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Articolo n° 78652 del 05/11/2009 - 19:21

Tirreno Power, mandato per la Provincia a tavolo di dialogo

Tirreno Power Vado Ligure

Provincia. Mandato, seppur non unanime, alla Provincia di Savona per un tavolo di dialogo con Tirreno Power in merito al progetto di ampliamento della centrale termoelettrica di Vado Ligure, che prevede la realizzazione del nuovo gruppo a carbone da 460 Megawatt. E’ quanto sembra emergere dall’incontro a Palazzo Nervi, ancora in corso, tra il presidente Angelo Vaccarezza, l’assessore Paolo Marson e le amministrazioni comunali interessate: Vado Ligure, Quiliano, Bergeggi, Spotorno, Noli e Finale Ligure.

Al centro dell’incontro in Provincia la valutazione delle istanze ambientali messe sul tavolo dai Comuni, contrari al progetto, oltre alla verifica del ruolo dell’ente provinciale in una trattativa che punta a cambi sostanziali anche nel piano industriale dell’azienda nel settore energetico, senza contare il rispetto dei precedenti accordi presi da Tirreno Power con i comuni del comprensorio. Inoltre, la Provincia ha ribadito la sua volontà di esercitare un ruolo attivo nel controllo “pubblico” delle emissioni inquinanti, punto sul quale la stessa azienda è pronta ad investire.

Il nuovo mandato ricevuto dalla Provincia potrebbe far slittare i ricorsi pronti contro l’ampliamento (il 10 novembre dovrebbe essere depositato quello del Comune di Vado Ligure), tuttavia se la mediazione di Palazzo Nervi fallisse o non accontentasse le richieste dei Comuni, le amministrazioni proseguiranno nella loro protesta e nelle conseguenti azioni legali programmate.

 

Federico De Rossi

12 commenti a “Tirreno Power, mandato per la Provincia a tavolo di dialogo”
Rinaldo Sorgenti ha detto..
il 8 novembre 2009 alle 18:57

