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Articolo n° 73511 del 11/09/2009 - 19:01

Le centrali Frascheri e Mu contro il latte alla spina

bicchiere di latte

Bardineto. Le centrali Frascheri e Mu alla carica contro il latte crudo. L’industria di trasformazione savonese prende posizione alla vigilia dell’inaugurazione a Cairo Montenotte, in piazza XX Settembre, del primo distributore di latte allo stato naturale, ovvero così com’è prodotto dalla mucca, prima ancora che venga pastorizzato e impacchettato.

Le aziende Frascheri e Mu sono schierate sulla stessa linea: “Il Ministero della Salute ha recentemente stabilito che le macchine erogatrici di latte crudo devono riportare in rosso l’indicazione chiaramente visibile ‘prodotto da consumarsi solo dopo la bollitura’. La bollitura significa un riscaldamento del latte a 100°. Cosa succede nel latte tra i 75° (temperatura di pastorizzazione) e i 100° (temperatura di bollitura)? Si bruciano proteine, vitamine e sali minerali. Si altera il gusto”.

Le argomentazioni delle due centrali savonesi fanno proprie le tesi di uno studio dell’ingegner Riccardo Pozzoli, esponente di Assolatte (associazione di categoria di Confindustria): “L’estendersi del fenomeno delle cosiddette macchinette o dispenser erogatrici di latte crudo, un fenomeno essenzialmente italiano, è un non senso sia sotto il profilo economico che sotto quello energetico e soprattutto sotto quello sanitario. La motivazione principale usata dai sostenitori non è quella che si tratta di un prodotto diverso, come effettivamente è, ma quella che si risparmia fino al 30% rispetto al latte fresco acquistato al supermercato. Questo non è vero, perché oggi al supermercato o al discount si possono trovare confezioni di latte con un ventaglio di prezzi che vanno da un minimo di 0,59 euro/l (un sottocosto non dichiarato) ad un massimo di 1,71 euro/l, con tanto di indicazione di origine del latte (obbligatoria per legge) che certifica trattarsi di latte italiano, contro un prezzo di 1 euro più il contenitore per il latte sfuso”.

La notizia dell’apertura di un distributore di latte crudo a Cairo, promosso dall’azienda Alcide Accusani che si occupa di agricoltura biologica e dalla Saint-Gobain Vetri, produttore di contenitori alimentari in vetro, ha subito messo sull’allerta le centrali di Bardineto e di Savona. Frascheri e Mu illustrano le critiche che muovono al prodotto “alla spina”: “Non è vero che è più digeribile, perché i globuli di grasso non sono omogeneizzati e questo comporta difficile digeribilità. Non è vero che è più gustoso, perché talvolta si percepisce l’aroma di stalla e c’è a chi proprio non piace. Non è vero che è ricco di proteine, perché ne contiene la stessa quantità del latte pastorizzato ed è con la bollitura che si danneggia il contenuto proteico. Non è vero che è particolarmente ricco di vitamine, perché il processo di pastorizzazione determina solamente una perdita da 0 a 10% di vitamine”.

L’industria di trasformazione elenca anche le malattie più frequentemente associate al consumo di latte crudo, dalla febbre tifoidea alla difterite alle infezioni streptococciche, e poi sottolinea: “Sarebbe corretto, ed anzi indispensabile, che al consumatore venisse data un’informazione completa di cosa significa assumere latte crudo senza le dovute precauzioni, in modo di consentirgli di fare le sue scelte a ragion veduta: se cioè assumersi una certa dose di rischio consumandolo tal quale o se farlo bollire, riducendo il rischio, ma rendendolo di qualità nutritiva nettamente inferiore al latte pastorizzato”.

Ai sostenitori del latte crudo che perorano la causa ambientale, affermando che con meno camion per il trasporto si riducono le emissioni di gas di scarico e quindi si risparmia energia, così rispondono le centrali del latte: “Non è vero: se sommiamo i consumi e i gas di scarico delle automobili utilizzate dai consumatori per comprare quotidianamente un litro di latte abbiamo un risultato certamente superiore, a parità di litri venduti”. A coloro che sostengono la causa del riciclaggio dei contenitori, le centrali replicano: “Attualmente le industrie utilizzano contenitori o totalmente riciclabili (vetro e PET) o riciclabili al 90% (poliaccoppiato carta-polietilene). Si spreca un numero inferiore di contenitori, riutilizzando le bottiglie dell’acqua o rilavando le bottiglie riempite in precedenza. E’ vero, ma i rischi igienico-sanitari derivanti dall’utilizzo di contenitori non perfettamente puliti si sommano a quelli derivanti dal latte crudo. Nel consumo di latte crudo, in caso di tossinfezione alimentare, come si può essere certi che la causa derivi dal contenuto o dal contenitore, di chi è la responsabilità penale, del consumatore o del produttore di latte?”.

