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Lettere al direttore

Istituto “Pertini” di Savona contro i tagli alla scuola

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Come insegnanti di una scuola media di Savona e come cittadini desideriamo porre l’attenzione sulla situazione reale che stiamo vivendo in questo anno scolastico, materialmente nella gestione del quotidiano, a scuola. L’operazione tempesta che si è abbattuta di recente sulla scuola italiana, università compresa, dovrebbe essere sotto gli occhi di tutti: c’è da chiedersi se con tagli drastici ai fondi e al personale docente e ATA, e con l’eliminazione di tutte le ore a disposizione spendibili a scuola, qualcuno possa ancora pensare che si tratti di una riforma.

Nella nostra scuola media eravamo 81, ora siamo 69 (ma il numero degli alunni per classe continua ad aumentare).
Siamo in piena emergenza sociale, eliminate solo 700 persone tra docenti ed ATA in Liguria, migliaia in Italia. Il più grande taglio all’occupazione mai avvenuto nel nostro paese. Secondo la ministra Gelmini la scuola era un ammortizzatore sociale e così non poteva continuare ad essere. E intanto continua ad essere finanziata la scuola privata.

La situazione con la quale si ha a che fare quotidianamente è la seguente:
* Pesanti tagli ai fondi.
* Eliminati i precari in blocco, è stata concepita l’umiliazione dei contratti di disponibilità/elemosine e non diritti.
* Notevole riduzione delle ore di sostegno con pesante ricaduta su docenti e alunni, taglio che chiude un’era in cui l’integrazione del portatore di handicap era un fatto reale.
* Appare chiaro che è in atto una eliminazione graduale della seconda lingua straniera in palese contraddizione con la necessità di adeguamento agli standard europei e a quanto sbandierato in precedenti governi, con conseguente eliminazione di altri docenti ed ulteriore dequalificazione della scuola pubblica.
* Eliminazione delle ore a disposizione degli insegnanti con ricadute su più versanti:
a) la didattica nella gestione del POF (uscite sul territorio e gite che necessitano di più insegnanti per classe)
b) la sostituzione dei docenti in malattia (i ragazzi vengono distribuiti in altre classi)
c) la presenza dei docenti durante la mensa. Certo, la gestione diretta della mensa è dei comuni, ma la mensa riguarda anche noi come momento educativo. La scuola pubblica è un servizio sociale e come tale deve funzionare.
Il venir meno del servizio mensa è un problema grosso per l’organizzazione familiare soprattutto per le classi meno abbienti. Non si pensi che il problema sia risolto: è stato solo tamponato con la presenza di operatori esterni pagati (per ora) con fondi di enti esterni dato che anche i comuni sono vittime dei tagli.
d) le opzioni alternative all’ora di religione cattolica.

La normativa vigente prevede, per la scuola media, la scelta tra le quattro opzioni: religione cattolica, attività didattica formativa, studio individuale assistito, uscita dall’istituto.
La scuola però garantisce oggi solo una delle quattro opzioni che la legge prevede, ossia la religione cattolica. Chi può essere impiegato nelle ore di materia alternativa alla religione cattolica e nello studio assistito se non ci sono più ore a disposizione?
Come possiamo giustificare con i genitori la mancanza di pari dignità delle opzioni che la legge prevede come garanzia costituzionale di democrazia? Se la mensa è un servizio, le quattro opzioni sono un diritto costituzionale.

La scuola deve fornire le quattro opzioni comprensive di una materia alternativa, condivisa e presente nel POF come tutte le altre attività affinchè la scuola non abiuri al suo ruolo educativo, formativo, di accoglienza e di integrazione delle diversità in una società pluralista come è di fatto la nostra.
La dottoressa Sara Pagano, responsabile dell’ufficio scolastico provinciale di Genova, in risposta ai Dirigenti che chiedono di far luce sul problema materia alternativa, risponde di assumere supplenti. Certo. Ma con quali fondi?

Insegnanti della scuola media “Pertini” di Savona.

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