“L’avversione al carbone nasce da cattiva informazione”
Talvolta si scrive su argomenti di particolare interesse senza conoscerne a fondo i presupposti di merito e questo, invece di contribuire ad una migliore e più approfondita conoscenza dei temi, porta ad ulteriore confusione se non addirittura ad alimentare il pregiudizio.
Colgo quindi l’occasione per tentare di fare chiarezza su diversi falsi miti e luoghi comuni che da sempre condizionano il confronto tra l’utilizzo del gas o del carbone per la generazione elettrica nel nostro Paese, con alcune riflessioni anche alle fonti cosiddette rinnovabili (FER). Senza un’oggettiva e corretta analisi degli elementi di merito, infatti, si rischia di rimanere ancorati a slogan vecchi e superati, che ancora confondono l’opinione pubblica.
E’ sorprendente notare che quasi tutti parlino delle emissioni di CO2, magari demonizzando la Centrale di Cerano perché, essendo l’impianto più grande nel nostro Paese alimentato con questo prezioso combustibile, inevitabilmente emette un maggior quantitativo di anidride carbonica, mentre spesso si discute dell’apparente ritardo dell’Italia rispetto ai vincoli impostici dalla Ue, associando queste emissioni al concetto dell’asserita salvaguardia dell’ambiente.
Innanzi tutto bisognerebbe sapere e dire a chiare lettere che la CO2 non è di fatto un “inquinante” e non produce alcun effetto nocivo a livello locale. Infatti, le vere emissioni inquinanti riguardano gli ossidi di zolfo e di azoto, le polveri ed i metalli pesanti il cui impatto, comunque e grazie alle moderne tecnologie, è sostanzialmente e drasticamente ridotto. Infatti, una moderna centrale a carbone ha sostanzialmente lo stesso impatto ambientale di una moderna centrale a gas, a parità di elettricità prodotta e tenuto ovviamente conto delle reali condizioni di esercizio di questi impianti nel nostro Paese.
Peraltro, quando per esempio si lascia intendere che sarebbe opportuno dismettere impianti fondamentali per il sistema elettrico nazionale (come appunto è l’impianto di Cerano) per sostituirlo con produzione elettrica da FER (Fonti Energetiche Rinnovabili) o “provvisoriamente” a gas metano, evidentemente non si conoscono bene i concetti fondamentali che governano la produzione di elettricità nel Mondo, sia dal punto di vista tecnico che economico, nonché occupazionale, vista l’importanza che ha il poter disporre di abbondante energia a prezzi ragionevoli per poter sostenere la competitività del nostro sistema Paese, sia in ambito locale che nazionale. Nel caso specifico, non riconoscere l’importanza che ha per l’occupazione e l’economia locale la presenza sul territorio di un grande e moderno impianto di generazione elettrica (come appunto la Centrale di Cerano), magari asserendo che la Puglia produce più energia di quanta ne consumi (come se ogni Regione dovesse, autarchicamente, produrre in loco solo quello di cui ha normalmente bisogno e nulla più), vuol dire non contestualizzare le situazioni e far finta di non conoscere la realtà del territorio e le difficoltà che da sempre lo hanno caratterizzato, invocandone addirittura un peggioramento.
Ancora una volta, allora, guardiamo senza pregiudizi fuori dalla nostra finestra e osserviamo cosa avviene nella verde Danimarca a Noordjylland, o in Germania a Niederaussem (Paesi dove le Fonti Rinnovabili hanno avuto un particolare sviluppo), dove è in progetto la realizzazione di nuove e moderne centrali alimentate a carbone; in Germania, peraltro, in un sito che già ospita storici impianti di produzione a carbone per una potenza 4 volte superiore a quella della Centrale di Brindisi Sud, e dove il turismo e l’agricoltura di qualità convivono egregiamente intorno a questi moderni impianti.
Poi, noi tutti dovremmo domandarci qual è il contributo alla generazione elettrica in Germania, assicurato dagli ingenti investimenti eseguiti nel Solare Fotovoltaico (primi assoluti al Mondo), per scoprire che questo assicura loro solo lo 0,5% dell’elettricità che consumano, mentre il carbone copre il 47% dell’elettricità di cui hanno bisogno! In Danimarca poi (il Paese più ventoso d’Europa), dove troviamo pale eoliche ovunque, anche di fronte alle fredde e desolate spiagge, dove l’eolico contribuisce per il 13% mentre il carbone (tutto d’importazione) copre il 53% dell’elettricità prodotta in loco.
Invece, a causa della fuorviante enfasi che è stata posta sulla questione del “Protocollo di Kyoto” e dei conseguenti eccessivi ed ingiustificati oneri di riduzione delle emissioni di CO2 imposti all’Italia nell’ambito Ue, nonchè della visione parziale sulle sole emissioni “post combustione” di gas e carbone, anziché sul loro “ciclo di vita” globale, si arriva a stravolgere i concetti fondamentali e le ragioni vere e sostanziali che sono a favore dell’uso del carbone per la produzione elettrica ovunque nel Mondo, nonché nei Paesi più ricchi e sviluppati del Pianeta.