 

Redazione

45 commenti a “Le centrali Frascheri e Mu contro il latte alla spina”
gigi77 ha detto..
il 12 settembre 2009 alle 09:45

x non perdere soldi si attaccano a qualsiasi cosa…in campagna da mia zia si beveva praticamente appena munto,ancora caldo di vacca e non c’è mai successo niente,l’importante è come vengono allevate le mucche…quello è il vero latte fresco non quello che si compra nei supermercati,poi se a uno non piace xkè effettivamente il gusto è un po diverso da quello industriale che ci hanno abituato a bere,non penso che se lo compri….grande iniziativa l’appoggio in pieno da estendere anke a molti altri prodotti

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Enrico Fabbri ha detto..
il 12 settembre 2009 alle 10:01

E’ evidente che ci sono grossi problemi igienici.
Chi garantirà la reale pulizia quotidiana del serbatoio del latte?
Che interesse avrà il venditore a gettare tutto il latte invenduto?
Chi glielo ripagherà?
I costi non saranno eccessivi per il gestore, e quindi il prodotto potrà diventare non sicuro?

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badarul ha detto..
il 12 settembre 2009 alle 11:45

concordo pienamente……….
………questa uscita,e’ solamente la dimostrazione che da a vedere cosa voglia dire andare a toccare nel vivo la grossa distribuzione.
I piccoli produttori,vengono messi in difficolta’.
Poi,se uno va a ricercare un prodotto nostrano come latte,verdura,o altri prodotti,sicuramente,mette in preventivo a cosa va in contro.
Sicuramente,una volta,anche i signori imprenditori del latte,bevevano il latte di vacca crudo,o dopo bollitura,o forse non ricordano???
Quando a questi signori,gli viene messo nel bicchiere vino prodotto in casa,oppure nel piatto una conserva fatta in casa,vorrei sapere che dicono………sicuramente apprezzano,e non credo che vadano a pensare se l’uva per fare il vino sia stata lavata da i diserbanti che vengono spruzzati sull’uva.
Quindi,non credo che signori di quel calibro,debbano preoccuparsi di un piccolo distributore alla spina.
Se vengono autorizzati questi distributori,credo che le autorita’ competenti,abbiamo fatto tutti gli accertamenti che prevedono le leggi.
Quindi……………lasciamo lavorare anche i piccoli,altrimenti,rischiamo di monopolizzare tutto.

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Bandito ha detto..
il 12 settembre 2009 alle 17:49

Il problema è un altro, nessuno vuole impedire a questa gente di bere latte appena munto (forse) dalla vacca. Ma se prendono qualche infezione, chi ne pagherà le cure? Noi, come al solito. Almeno gli si faccia firmare una manleva che sollevi il servizio sanitario nazionale dal pagare la cure per un rischio cercato volontariamente

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badarul ha detto..
il 12 settembre 2009 alle 17:52

se ci fossero stati evidenti problemi igienici,manco lo avrebbero lasciato mettere in funzione.
discorso invenduto,il titolare del distributore,avra’ sicuramente fatto i suoi conti prima di piazzare la macchinetta,o no????

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lui la plume ha detto..
il 12 settembre 2009 alle 18:02

Per qualche settimana ho lavorato a Campione e ….. ho lasciato moglie e tre figli piccini (snif snif) a Lanzo d’Intelvi in un ottimo albergo in cui pagavo come pensione per quattro persone e …. mezza (io) quanto in precedenza spendevo sul lago.

In quel periodo a tavola vi era sempre la caraffa di latte fresco …… delle mucche della zona.

Ora sono nonno e quel latte ….. non ha fatto male a nessuno.

Il problema dei fornitori di cartocci di latte e’ insito nel cartoccio stesso …. ripugna buttare questa piccola opera d’arte con fogli di alluminio fissati a plastica e cartone …. un oggetto che pare impossibile riciclare.

Un tempo si acquistava il latte fresco i una bottiglia di vetro che andava restituita al lattaio pena la perdita di una cauzione …..
(tanto per far due conti la cauzione era di cinquanta lire su un litro di latte che ne costava 80 …. il 62,5% del prodotto completo era legato al contenitore …….. se poi si tiene conto che il lavaggio, la sterilizzazione della bottiglia, il cappuccio di metallo che la chiudeva … senza pensare al trasporto gravavano ancora sulle 80 lire pagate per il latte ………)

Poi qualcuno si e’ inventato il cartoccio (prima triangolare) da buttare in discarica cartoccio che viene pagato totalmente dal consumatore che si incarica anche del pagamento delle spese di smaltimento.

