “anticipo” che vorrei soffermare il pensiero.

    Se un cittadino qualsiasi si avvicina alla sanita’ sorge un problema:
    deve pagare il ticket per essere curato o no?

    Se e’ noto al fisco e paga abbastanza tasse …. allora deve pagare anche il ticket “anticipato” prima di essere curato ….. e se per aver pagato regolarmente tutte le tasse e gabelle cui e’ costretto si trova a non avere i soldi per pagare questa ulteriore gabella …. non va’ curato.

    Se invece e’ uno squattrinato (vero o falso …. poco importa) allora lo curiamo gratis.

    Ecco io cambierei qualcosa …. al momento in cui si chiede la prestazione il sistema puo’ fare un controllino sul codice fiscale …. se le tasse risultano regolarmente pagate il paziente e’ solvibile ed il pagamento del ticket puo’ tranquillamente essere posticipato alle normali scadenze fiscali.

    Se invece il codice fiscale indica qualche problema ……. il finto esente potrebbe avere interesse a pagare senza tante storie il suo ticket mentre i veri esenti non dovrebbero aver alcun problema ad un controllino.

    Ecco un sistema per evitare fughe dalla sanita’.

  3. Scritto da citha

    come al solito su certe tristi notizie c’è chi coglie la palla al balzo per fare della demagogia: “cristianesimo”, i privati “cattivi” che ingrassano sulla salute dei poveri cittadini ecc. ecc. come se certi valori di onestà appartenessero solo ai cristiani praticanti o ai dipendenti ed ai manager pubblici (recente l’episodio dei due ispettori ASL recentemente arrestati per corruzione a Cairo Montenotte tanto per fare un esempio); per quanto riguarda le soluzioni a quanto sopra non ho una ricetta nè velleità da ministro della salute ma una cosa è certa: dobbiamo renderci conto che i soldi del bilancio statale sono e, purtroppo, saranno sempre meno quindi la priorità e’ certamente quella di far funzionare al meglio la sanità pubblica (e questo dipende non solo da una non meglio individuata buona o cattiva volontà politica ma sopratutto da chi ci lavora dentro a cominciare dai manager pubblici per finire all’ausiliario o barelliere di turno); ma al tempo stesso le convenzioni con i privati possono avere il loro spazio per affiancare le prestazioni che il pubblico non riesce a garantire per intero.
    Il concetto che voglio sottolineare è quello che dobbiamo avere la capacità di far funzionare al meglio tutte le risorse che abbiamo quindi sia il comparto pubblico che quello privato- convenzionato della sanità nell’interesse dei cittadini; ovviamente la programmazione ed il controllo devono rimanere in mano pubblica in modo da controllare, possibilmente con ispettori capaci ed onesti….., che il settore privato abbia e mantenga adeguati livelli qualitativi di assistenza.

  4. hi-tech
    Scritto da hi-tech

    Anche se in passato l’argomento è stato nei vari ocmmenti ampiamente trattato, vorrei sottolineare ugualmente alcuni aspetti.
    Alla luce del fallimento del modello statunitense, non credo vi sianopiu’ dubbi sulla necessità di una sanità esclusivamente pubblica. Le motivazioni molteplici e, purtroppo, supportate da tristi esempi negativi in tutti quei paesi che hanno credito al miraggio del “privato che ti cura” , con garante quei galantuomini delle società internazionali di assicurazione…. credo possa fugare ogni dubbio. La logica base è che il privato …è privato per sua genetica natura da ogni componente umana e assistenziale e non gliene puo’ fregare di meno se chi ha bisogno non ha i soldi.
    Il modello italiano è concettualment eil migliore al mondo ma la migliore applicazione concreta è visibile da tutti nei paesi scandinavi.
    Il porblema da risolvere è far funzionare il pubblico.
    Cioè abbattere le liste di attesa, garantire una risposta qualificata in tutto il territorio e no solo al Nord Italia, eliminare lgi sprechi con metodi pragmatici veri e non con deterrenti validi solo per far notizia, investire nelle strutture e nelle risorse umane invece di spendere e pagare gli stipendi ai privati convenzionati che ingrassano attecchiti al collo di mamma-Stato.
    -Inizierei con l’abolizione della famigerata intra-moenia che stento ancora a credere di come sia possibile sdoganarne la liceità senza incorrere in ovvie iniquità e disgustosi soprusi.
    -Passerei poi ad eliminare tutte le convenzioni con le cliniche private previa valutazione dell’effettiva necessità, investendo i denari PUBBLICI veramente, rafforzando e incentivando le realtà pubbliche invece di lasciarle strumentalmente necrotizzare per poi invocarne il disservizio e ricorrere alle forme private che altro non sono se non un aiutino di Stato agli amici degli amici.
    -Operare una radicale pianificazione e prazionalizzazione specialistica che possa costituire un valido riferimento territoriale adeguatamente splamato sul territorio, cercando di limitare i viaggi della speranza.
    -Opererei un censimento delle risorse umane in base alle varie figure professionali in maniera da ottimizzare le prestazioni. Per esempio: è plausibile che nelle ASL vi siano così tanti operatori amministrativi?
    Non vorrei arrogarmi mansioni da Ministro della Sanità (…che in Italia non esiste piu’…) ma credo inoltre che tutto cio’ sia difficilmente attuabile se continueremo sulla fallimentare e medioevale strada del federalismo. Certe iniziative non potranno mai veder la luce se continuiamo a sopportare tante leggi sanitarie quante sono le regioni italiane!

  5. Scritto da Leofinalese

    caro quovadis,non mi azzardo a misurare il livello di cristianesimo altrui..cerco solo di valutare le affermazioni del CENSIS quando afferma che l’affollamento nelle strutture pubbliche invoglia alla raccomandazione e alla corruzione. Se questa funziona per la lista della TAC o per una lista di operazioni serie è evidente che chi non ha “santi in paradiso” passa in coda.Quando toccherà il suo turno potrebbe essere troppo tardi.
    In una società che sbandiera i valori cristiani(il Crocifisso questo rappresenta)il cittadino non solo dovrebbe evitare la prevaricazione attraverso la raccomandazione, ma dovrebbe farsi carico delle necessità altrui.