Infatti, quando si parla di GHG “Green House Gases” (gas ad effetto serra), si dovrebbe considerare l’insieme delle relative emissioni nell’intero “ciclo di vita” dei diversi combustibili: dal punto di estrazione dai giacimenti – dove avviene la riduzione dagli elementi indesiderati (CO2, zolfo e protossido di azoto) -, alle emissioni durante il trasferimento ai luoghi di destino, ed infine le emissioni in fase di combustione per produrre l’elettricità. Ciò, purtroppo, non avviene e le stesse Direttive IPPC (Prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento) ed ETS (Emissions Trading Scheme) dimenticano totalmente questi elementi fondamentali, concentrandosi solo sulle emissioni a destino, cioè “post-combustione”. Da qui nasce l’errata convinzione che utilizzando il gas metano si emetta circa la metà di CO2 rispetto all’impiego del carbone, quando invece le relative emissioni sarebbero sostanzialmente analoghe qualora – come dovrebbe essere – si conteggiassero quelle complessive.
Per queste ragioni, il Protocollo di Kyoto si è rivelato chiaramente uno strumento inadeguato ad affrontare il concetto della riduzione delle emissioni globali dei gas ad effetto serra, tanto più che la sua applicazione continua ad essere marginale e limitata ad una parte dei Paesi (solo Ue!), dove peraltro le tecnologie di impiego dei combustibili sono tra le più avanzate ed efficienti nel mondo. Senza peraltro dimenticare che, per ridurre le emissioni di CO2, non basta agire solo sul settore “produzione energia elettrica”, ma bisognerebbe considerare tutte le altre fonti di rilascio, tra le quali e con contributi rilevanti ci sono certamente anche il riscaldamento degli edifici, i trasporti, le diverse altre attività industriali ed il settore delle costruzioni, nonché l’agricoltura.
Per concludere, allora, mi soffermo sul doppio concreto vantaggio del carbone rispetto al gas: grazie all’abbondanza di riserve distribuite in Paesi geo-politicamente diversificati e grazie alla relativa economicità del prezzo, il carbone da un contributo fondamentale a tenere bassi i prezzi di generazione elettrica (elemento determinante per molte industrie manifatturiere energivore, quali acciaio, cemento, carta, vetro, metalli vari, ecc.), oltre a liberare ingenti risorse, utili anche alla ricerca sulle fonti rinnovabili. Gli esempio sopracitati di Germania e Danimarca ne sono una concreta evidenza, sotto gli occhi di tutti coloro che vogliono approfondire l’argomento senza pregiudizi inutili e dannosi.
Un ultimo accenno anche all’aspetto dei costi di Kyoto, che in questi giorni diversi giornali riportano come gravoso onere che l’Italia dovrà pagare per l’apparente mancato rispetto dei limiti di emissione di CO2. Al riguardo è importante considerare (e sapere) che ai tedeschi hanno riconosciuto emissioni pro-capite di 14,92 tonn./anno di CO2 contro solo 8,7 tonn./anno a noi italiani! Ma che bravi (a Bruxelles) e di grazia: perché questa discriminazione, se la CO2 NON è dannosa alla salute locale? La risposta è purtroppo semplice e …sconcertante: “Purtroppo, chi ha negoziato per noi a Bruxelles nel 1998 e successivamente con gli ultimi P.N.A. (Piano Nazionale di Allocazione) si è fatto platealmente gabbare e sulla scia di un “falso ambientalismo” si è fatto concedere un volume di emissioni assolutamente penalizzante per l’Italia e per la competitività del nostro sistema Paese, nonostante noi avessimo la più bassa “intensità energetica”, vale a dire produciamo lo stesso bene consumando meno energia dei nostri concorrenti Ue” e le più basse emissioni pro-capite di CO2, secondi solo alla Francia, perché produce il 78% dell’elettricità con il nucleare!
Quindi la Germania (con circa 81 milioni di abitanti), che emette ogni anno 1.230 milioni di tonnellate di CO2 ed ha il 47% di carbone nel mix energetico, appare già sotto del 2,8% rispetto al “tetto” di emissioni di CO2 loro assegnato (eccedenze di oltre 40 milioni di tonn./anno!), mentre l’Italia (con circa 58 milioni di abitanti), con i propri 520 milioni di tonnellate/anno di CO2 ed il 59% di gas nel mix energetico nazionale, appare in ritardo per circa il 13% rispetto al “tetto” di emissioni di CO2 assegnatoci. Vi sembra che Italia e Germania siano state trattate nello stesso modo? Per non parlare poi della Francia e della Gran Bretagna.
Nella speranza di aver contribuito a fare un po’ di chiarezza, invito tutti a documentarsi meglio su tutti questi argomenti ed a pretendere maggiore informazione tecnica per poter meglio valutare tutti questi argomenti, così importanti per noi tutti.