Poi vi e’ stato un momento di ripensamento ed il latte e’ stato venduto in sacchetti di plastica perfettamente riciclabili …. ma a qualcuno la cosa non andava bene e si e’ tornati allo spreco.

Ecco in molti si sono “rotti” e questo spreco non e’ piu’ di moda oggi anche nella grande distribuzione si trovano reparti dove il contenitore …. e’ sparito non slo per il latte, i detersivi, il vino, le granaglie i dolci, certo cio’ avviene dove la grande distribuzione agisce in concorrenza con se’ stessa ….. dove esiste una grande distribuzione che opera in assenza di concorrenza ….. ci si appisola.

Sarebbe bene ripensare in tempi brevi a

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lui la plume ha detto..
il 12 settembre 2009 alle 18:14

Ops …. perso un pezzo ….

Sarebbe bene ripensare in tempi brevi ad evitare questi sprechi assurdi, provate ad abbandonare i contenitori in tetrapack o meglio tornate a vendere il latte con l’economico contenitore in plastica che si inseriva un una brocca speciale che ne consentiva l’uso e la conservazione in frigo anche con contenitore aperto.

Per non fare concorrenza sleale al contenitore sotto accusa provate a vendere il prodotto in confezione (in plastica riciclabile) da 375 o 750 il prezzo di vendita dovrebbe non contenere il costo oggi assurdo del contenitore.

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agostinelli ha detto..
il 12 settembre 2009 alle 18:29

Vogliamo i distributori di latte crudo anche a Savona

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badarul ha detto..
il 12 settembre 2009 alle 19:19

Infezioni??????????
Non ricordo che abbiano parlato di infezioni ultimamente.

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sudor ha detto..
il 13 settembre 2009 alle 09:32

Qualcuno di voi ha mai bevuto latte crudo?????
Mia moglie sì, quando era bambina, e si é presa una bella infezione e pure l’epatite.
Solo coloro i quali non sanno cosa c’é dentro una centrale del latte possono schierarsi contro le centrali stesse!

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danam ha detto..
il 13 settembre 2009 alle 11:48

Mi associo alla richiesta del Sig. Agostinelli, latte crudo anche a Savona!

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lui la plume ha detto..
il 13 settembre 2009 alle 12:39

X Sudor
Anche io ho bevuto latte di mungitura …. una bella passeggiata, arrivavo alla cascina con i bambini (ora adulti) ed un bidoncino …. una passeggiata per ritornare e … non ne ricordo il sapore ne le caratteristiche ma … di certo nessuna infezione … certo forse ci e’ semplicemente andata bene ed il consumo era limitato ai periodi “festivi” non e’ stato certamente bollito a 100 gradi …. certo “forse” ci e’ andata bene e basta …. forse ….. forse il problema si lega esclusivamente a problemi economici montati su’ dai fornitori dei contenitori che costano piu’ del latte che contengono …. forse …. io posso testimoniare solo per la mia esperienza.

PS. non e’ che il latte in cascina costasse meno … per quanto ne so’ potrebbero anche avermi venduto latte della centrale travasato ….. quadagnadoci sopra, ma non ero il solo a fare la passeggiata.

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gigi77 ha detto..
il 13 settembre 2009 alle 12:54

x sudor spiace dell’inconveniente,ma come ho scritto noi lo si beveva appena munto e spesso direttamente nella stalla senza avere problemi…i miei zii continuano ancora ora a farlo e non è mai successo niente e penso tutti quelli che hanno vacche lo fanno

lo ripeto GRANDE INIZIATIVA e volendo potrebbero farlo anke le centrali

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Riverbero ha detto..
il 13 settembre 2009 alle 17:27

Comè possibile che in trentino questo servizio funzioni benissimo e qui da noi cè già una levata di scudi?

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solfonitrica ha detto..
il 13 settembre 2009 alle 22:01

Cominciamoa fissare alcuni punti sull’argomento:

PREZZO – Il latte alla stalla viene pagato 25-35 centesimi al litro ai produttori (cfr. http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_1651693943.html) e rivenduto da Mu e Frascheri a 1,15 1,30 euro al litro.Si fa più fatica e si rischia di più ad allevare, curare, mungere una vacca o a mettere li latte nei brick e distribuirlo?
SICUREZZA – Sebbene prodotto da vacche controllate il latte crudo presenta dei rischi sanitari ed è per questo che va sempre bollito, perdendo un pò delle caratteristiche organolettiche e nutrizionali.
CONTENITORI – Gli inballaggi sono una vera piaga ambientale e rappresentano più dell’80% dei rifiuti inorganici. La dispensazione alla spina è una tecnica sacrosanta.

