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Italia, omicidi in calo del 3,1%: in Liguria 23 vittime nel 2008

[thumb:9450:l]Liguria. Dodicesima con ventitrè vittime. Nella metà medio-bassa della classifica. Questa la posizione della Liguria nella graduatoria del numero di omicidi volontari (dati riferiti al 2008) tratta dall’omonimo rapporto Eures-Ansa che è stato presentato oggi. I numeri dicono che gli omicidi in Italia, a quota 611 nel 2008, sono in calo del 3,1% rispetto al 2007. La famiglia è il contesto più a rischio (171 omicidi), mentre la criminalità comune (135) uccide più di quella organizzata (128).

Dal rapporto emerge anche che è straniero un quarto delle vittime, che la Calabria è la regione più pericolosa e che calano i delitti irrisolti. La flessione degli omicidi nel 2008 si deve soltanto alla Campania (dai 153 del 2007 ai 111 dello scorso anno), mentre il fenomeno risulta in forte aumento nelle regioni del centro (da 80 a 97 casi) e del nord (da 187 a 194). Il Meridione resta tuttavia l’area a più alto rischio uccisioni, con un indice pari a 1,5 omicidi ogni 100 mila abitanti.

In termini relativi la Calabria risulta nettamente la regione a più alto rischio, con 3,8 omicidi ogni 100 mila abitanti, seguita dalla Sardegna e dalla Campania (1,9). In termini assoluti è invece in testa la Campania con 111 omicidi, seguita dalla Lombardia (80). Con 128 vittime (155 nel 2007) il 2008 è l’anno in cui la criminalità organizzata ha fatto meno vittime negli ultimi 30. Ma è allarme criminalità comune, che ha ucciso 135 volte. Dal 2000 al 2008 l’aumento è stato del 25,7%. Un terzo delle vittime della criminalità comune (45 casi) è stato ucciso nel corso di una rapina o di un furto. I pensionati sono le principali vittime (17 omicidi), seguiti da operai e braccianti (14).

La famiglia si conferma anche nel 2008 il principale luogo in cui avvengono omicidi (171 casi, il 28% del totale). Dal 2000 (226 omicidi, il record del decennio) ad oggi i numeri sono tuttavia in calo. Quasi la metà di questi delitti avviene nel nord (78 casi), ma in termini relativi i valori più elevati si registrano in Calabria (14 vittime, pari a 7 per milione di abitanti). In circa un terzo di questi omicidi (56 casi) la vittima è il coniuge-convivente. Nella relazione genitori-figli si consuma un omicidio familiare su quattro (22 genitori uccisi dai figli e 21 figli uccisi dai genitori). Il movente passionale risulta prevalente (in 45 omicidi), seguono litigi e dissapori (40 vittime).

Sono sempre meno invece i killer che riescono a farla franca. Il 63,8% è stato subito assicurato alla giustizia; era il 55,7% nel 2000. L’autore è scoperto nella quasi totalità dei casi per gli omicidi “di prossimità”, mentre quelli compiuti dalla criminalità organizzata restano prevalentemente ignoti (81,3% dei casi). Nel 2008 sono stati 147 gli stranieri uccisi in Italia. Si tratta del valore più elevato degli ultimi 15 anni. Cala invece l’indice di rischio, che passa da 15,1 vittime ogni 100mila abitanti stranieri nel 1993 a 4,3 nel 2008. Ciò per effetto del grande incremento della popolazione immigrata, passata da 590mila unità nel ’93 a oltre 3,4 milioni nel 2008. Il rischio di omicidio tra la popolazione straniera resta tuttavia di circa cinque volte superiore a quello registrato tra gli italiani (0,8 omicidi ogni 100mila abitanti).

Tra il 2004 ed il 2008 il giorno della settimana più cruento è risultato il lunedì (con 492 morti). E gennaio, con 294 vittime tra il 2004 ed il 2008 è il mese più a rischio. Nella maggior parte dei casi è la fascia oraria compresa tra le 18 e le 24 quella più critica (con il 38,8% dei delitti complessivamente registrati negli ultimi cinque anni). Il 18 settembre del 2008 è stato il giorno più cruento con 10 vittime di omicidio; si tratta della data della strage di camorra di Castelvolturno. Ultimo dato da osservare è come si uccide: il 53,2% delle vittime (317) é stata uccisa con un’arma da fuoco. Seguono le armi da taglio (142 casi) e quelle improprie (55). Il killer è un uomo nove volte su dieci, mentre la vittima è un maschio in tre casi su quattro.

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