Rinaldo Sorgenti

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antonio gianetto ha detto..
il 9 novembre 2009 alle 13:59

Lei parla di CO2, ma i cittadini, non sembrano preoccupati per quella!
Sono perfettamente a conoscenza che, le maggiori fonti di danno, per la salute delle persone, sono altre.

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r. bazzano ha detto..
il 9 novembre 2009 alle 15:31

quasi quasi chedo che mi sia messo un gruppo a carbone in cantina e ogni mattina faccio un po’ di fumenti prima di uscire stando ben lontano dai nocivi e perigliosi pannelli solari e pale eoliche…

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AT ha detto..
il 9 novembre 2009 alle 22:39

Cerano … Puglia ?
A Sorgè … non è che te sei fumato ‘na canna prima de far ‘copiaencolla’ ?
Guarda che semo tutti piuttosto ‘nformati su ‘sta bella robina che ce volete rifilà, tu e li tuoi amichi !!!
Visto che sa-a stamo a respirà da anni …
Va a parlà coll’amichetto tuo va …te e la CO2 !!!

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AT ha detto..
il 9 novembre 2009 alle 23:25

Signor Sorgenti,
ma perché parla solo di CO2?
Sappiamo tutti che la CO2 è solo parte del problema. Poi ci sono gli ossidi di zolfo, di azoto, le PM10, le PM 2,5 e tutta una graziosa serie di altri VELENI prodotti dalle centrali a carbone.
Perché di questi non parla?
Inoltre, vorrebbe cortesemente citarmi le sue fonti sulle produzioni energetiche danesi? Perché a me risulta (fonte di basso livello, lo confesso: semplicemente un’amica danese) che abbiano già smesso di fare trionfalismo sulla carbon sequestration (quel meccanismo che permette di stoccare la Co2 sottoterra, e che comunque qui NON abbiamo) ma stiano pensando seriamente di trasformare tutte le centrali a carbone perché eliminare la CO2, perlappunto, non basta.
La CO2 solo è un comodo capro espiatorio, ma pensare di eliminare il problema riducendo o eliminando l’anidride carbonica è ridicolo. La vera causa dei maggiori danni alla salute sono le polveri sottili trattenute solo in parte dai filtri (per quanto riguarda le PM10) o non trattenute affatto (PM 2,5 ed inferiori).
Non è che qualche grillo danese abbia cantato anche sotto le sue finestre, e che lei ne abbia ascoltato la voce senza pensare che potessero essercene altre di diverso segno e di diverso avviso?

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AT ha detto..
il 9 novembre 2009 alle 23:26

n risposta al sig. Sorgenti:

D: perché fa incredibili e generiche affermazioni che servono solo a generare confusione e magari immotivate preoccupazioni in chi non conosce a fondo l’argomento ed il settore.
Dice infatti: …” Il carbone è un combustibile conveniente, grazie alle sovvenzioni, per i privati e le industrie che lo utilizzano per produrre energia ma ha dei costi esorbitanti per la collettività, e tutti queste affermazioni sono fatte dalle commissioni di studio europee e statunitensi.” Ma di quali sovvenzioni parla ?
R: Per quanto riguarda le sovvenzioni al carbone, attualmente in Italia non più vigenti, ricordo che fu proprio la famigerata legge 8 che, finanziando agli enti locali che ospitavano centrali elettriche il kilowattora prodotto con il carbone il doppio di quello prodotto con l’olio combustibile, favorì negli anni ’70, in seguito allo shock petrolifero, il proliferare in Italia di centrali a carbone, perché costituivano un vero affare per le amministrazioni che le ospitavano (non per le popolazioni, ma allora studi completi come quelli elencati non erano disponibili per dimostrarlo).