Lasciando il latte crudo ai puristi con l’avvertenza di bollirlo sempre, non si potrebbe dispensare alla spina anche un bel pastorizzato o ancor meglio un microfiltrato a 50-60 centesimi con la soddisfazione di tutti (tranne naturalmente Mu e Frascheri )?

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Alexx ha detto..
il 14 settembre 2009 alle 07:30

Utilizzo da parecchio tempo latte crudo alla spina e posso assicurarvi che non ho mai avuto il benché minimo effetto collaterale. E’ ovvio che una tale iniziativa terrorizzi chi produce latte confezionato: si ripropone la stessa diatriba che esiste fra i produttori di acqua confezionata e i produttori di depuratori d’acqua casalinghi che offrono, mediamente, acqua di qualità superiore a prezzi più bassi. E’ ovvio che quando si lede un business in qualche modo si deve reagire….

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r. bazzano ha detto..
il 14 settembre 2009 alle 08:37

Ho bevuto latte crudo un sacco di volte e non ho mai avuto nulla, ho bevuto anche per una vita il latte della Centrale di Savona che reputo buonissimo, ma non credo sia questo il nocciolo della questione.

Piuttosto credo sia facilmente comprensibile che, vista una iniziativa che può far calare i guadagni, le due aziende produttrici di latte della nostra provincia si alleano per darle contro con ogni arma a loro disposizione.
Nessuno vuole che tutti bevano latte crudo da domani (anche perchè non tutti possono “reggerlo”) ma credo sia giusto che chiunque vuole berlo ne abbia facile disponibilità.

Lascio ad altri commentatori fantasiosi sondare gli improbabili rischi di avvelenamento volontario del latte, scarsa igiene ecc. Ci sono gli stessi rischi che in un grosso stabilimento di produzinoe, dato che le leggi e i controlli se si vuole si riescono ad aggirare con un po’ di ingegno e connivenza.

Questo solo per dire che il rischio c’è sempre e ovunque, nei piccoli distributori come nelle centrali. ragion per cui chi vuol bersi il latte crudo se lo beva con buona pace delle varie centrali del latte che tutelano ovviamente i loro interessi e non certo quelli dei cittadini.

La cosa che mi spiace veramente è che si utilizzi l’arma del terrorismo psicologico per non perdere quote di mercato… sembrano le “MUSSE” che raccontava Bush sulle armi nucleari di Saddam per potersi prendere il pertrolio dell’Iraq….

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corsaronero ha detto..
il 14 settembre 2009 alle 09:33

Io il latte crudo ho la fortuna di berlo tutti i giorni. Grande iniziativa, approvo e spero che venga estesa in ogni Comune.

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Enrico Fabbri ha detto..
il 14 settembre 2009 alle 10:14

Non voglio fare polemica, ma è necessario chiarire che sui distributori di latte fresco c’è scritto in rosso a caratteri cubitali “CONSUMARE SOLO DOPO BOLLITURA”, e questo dice già qualcosa ai fautori del “crudo”.
Mi dispiace per il sig. Bazzano, ma i controlli sui procedimenti igienici di uno stabilimento non sono paragonabili a quelli di un distributore isolato, gestito da una azienda familiare distante trenta chilometri.
Quindi non si tratta di terrorismo o altro, ma di semplice buon senso.

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Alexx ha detto..
il 14 settembre 2009 alle 10:58

“Mi dispiace per il sig. Bazzano, ma i controlli sui procedimenti igienici di uno stabilimento non sono paragonabili a quelli di un distributore isolato, gestito da una azienda familiare distante trenta chilometri.”…
Mi dispiace sfatare un mito ma la centrale del latte di savona NON TIENE le mucche all’interno del proprio stabilimento, come anch’io credevo da piccolo…

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lui la plume ha detto..
il 14 settembre 2009 alle 11:09

Ho cercato invano di spostare il problema sul costo della confezione.

Si puo’ sapere quanto incide il confezionamento nel cartoccio a perdere?

Si puo’ sapere quanta “rumenta” mette in circolazione le due centrali che contestano il “latte alla spina”?

Si puo’ sapere se esistono controindicazioni all’acquisto del latte “pastorizzato” alla spina o con un contenitore piu’ ecologico?

Ci stiamo orientando alla riduzione degli imballi inutili …. ci vorra’ del tempo …. ma e’ ora che le aziende se ne rendano conto e provvedano come possono.

