Albenga, comitato contro i negozi gestiti da extracomunitari
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Albenga. Il Cisa, comitato per la sicurezza di Albenga, si scaglia contro i negozi di extracomunitari gestiti da extracomunitari presenti in viale Pontelungo. “L’alta concentrazione di questi esercizi in poche centinaia di metri – spiega il comitato – rende la zona, specialmente nei giorni festivi e nelle ore serali, dominio di marocchini, cingalesi, egiziani, indiani ed altre etnie che stazionano per ore sotto le finestre facendo chiasso, bevendo birra e creando degrado.
“Siamo cittadini come gli altri vogliamo riavere la nostra tranquillità, la nostra sicurezza e, soprattutto, vogliamo riposare, almeno la domenica” prosegue poi il Cisa, che conclude polemicamente: “Adesso diciamo basta: siamo stanchi di essere considerati cittadini di ‘serie B’”.
4 commenti a “Albenga, comitato contro i negozi gestiti da extracomunitari”
queste proteste non servono a niente. come si fa a far andare via negozianti (in regola) che hanno comprato una licenza? li spediamo in siberia espropriando i loro legittimi beni?
le amministrazioni hanno un solo strumento: il piano del commercio. se né prima né dopo nessuno ci ha pensato, mettendo paletti spesso discutibili e “border line”, come si fa oggi a dire che tali negozi devono tornare agli italiani?
spesso si sente dire che vogliamo negozi aperti alla domenica. cosa facciamo, una norma che dica ” … aperti alla domenica escluso quelli di marocchini o cingalesi?”
certo la frequentazione di ogni posto deve essere rispettosa delle leggi, sia sul rumore, sia sulla rumenta lasciata per strada. ma questo vale per tutti i posti, le amministrazioni dovrebbero organizzare controlli su tutto il territorio e questo è sicuramente fattibile.
solo una volta al di fuori di un pub ho visto un cartello che diceva “invito tutti i miei clienti ad essere rispettosi dei miei vicini, che di notte hanno diritto di dormire. grazie per la collaborazione”.
provate a proporre tale cartello agli esercenti nostrani.
Concordo con prettydog53, il problema è l’incapacità e la superficialità delle amministrazioni.
Ha ragione prettyDog53: l’unica arma è elaborare un piano del commercio mettendo dei “paletti” che non infrangano le libertà civili costituzionali e ponendo in essere una tenace vigilanza a chè gli esercenti responsabili degli abusi o presunti tali siano puniti insieme ai loro avventori (sulla base di norme che già esistono tipo il TULPS e le varie ordinanze che il Sindaco potrà emanare).
La cosa proncipale è che si realizzi un apparato normativo (piano del commercio) che non leda i diritti fondamentali….Non si potrà certo vietare la vendita di prodotti di origine nord-africana ma si potrà effettuare una accorta vigilanza affinchè i prodotti venduti siano conformi alla nostra Legislazione. Non si potrà certo impedire agli avventori di parlare o riunirsi in piccoli gruppi…ma si potrà loro impedire di schiammazzare, ubriacarsi, intralciare i percorsi pedonali, bivaccare, etc.etc. Le stesse norme che devono rispettare gli italiani devono essere rispettate dagli extra-comunitari (svizzeri ed austriaci compresi…)-
Oltre non si puo’ e nn si deve andare. Non mi reputo nè conservatore nè iper-garantista ma sono fermamente convinto che un marocchino o uno svizzero non si possano permettere di infrangere la Legge solo perchè sono stranieri.



chisà se quegli addromentati degli amministratori comunali adesso se ne accorgeranno. si inciampassero inuna delle tante bottiglie di birra abbandonate e prendessero una facciata per terra magari si renderebbero conto….