D: Immagino che possa aver come riferimento il famoso “grillo parlante” che, appunto per …”fare spettacolo” (visto che lo pagano enormemente bene per questo lavoro), dice cose o collega impropriamente situazioni solo per fare appunto ilare confusione.
R: Lungi da me fare l’avvocato di Grillo ma se non erro i soldi li guadagna grazie alle persone che pagano il biglietto per vedere i suoi spettacoli e non mi sembra che abbia mai obbligato nessuno. Tralasciamo tutte le notizie da lui date e poi puntualmente avveratesi. Se le chiedessi quanto pagano lei per svolgere il suo lavoro, potrei dire la stessa cosa e per me pagano di più lei che Grillo. Inoltre non mi risulta che andare agli spettacoli di Grillo faccia venire il cancro mentre le centrali a carbone……

D: Di quali commissioni di studio europee e statunitensi parla ? Troppo facile generalizzare evocando ipotesi negative, senza alcuna qualificazione e dettaglio specifico, diamo un nome alle persone che parlano ed alle cose che dicono, così le potremo valutare e commentare, le pare ?
R: Il Sig. Sorgenti ha parzialmente ragione: in ogni pubblicazione scientifica è necessario riportare una adeguata bibliografia che documenti da dove provengono le nostre affermazioni.
Un po’ eccessivo che tali esigenze si avverano anche in un forum telematico di confronti di idee, in particolare quando egli stesso non fornisce alcun riferimento bibliografico sulle affermazioni, in gran parte generiche, che egli fornisce, forse pensando di essere l’unico autorizzato a parlare senza riferimenti bibliografici.
1. I danni esterni di una centrale a carbone, secondo il documento della Commissione Europea: External Costs, Research results on socio-environmental damages due to electricity and transport, sono enormemente maggiori rispetto a quelli di ogni altro tipo di fonte energetica: si calcola per la centrale di Vado Ligure, attualmente, un costo per la comunità in termini di malattie (costi diretti: ricoveri ospedalieri, farmaci, ed indiretti : assenze da scuola e dal lavoro, spese previdenziali, invalidità temporanea o permanente), morti premature, danni agli edifici, ai monumenti, multe per la produzione di CO2 in eccesso che variano da un minimo di 110 ad un massimo di 500 milioni di euro all’anno.
In base ai dati riportati dallo studio Premature Mortality from Proposed New Coal-fired Power Plants in Texas A research brief by Public Citizen’s Texas Office and the Sustainable Energy and Economic Development (SEED) Coalition. November 2006, si calcola un costo in vite umane di 20 decessi all’ anno.
Per gli ultimi 30 anni di attività della centrale di Vado Ligure, considerando i dati di emissione negli anni forniti dalla stessa proprietà della centrale, si calcolano circa 3500 decessi e 20 miliardi di euro di danni alla comunità.
Appare così evidente che il carbone, ha una grande economicità e convenienza per i proprietari delle centrali a carbone, ma un effetto devastante sulla salute e sull’ economia delle comunità che le ospitano.
Per quanto riguarda le sovvenzioni al carbone, attualmente in Italia non più vigenti, ricordo che fu proprio la famigerata legge 8 che, finanziando agli enti locali che ospitavano centrali elettriche il kilowattora prodotto con il carbone il doppio di quello prodotto con l’olio combustibile, favorì negli anni ’70, in seguito allo shock petrolifero, il proliferare in Italia di centrali a carbone, perché costituivano un vero affare per le amministrazioni che le ospitavano, (non per le popolazioni, ma allora studi completi come quelli elencati non erano disponibili per dimostrarlo).