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citha ha detto..
il 14 settembre 2009 alle 11:22

Il buon senso e l’esperienza ci dicono che è possibile bere latte “crudo” con rischi tutto sommato trascurabili; è giusto rimarcare che, a norma di legge, per essere sicuri al 100% di non contrarre alcun tipo di malattia trasmessa da agenti biologici è necessario far bollire il latte crudo. Ma diciamo la verità: se l’azienda che vende il latte crudo fa sottopone le proprie mucche a periodici controlli veterinari e segue le elementari nome igieniche i rischi paventati sono trascurabili e non vedo perchè un cittadino, dopo che è stato adeguatamente informato, non possa avere l’opportunità di consumare tranquillamente questo prodotto. Il distributore isolato che segue le normative ed i controlli di legge ha gli stessi diritti dello stabilimento; e poi per dirla tutta anche nei grossi stabilimenti possono avvenire errori così come è già accaduto in passato (ricordo problemi con le acque minerali o con gli Yogurt di una famosa azienda italiana).

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Paolo Pupi ha detto..
il 14 settembre 2009 alle 12:47

Suggerisco a chiunque abbia voglia di informarsi e documentarsi sulla questione “latte crudo” il seguente link : http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/12/16/il-buon-latte-crudo-di-una-volta/
dove potrete leggere un articolo chiaro, documentato e ricco di bibliografia di riferimento.
Ma in realtà mi sentirei di suggerirlo a tutti.
Buona giornata e buona lettura.

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Bruno Pirastu ha detto..
il 14 settembre 2009 alle 13:16

Un conto è bere latte di “stalla” con la sua densità,aromi e sapore ( base dell’eventual eformaggio ) altro invece è l’acqua bianca del latte confezionato. Mi allineo nei ricordi con Lui , la storia del latte , le Centrali , il bidoncino , la Latteria. Passata l’icona resta il fatto che le stalle oggi sono controllate e non sono più il deposito di … , lo stesso vale per il latte. Circa poi le sterilizzazioni, il non usato e altro, penso che sia oggetto di tutti i controlli possibili e immaginabili da parte delle ASL ma anche degli stessi venditori, consapevoli che si tratta di una sfida e che non son certo così tonti da farsi prendere in contropiede. Vale forse il fatto che per funzionare bene si dovrebbe avere un consumo non solo elevato ma diverso da quello attuale dove il latte, spesso , si compra una volta al mese , facendo attenzione alla data di scadenza. Consumare latte fresco presuppone uno stile di vita diverso e che portroppo non è sempre possibile seguire. Certo è che avere in frigorifero una bottiglia di latte veramente fresco è un signor vivere.

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unbe ha detto..
il 14 settembre 2009 alle 14:11

Mi avete fatto venire voglia di provarlo, stasera lo vado a prendere. Il latte crudo lo avevo bevuto da piccolo in montagna dai miei nonni ma purtroppo non mi ricordo più la differenza con quello confezionato. Lasciate perdere gli allarmismi, ci vogliono prendere tutti per scemi.

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lui la plume ha detto..
il 14 settembre 2009 alle 14:16

Ci sono individui che non si rendono conto che a raccontare panzane perdono credibilita’.

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Calu ha detto..
il 14 settembre 2009 alle 16:24

Io non vedo niente di male nelle proteste di Frascheri e Mu. Sono comprensibili, semplicemente tentano di tutelare un loro interesse di produttori e lo fanno in modo trasparente, facendosi intervistare da una testata che peraltro essi stessi finanziano (se non sbaglio, Frascheri è sponsor di IVG, ho visto più volte dei banner)

Sta a al lettore fare le dovute considerazioni. Un individuo è libero nel momento in cui è in grado di fare scelte obiettive sulla base delle informazioni che riesce a racogliere.

Personalmente, leggendo questo articolo, le mie opinioni non mutano. E’ come se andassi da un concessionario Ford e chiedessi “cosa ne pensa della Toyota Corolla?” – è chiaro che il rivenditore parlerà secondo il suo interesse. Scemo io se lo prendo per oro colato.

L’unica cosa che mi fa storcere il naso è la dichiarazione “talvolta si percepisce l’aroma di stalla e c’è a chi proprio non piace” – non ha senso logico, i gusti di alcuni non possono influenzare la legittimità di un commercio. A me non piacciono le rape, le vietiamo?

Ciò detto, sostengo gli spunti di Lui la Plume riguardante i costi di confezionamento. Buona intuizione.

