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Il Vescovo Oliveri: messaggio ai sacerdoti per l’Avvento

[thumb:4334:l]Albenga. A diciannove anni dal suo ingresso nella Diocesi di Albenga-Imperia, Mons. Mario Oliveri ha deciso di scrivere ai sacerdoti un’esortazione speciale per l’Avvento, indirizzandola pure a tutti i fedeli. Il presule ingauno fa sue le parole di Sant’agostino, chiedendo di non opporre resistenza “al primo avvento, affinchè non abbiamo timore del Secondo” e spiegandone, con dovizia di particolari e citazioni, il significato.[thumb:4334:l]

Il primo Avvento è, secondo il Vescovo Oliveri, “la venuta del Figlio di Dio nel mondo in carne umana”, cioè la manifestazione di Gesù Cristo. Il secondo Avvento è, invece, la parusia, comunemente detta la fine del mondo. Per Mons. Oliveri non vivere il primo Avvento significa precludersi la possibilità di essere riconosciuti da Cristo nel suo secondo Avvento e, di conseguenza, non essere ammessi a ricevere il premio finale, la vita eterna. A partire da questa considerazione, fondamentale per tutti i fedeli, in quanto attinente al tema centrale della fede, si legge nell’esortazione episcopale che “la Chiesa opera, i suoi sacerdoti operano, affinchè ogni uomo accolga la venuta del Figlio di Dio nel mondo, affinchè l’uomo credendo riceva la vita divina”. E da qui comincia la seconda parte del messaggio, con cui il vescovo di Albenga, in occasione dell’anno sacerdotale, si rivolge particolarmente ai sacerdoti, ai suoi sacerdoti diocesani, chiedendo loro la fedeltà alla “forma Christi”.

“Ogni nostra infedeltà – sottolinea il Vescovo Oliveri – ogni nostro peccato, ogni vera mancanza di giustizia e santità è resistenza a Cristo, è resistenza al suo Avvento, è compromesso con il mondo, è tradimento nei confronti di Colui che ci chiama amici”. Ed esorta i sacerdoti, richiamandoli alle due fondamentali dimensioni della loro esistenza. In primo luogo il Sacerdote sia un credente: come e più degli altri. “Questo tempo di Avvento, e della Celebrazione del Mistero della Nascita del Figlio di Dio in Carne umana, riaccenda in ogni ministro del Vangelo ed in ogni missionario della Divina Parola il suo fermo impegno di evangelizzazione, e comporti un riesame dei contenuti, della qualità e dei metodi della Catechesi, affinché nulla si introduca che possa compromettere i frutti soprannaturali ai quali tutta la Catechesi tende” ha detto il presule. In secondo luogo il sacerdote, con le parole e con la vita, sia esclusivamente dedito alla missione di annunciare la fede. Mons. Oliveri pertanto in maniera molto concreta chiede ai suoi preti di mettere ancora una volta al centro della loro vita il rapporto con il Signore Gesù e, su questa misura di fede, li invita a modellare tutta la loro azione pastorale.

Il ministero sacerdotale non deve concentrarsi precipuamente su ambiti umani ma deve sempre far risplendere il contenuto essenziale del messaggio evangelico e cioè che il figlio di Dio si è incarnato per farci dono della grazia che è misericordia, vita nuova e caparra di vita eterna. Soltanto nella fedeltà assoluta a questi fondamentali riferimenti il Sacerdote potrà realizzare pienamente se stesso in ordine sia alla dimensione personale della propria vocazione sia al compimento della missione.

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