2. Impatto delle emissioni delle centrali a carbone sul territorio rispetto ad altre fonti di inquinamento: secondo il PIANO REGIONALE DI RISANAMENTO E TUTELA DELLA QUALITA’ DELL’ARIA, REGIONE LIGURIA 2006 PAG. 1072-1073-1074, nell’ aria di Vado, Quiliano e Savona, la centrale termoelettrica, prima dell’entrata in funzione del gruppo a turbogas da 780 MW emetteva circa il 90% della CO2 e degli ossidi di zolfo, il 65% degli ossidi di azoto, il 35% delle poveri, contro rispettivamente il 3, 2, 19 e 33% del traffico veicolare.
Se poi prendiamo in considerazione anche le polveri sottili, molto più tossiche per l’ uomo, il contributo all’emissioni di tali sostanze altamente tossiche e cancerogene sale ad oltre l’ 80%, mentre il traffico veicolare si ferma al 9%.

3. Sempre secondo il piano regionale di risanamento e tutela della qualità dell’ aria della Regione Liguria del 2006, le centrali a carbone sono responsabili , in Liguria, dell’ emissione del 90% del mercurio, del 55% del piombo e del nickel, e del 45% dell’ arsenico, tutte sostanze altamente tossiche, in particolare il mercurio ed il piombo per lo sviluppo del feto e del sistema nervoso dei bambini nei primi anni di vita, con riduzione del quoziente intellettivo, aumento di sintomi quali dislessia, autismo, sindrome da ipereccitabilità ecc., mente il cromo secondo il centro di ricerca internazionale contro il cancro (IARC) è cancerogeno per l’uomo.

D: Infine, l’altro indebito riferimento allo scienziato Umberto Veronesi ed agli inceneritori è anch’esso totalmente fuori luogo.
R: Certo e perché è fuori luogo? Quando lui va in televisione a fare certe affermazioni (sapendo di mentire) ha un contraddittorio? Gli è stato offerto ma ha amabilmente declinato … forse perché fuori luogo.

D: Suggerisco anche che si documenti meglio circa l’acqua indispensabile per il raffreddamento degli impianti di produzione di elettricità ed il fatto che questi impianti siano prevalentemente in prossimità del mare NON è del tutto casuale. Pensi anche che l’acqua che viene utilizzata serve SOLO per raffreddare gli impianti e viene poi restituita alla sua origine.
R: Per quanto riguarda il consumo di acqua di falda (progetto envisystem Progetto di costruzione ed esercizio di una nuova unità di taglia 460 MW alimentata a carbone), attualmente è di 1.000.000 di metri cubi e viene utilizzato per ottenere il funzionamento delle turbine, dopo essere stata demineralizzata, perché non utilizzabile tal quale. Questo consumo aumenterà in maniera proporzionale con l’ampliamento della centrale, portando ad un pericoloso impoverimento della falda idrica che fornisce un bacino di abitanti di molte decine di migliaia di persone, cui vengono sottratte quantità idriche pericolosamente vicine ai limiti di sopportabilità.
Può inoltre documentarsi:
- sull’articolo de La Stampa, pag 67, del 28-11-2008: ” … Inoltre il nuovo gruppo a carbone utilizzerebbe solo acqua proveniente dal Depuratore;
- sull’articolo del Secolo XIX del 05/04/2007: “… Un altro intervento previsto nel piano di Tirreno Power consiste nell’utilizzo, per la produzione di vapore, dell’acqua di risulta del depuratore (la cui condotta passa a poche decine di metri dalla centrale vadese) anzichè quella di falda, con un risparmio di circa un milione di metri cubi all’anno di acqua potabile …”

D: Un’ultima considerazione che mi sovviene per il riferimento fatto in altro post alla “desalinizzazione” dell’acqua di mare … Vi assicuro che i pesci non se ne lamenterebbero proprio.
R: Mi sembra superfluo sottolineare che anche qui ha ragione: i pesci “di solito” nessuno li ha mai sentiti lamentarsi.