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r. bazzano ha detto..
il 14 settembre 2009 alle 16:31

Signor Fabbri, mi spiace, ma la grandezza di un’azienda non influisce minimamente sulla sicurezza die controlli igienici.
Non so se ricorda, ma azioni e obbligazioni “Lehman brothers” il giorno prima di fallire venivano vendute copme sicure. e non era una grande e solid acompagnia quella?
Certo, l’una è sicurezza economica e l’altra è sicurezza sanitaria, ma questo per dimostrare come non sono le dimensini a dare garanzia di sicurezza.
Personalmente mi fido dell’igiene della Centrale del Latte e di Frascheri, come anche dei piccoli produttori fino aprova contraria, che forse hanno più interesse/paura dei grandi, dato che una sanzione pesante per loro vuol dire chiudere…
Comunque il verdetto lo darà il mercato. e forse il latte crudo (bollito o meno) contribuirà ad aumentare un po’ i nostri anticorpi che a forza di “roba asettica” si sono dileguati.

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r. bazzano ha detto..
il 14 settembre 2009 alle 16:37

Personalmente credo sia ben più pericoloso mangiare dei muscoli scaduti o mal conservati… ma nessuno si è mai sognato di criminalizzare i pescivendoli o di costringere la gente a mangiarli solo al ristorante già “lavorati”…

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Alecsander ha detto..
il 14 settembre 2009 alle 17:13

E’ vero che il latte crudo può essere pericoloso. Allo stesso modo sono pericolosi i coltelli che tutti abbiamo in cucina, la corrente elettrica che ci circonda, ancora di più sono pericolose le automobili, i camion, le signarette, perfino il peperoncino (pensa se andasse negli occhi…).

Arriveremo al punto, come negli USA, in cui ci sarà bisogno di scrivere “Attenzione: calda quando è accesa” sulle stufe a legna oppure “Attenzione: gli oggetti negli specchi compaiono al contrario” come sugli specchietti retrovisori.

Siamo in regime di libera concorrenza e se le ditte produttrici di latte vogliono competere con il distributore di latte crudo facciano il favore di gareggiare in qualità e non in polemiche misere.
Producano (e ne sono capaci, che sono professionali, su questo non ci piove) un latte di qualità superiore, prodotto esclusivamente con vacche della provincia di Savona, oppure latte esclusivamente dell’Alta Val Bormida, poi che siano i consumatori (bene informati) a scegliere.
Ma non si dica che “quel” latte può far male, può inquinare, o altre cose insensate.
La strada della qualità e della sinergia con altre industrie “illuminate” come la Saint-Gobain, produttrice delle bottiglie, indicano una via importante. Anzichè detrarre, cari imprenditori del settore alimentare, imparate e fate di meglio!

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Bruno Pirastu ha detto..
il 14 settembre 2009 alle 18:49

Collegabile a questa notizia quella di qualche tempo fa quando , in crisi anche le produttrici di acque minerali, in una tarsmissioni Tv rivolta ai consumatori è stata ripresa la guerra all’acqua del rubinetto che … non è , che potrebbe …. che sarebbe …. e quindi ,meglio quella imbottigliata ( da loro ). Circa la bollitura , non so voi , ma c’è gente che usa bollire il latte sempre e comunque , anche quello in cartoccio, per lasciarlo rafreddare prima di berlo. Cosa beve ?

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jchnusa ha detto..
il 14 settembre 2009 alle 21:31

Se posso dico anch’io la mia sino 1980 vivevo in Sardegna e quotidianamente consumavamo solo latte fresco e di pecora che notoriamente ha un gusto molto più forte, naturalmente consumato dopo bollitura, ma ricordo che ci recavamo o alla latteria ma meglio direttamente al pastore che mungeva le sue pecore proprio davanti a noi vi erano delle persone che bevevano il latte appena munto sui boccali come si beve la birra io no perché non mi piace il gusto del latte bianco senza caffè o cioccolata. Non sono a conoscenza di nessuna intossicazione o avvelenamento o infezione o peggio ancora di epatite, credo che queste cose rientrano nel tipo di igiene che ognuno ha e nel gestire il latte e i contenitori che si utilizzano., da bambino ricordo che le regole erano : la pulizia assoluta dei recipienti perché altrimenti il latte si quagliava d’altronde con il siero si fanno alcuni tipi di formaggi. E sopratutto la bollitura in sintesi se il latte si guasta per cattiva igiene ( cattiva pulizia di un giorno naturalmente non se conservi i recipienti nella fogna)te ne accorgi perché è imbevibile . Nel 1993 ricordo, a chi tira fuori lo spauracchio del latte al distributore, che compravamo il latte fresco di una delle due ditte citate nell’ articolo per mio figlio nel versare sul tegame il latte dalla confezione scese un liquido verdastro e puzzolente informammo la titolare della latteria che ci rispose che lei non era dentro la confezione e che non poteva farci nulla, decidemmo di informare i carabinieri che dopo un primo controllo sequestrarono tutta quella partita di latte proprio perché era verde naturalmente fecero delle analisi , alcuni giorni dopo ricevemmo una lettera della ditta che scusandosi ci avvertiva che il problema era da imputarsi al lavaggio delle macchine per la lavorazione del latte e che erroneamente venne inscatolato il liquido di lavaggio ma che comunque non era pericoloso così dissero loro .
Ps c’e da dire anche che da giovane mangiavo muscoli e ricci di mare crudi oggi non ci penso proprio,
comunque non vedo nessun pericolo nel latte fresco, certo se pensiamo al vino al metanolo allora le cose cambiano

