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Articolo n° 78801 del 09/11/2009 - 18:03

Ferrania, sindacati: “Ok a misure sociali, garanzie su polo logistico”

Ferrania Cairo

Cairo M. Forte pressione per sollecitare il Ministero dell’Economia alla firma del decreto per la cassa integrazione in deroga per i lavoratori di Ferrania, oltre alla possibilità di proseguire il progetto dei cantieri scuola-lavoro per tutto il periodo di mobilità. E’ quanto è emerso nell’incontro tra Regione Liguria, Provincia di Savona, Comune di Cairo Montenotte e sindacati di categoria sulla vertenza dell’azienda Ferrania.

“Siamo soddisfatti degli impegni assunti da Regione e Provincia per il proseguio della cassa integrazione e dei cantieri scuola lavoro – affermano i sindacati -, siamo invece preoccupati riguardo al futuro industriale, come ad esempio il polo della logistica”. Perplessità sono state espresse sulla possibilità che entrino in gioco le aree ex Ip di Quiliano, dopo l’accordo con NordiConad per un nuovo centro di distribuzione. E’ stato il dirigente dell’assessorato alle attività produttive della Regione Liguria, il dott. Della Casa, a fornire garanzie sulla volontà della Regione di finanziare il polo logistico per Ferrania.

Entro i primi di dicembre verrà convocato un nuovo tavolo di confronto per fare il punto sulle prospettive di rilancio dell’azienda cairese, a cominciare dalla centrale a biomasse, fino al progetto del fotovoltaico e della logistica. “E ora di sapere quale futuro ci aspetta”, concludono i sindacati.

 

Federico De Rossi

3 commenti a “Ferrania, sindacati: “Ok a misure sociali, garanzie su polo logistico””
Aurelio Bianchi ha detto..
il 9 novembre 2009 alle 20:16

Si ha l’impressione che i politicotti nostrani usino i lavoratori per far pressione, per ottenere finanziamenti.
Ma non hanno la più pallida idea di cosa farne, sia dei soldi che dei lavoratori.
In un altro paese sarebbe vergognoso.

Come è scandaloso che un sindacalista dica, dopo 6 anni incertezza: “E’ ora di sapere quale futuro ci aspetta”.
Dov’è stato il sindacato finora? e da che parte?

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Pozz ha detto..
il 10 novembre 2009 alle 05:57

Purtroppo questa telenovela si trasformerà dall’agonia a un mesto funebre evento per il sito ValBormidese. Storia insegna che se un imprenditore vuole investire perchè ne intravvede la possibilità di rendita lo fa senza tante storie. Qui, invece, al di fuori delle affermazioni e dei vari progetti ventilati rimane solo il declino dello stabilimento che rimarrà un “parco” produttivo per poche maestranze nel mentre le altre saranno ricollocate verso altre attività (perlomeno si spera). Inutile dire che dalla Valle scappano tutti, se non quelli ormai consolidati in struttura artigianale. Cairo reindustria, lo stesso vedasi per il Carcarese, si sono dimostrati dei fallimenti per il semplice fatto che nulla era previsto concretamente se non annunci per mitigare, a quei tempi, la situazione sociale che stava diventando pesante. Ora si faranno i cantieri scuola. Questa è un’altra trovata per far dare dei soldi ai lavoratori ma è una bufala nel senso che a fronte di un nulla quantomeno si tengono i lavoratori ancorati a dei progetti che da una parte gli consentono di percepire reddito, dall’altra in quanche modo restare presenti nel panorama del mercato del lavoro. Purtroppo è la realtà e purtroppo a pagarne le conseguenze ne saremo tutti. Politici e Sindacati? Quando questi hanno raggiunto l’obiettivo della CIG per qualche altro mese sono tranquilli con loro stessi. Questa è la realtà. Purtroppo.

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milena d ha detto..
il 10 novembre 2009 alle 08:59

Vero, sono troppi anni ormai che va avanti questa triste passerella.

Che poi si chiedano garanzie sul “polo logistico” fa amaramente sorridere.

Lo sanno tutti che se c’e’ qualcosa di orribilmente devastante e inquinante per il territorio, e che produce poca o nulla occupazione, (ma alti profitti, ahime’), e’ proprio la logistica.

Qui sa troppo di manovra, di partita a scacchi con i lavoratori esibiti a mo’ di pedine, e la posta in gioco sono le lucrose aree retroportuali, ora promesse, a quanto pare, a Quiliano.

Se proprio si avesse a cuore la sorte di questa povera fabbrica o di cio’ che ne resta, si chiederebbero (e si sarebbero chiesti con forza, quando ancora rimaneva in piedi qualcosa del laboratorio) investimenti su ricerca, fotovoltaico e simili. Altro che cassoni.

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