D: Mi permetta un consiglio: lasci perdere i “grilli parlanti” e si documenti.
R: Come diceva De André: “più che buoni consigli lei può dare solo il cattivo esempio”
Potrei continuare a documentare per molte pagine ancora, citandole una quantità enorme di letteratura internazionale recentissima, in particolare incentrata sui danni alla salute derivanti dalle sostanze inquinanti sulla salute umana.
In definitiva però si può tranquillamente concludere che l’utilizzo del carbone, anche attraverso l’utilizzo delle migliori tecnologie disponibili (BAT) è da considerarsi inevitabilmente in forte antitesi con il rispetto e la salvaguardia della salute umana.
Dal punto di vista economico, rappresenta un affare soltanto per i produttori di carbone ed i produttori di energia elettrica con il carbone, ma ha ricadute economiche fortemente negative sulle comunità che ospitano le centrali a carbone, in particolare a causa dell’enorme impatto sulla spesa sanitaria e previdenziale.

P.S. Secondo lei sono abbastanza documentato per poterne parlare o no? E con questo considero chiusa la faccenda con lei (sa ho cose più importanti da fare, sembra che qui vogliano ampliare una centrale a carbone), a meno che non voglia organizzare un dibattito pubblico in cui venire a savona a discutere di questi argomenti, ma credo già di sapere la risposta, la stessa che ci hanno dato i dirigenti di tirreno power, che avrebbero preteso le domande in anticipo, e no non funziona così !!!

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milena d ha detto..
il 10 novembre 2009 alle 09:12

Esimio prof. Sorgenti,

stavo per leggere tutto il suo pezzo con la massima buona volonta’, ma quando mi e’ caduto l’occhio sul fatto che siamo in ritardo rispetto al tetto di emissioni di CO2 permesse, rispetto ad altri paesi, me ne e’ passata la voglia.

Ce l’ha ordinato il medico, di raggiungere e sforare a ogni costo quel limite, anche se non serve, anche se si porta dietro una marea di altri inquinanti ben peggiori, anche se fa guadagnare molto i soliti pochi, produce una miseria di posti di lavoro rispetto ad altre tendenze di sviluppo sostenibile e rovina irreparabilmente la possibilita’ di percorrere strade migliori?

Continuando a ragionare cosi’, a vedere il tetto di inquinamento come una opportunita’ di guadagno, mandiamo in malora tutto quanto. Puo’ darsi che sia vero, anzi, sara’ senz’altro vero che l’inquinamento va valutato nell’intero ciclo produttivo senza isolarne una parte, ma io sono terra terra, e i il punto e’, vede, che in assoluto non riesco piu’ a credere a una economia basata sulla crescita come valore fondante,

Non ce la possiamo piu’ permettere, il mondo non se la puo’ piu’ permettere, ha mostrato ampiamente i suoi orribili limiti. Prima ce ne rendiamo conto, e meglio e’.

L’alternativa non e’ il declino, come qualcuno vorrebbe farci credere, ma semplicemente uno stile e una qualita’ della vita migliori, un benessere diverso e piu’ distribuito.

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r. bazzano ha detto..
il 10 novembre 2009 alle 09:49

Ah noin mi ero accorto che è il presidente di Assocarboni!
Beh, allora è normale che scriva così. Qualcuno ha mai visto Moratti dire forza Milan? O Monsigor Bagnasco dire che è gisuto togliere i crocifissi? hahahah!
La sua opinione vale come quella del signor Ferrero in merito alla Nutella! ahahahah!

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AT ha detto..
il 10 novembre 2009 alle 13:06

Allora sorgenti stavolta risponde o no?

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fabrizio2001 ha detto..
il 10 novembre 2009 alle 15:15

I miei complimenti per aver avuto l’onestà intellettuale di usare il proprio vero nome.
A quel punto avrebbe anche potuto andare fino in fondo, citando i propri titoli accademici e professionali, in modo da avvalorare la bontà e genuinità delle sue affermazioni.
Mi permetta di ringraziarla per la sua modestia, ma che giammai un tale disinteressato atto di LIBERA informazione passi sotto silenzio!!! Le è quantomeno dovuto! ci penso io a qualificarla!!!