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GUFO ha detto..
il 14 settembre 2009 alle 22:05

“”contribuirà ad aumentare un po’ i nostri anticorpi che a forza di “roba asettica” si sono dileguati.”"”

il problema è proprio quì …..
io sono cresciuto con litri e litri di latte
appena munto bollito e non….
il contadino,allevatore di una sola mucca
ce lo portava nello “STAGNUNETTU”
appena arrivava lo bevevamo crudo….
dopo veniva bollito……
poi i miei figli sono cresciuti nella cultura
del tutto pulito….amuchina a taniche
ora non me la sento di consigliare ai miei nipoti
il latte crudo…..secondo me le difese immunitarie
non si creano dall’oggi al domani
erano il frutto di tutto un sistema di vita

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badarul ha detto..
il 18 settembre 2009 alle 16:57

infatti………..
una volta era tutto diverso.
il latte arrivava dalla stalla
il pomodoro dall’orto
la frutta si coglieva sugli alberi
l’acqua,era del rubinetto o di fontana
la minestra si faceva con le verdure d’orto e non con quella nella busta

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GUFO ha detto..
il 18 settembre 2009 alle 21:30

comunque quello che mi lascia perplesso
è la saturazione di questo forum!!!!!!!!
per carità giusto problema……
ma non dire niente di arei anticendio
rifiutati e pale eoliche bocciate….
mi fa pensare::::::
“”"”cosa ci sto a fare su ivg”"”"

parole,parole……….e i fatti????????

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lui la plume ha detto..
il 19 settembre 2009 alle 01:02

Oggi ho notato a Milano un cartellone pubblicitario della tetrapak che diceva ….. il contenitore tetrapak si ricicla nella carta. …….

Che abbiano letto ? ….

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lui la plume ha detto..
il 19 settembre 2009 alle 09:49

x gufo
in altri capannelli presenti nella piazza virtuale di ivg sono trattati anche gli argomenti pale ed aeroplani,

probabilmente cio’ che riguarda la vita normale, la spesa quotidiana raccoglie piu’ interesse.

Quando arrivera’ il conto da pagare per l’avventura nucleare in cui ci stiamo cacciando vedrai che l’interesse si spostera’ in quella direzione (tardi purtroppo visto che arrivera’ “dopo” le elezioni e …. si contano sulla punta delle dita i politici avversi alla realizzazione*).

Ciao

*alcuni alla parola “realizzazione” sostituiscono la parola “torta” non ho mai capito il perche’ …. qualcuno me lo spiega?

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jchnusa ha detto..
il 19 settembre 2009 alle 13:07

Grazie a dio c’è ancora la libertà di espressione e grazie a dio esistono testate come I.V.G. che ci danno la possibilità di commentare gli articoli pubblicati e ognuno può lasciare il suo commento che sia gradito o no a chi lo legge, credo che la maggior parte dei lettori come me che leggono cose tipo
“”"”cosa ci sto a fare su ivg”"”" si chiedono appunto ma cosa ci stanno a fare se vedono solo in negativo? E non accettano i commenti diversi dalle loro aspettative? Grazie alla redazione per darci questa possibilità moderando leggermente le cose veramente impubblicabili

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badarul ha detto..
il 19 settembre 2009 alle 15:48

evidentemente,il discorso del quotidiano interessa a molti,e grazie a I.V.G. che esprimiamo il nostro pensiero direttamente.
Magari qualcuno leggendo le nostre poche righe,potrebbe trarre qualcosa di buono.
A Millesimo,ha aperto un negozio che vende vini sfusi,a Carcare da qualche mese ha aperto un negozio di detersivi sfusi,e manco a farlo apposta ieri ha aperto in un centro commerciale,sembra che i pezzi grossi,tremino all’idea che i piccoli si facciano avanti.
Loro che hanno la possibilita’ di vendere a prezzi concorrenziali,dovevano mettersi in casa lo sfuso????