Signori e signore avete avuto la fortuna di abbeverarvi alla fonte della conoscenza energetica grazie a Rinaldo Sorgenti (cito a caso dalle prime di Google): Consigliere e Vice Presidente di Assocarboni, Consigliere e Vice-Presidente Stazione Sperimentale per i combustibili (su nomina del Ministero Attività Produttive) e attualmente Amministratore Unico IUS STRIS S.r.l. – Milano. Ha un’esperienza di oltre 30 anni nel settore dei Controlli ed Ispezioni merceologiche, ed in particolare dei combustibili solidi e dei minerali. In varie occasioni ha fatto parte della delegazione italiana nel contesto di UN-ECE, Comitato per l’Energia (Gruppo di esperti Carbone). E’ stato Direttore Generale e Presidente della Inspectorate Italia S.p.A. – Milano e Direttore della Divisione Minerali e Prodotti chimici della S.G.S. S.p.A. – Milano
(fonte: Fondazione Umberto Veronesi)

A prescindere dalla perfetta condivisibiliità di parte del suo discorso, suvvia, seminare, qua e la, il concetto che il carbone sia più pulito di altri combustibili fossili…. Ma andiamo…

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GUFO ha detto..
il 10 novembre 2009 alle 15:53

POLVERI SOTTILI E SOTTILISSIME

questi sono i veri problemi
e queste cose già si sapevano
allora perche costruire al centro
di una zona a fortissima presenza umana
una centrale a combustione………
per un po di milioni e qualche posto di lavoro

questi errori vanno pagati !!!!!!!!!

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Rinaldo Sorgenti ha detto..
il 1 maggio 2010 alle 15:02

@ AT (non saprei meglio come identificarlo, purtroppo):

Solo ora e casualmente mi è capitato di riconnettermi su questo sito ed ho notato i vari commenti susseguenti al mio post con il quale avevo pensato di offrire una mia riflessione e qualche dettaglio circa l’importanza dell’uso del Carbone per la generazione elettrica in Europa e nel Mondo, in tutti i Paesi più ricchi e sviluppati del Pianeta.
Ovviamente non certo difficile verificare e riscontrare una tale “solare” evidenza, ben diverso è domandarsi il perchè, mentre più facile scivolare su luoghi comuni o tentare di confutare (sarebbe più giusto dire: mistificare) la realtà con fantasiose semplificazioni.

Ora, è noto che qualsiasi attività produttiva ha un impatto ambientale e quello che deve fare l’uomo avveduto è di limitarne quanto meglio possibile l’impatto. Questo è ciò che si cerca di fare nei Paesi democratici e sviluppati, che possono disporre delle conoscenze tecnologiche e della ricchiezza utile per implementare tali innovazioni e miglioramenti, per una produzione oculata ed utile dell’energia, quel vettore fondamentale per il benessere e lo sviluppo.

Non volendo fare una banale tiritera che evidentemente non potrebbe ne essere esaustiva ne convincere chi è pregiudizialmente contrario, soprattutto perchè non vuole esaminare le cose nel merito, mi limito a dire che, ben volentieri, sono a disposizione per un sereno confronto per dibattere dell’argomento, nella speranza che lo si possa affrontare con obiettività.

In tale attesa, un cordiale saluto.

- P.S.: Chi nel frattempo volesse semplicemente documentarsi (visto che qualcuno mette in dubbio i numeri ed i paralleli che hoofferto con il mio precedente commento), prego collegarsi con il sito della I.E.A. (International Energy Agency – Parigi) o con la E.E.A. (Environmental European Agency), così potrà rendersi conto di ciò che avviene nel Mondo, augurandomi che non si pensi che anche questi sono dati strumentali e taroccati per l’occorrenza.

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