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lui la plume ha detto..
il 20 settembre 2009 alle 10:18

x badarul

ieri sono stato al supermercato “Auchan” un paio di corsie sono dedicate totalmente allo sfuso.

Il grosso vantaggio di questo tipo di vendita consiste (oltre ad un evidente risparmio nella inutile confezione) nel poter acquistare la quantita’ necessaria e non essere costretti a scorte cui nessuno e’ interessato
(salvo le solite pantegane che vanno a ravanare nelle nostre scorte quando da scorte diventano scarto).

Quando la moglie deve sviluppare una ricetta che prevede l’utilizzo di un componente che … non usa abitulmente … li’ lo trova e ne acquista la quantita’ necessaria
(la parte tecnica che riguarda l’approvigionamento e’ un po’ carente ed io mi sono ritagliato una parte di responsabilita’ nelle compere, oggi se devo prendere un etto di riso particolare con una certa abilita’ riesco a riepire ad occhio un sacchetto …. e magari sono 110 grammi ma non arrivo certo a 120).

Andare ad acquistare le quantita’ giuste ….. con una certa frequenza …. porta a visitare la struttura con maggior frequenza ed una “tessera pensionati” valida per ottenere uno sconto sullo scontrino nelle ore e nei giorni meno frequentati ….. fa’ il resto.

Ma queste opportunita’ sorgono solo dove esiste la concorrenza …..

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susy ha detto..
il 20 settembre 2009 alle 11:32

Io sono molto favorevole anche perchè in altre regioni soprattutto l’Emilia, funziona benissimo limitando molto i costi. E poi non è mica un’imposizione!!! Chi vuole lo usa, chi vuole continua ad acquistare il latte Frascheri, Mu, etc. . Allora perchè tutte queste polemiche?? Buona domenica a tutti!!

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cgdj ha detto..
il 20 settembre 2009 alle 11:38

ma scusate eh ma se io vado nella mia latteria sotto casa un litro di latte lo pago 1,19 euro, cioè 19 cent in più rispetto al tanto osannato distributore automatico! mi spiegate qual’è la convenienza??? quei 19 cent li spendo: 1) per recarmi magari in macchina al distributore 2) facendo bollire il latte (quindi lo spendo in gas o in corrente elettrica) e poi magari non sono nemmeno sicuro se questo latte sia realmente privo di batteri!
Scusate ma io non vado ne a prenderlo alla coop ne al distributore, me lo vado a prendere dalla mia latteria di fiducia sotto casa che mi conosce che sa cosa voglio e che so che non mi fregherrebbe mai!
Poi siete liberi di fare come volete!

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Aurelio Bianchi ha detto..
il 20 settembre 2009 alle 19:17

A chi pensa che il distributore sia una iniziativa “verde e naturale”, devo dire che l’amministrazione cairese (avrete capito che non mi piace per il suo populismo), ha appena chiesto un contributo alla Società Funivie per la scuola di Bragno.
Pochi mesi fa aveva chiesto soldi all’Italiana Coke per il palazzetto dello sport, e la discarica della Filippa è uno sponsor abituale delle iniziative del comune.
Quindi l’amministrazione non è assolutamente in grado di porsi come seria controparte di queste aziende “a rischio”.
Non dimentichiamo la balla della centrale a biomasse, meglio nota come inceneritore di rifiuti urbani.
Il 2 ottobre, alle 21, presso la sala Soms di Cairo, ci sarà un incontro pubblico su questo tema, sono stati invitati gli amministratori, sarà interessante vedere se ci sarà anche il sindaco, (penso che si imboscherà come alle altre assemblee sulla discarica).

Questo per dire che non c’è alcun intento “ecologico” dietro le iniziative tipo “latte sfuso”, ma solo un modo per farsi pubblicità a buon mercato, altrimenti le azioni sarebbero prioritariamente rivolte alla tutela della salute dei cittadini.

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lui la plume ha detto..
il 20 settembre 2009 alle 20:54

X Aurelio

mi sfugge l’importanza dell’intervento pubblico in una operazione squisitamente commerciale.

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Aurelio Bianchi ha detto..
il 21 settembre 2009 alle 15:16

x lui

L’operazione del distributore del latte ha una valenza commerciale molto limitata.
Ben più significativo è stata l’eco che ha accompagnato la vicenda, e queste discussioni ne sono testimonianza.
Ciò non è di certo illegale, ma nasconde molte contraddizioni, come ho cercato di spiegare nel post precedente.
Come puoi fare l’alfiere del “verde” se poi il tuo agire è sistematicamente contrario?

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