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Regione, cinghiali: nuove linee per la gestione faunistico-venatoria

[thumb:9215:l]Liguria. La giunta regionale ligure ha definito, su proposta dell’assessore alla Caccia Giancarlo Cassini, le nuove linee guida per la gestione faunistica e venatoria dei cinghiali. Con questo provvedimento l’amministrazione di via Fieschi si prefigge di dotare di maggiori strumenti le Province per contrastare l’ungulato che, da molti abitanti delle zone rurali, viene definito un flagello per le coltivazioni ed un pericolo, anche per quanto riguarda la sicurezza stradale.

“Nonostante le varie iniziative sino ad oggi adottate dalle Province, vere ‘titolari’, a termine di legge, della materia, non sono stati raggiunti gli obiettivi prefissati – spiega l’assessore Cassini -. Per questo ho ritenuto necessario, a seguito di incontri e consultazioni, individuare ulteriori ipotesi di intervento per risolvere il problema. Con questa delibera abbiamo fornito alle Province le seguenti indicazioni”.

“In prima istanza – continua il responsabile regionale del settore venatorio – è necessaria l’individuazione, da parte delle Province, delle zone dove la presenza del cinghiale risulta incompatibile con le attività umane, agricole e con le esigenze del patrimonio faunistico e ambientale. Qui si potrà autorizzare, nel rispetto della normativa vigente, la caccia da parte di singoli cacciatori, compresi i proprietari o conduttori di fondi, ma anche attività di selezione nei periodi indicati dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale o le catture tramite l’utilizzo di strumenti adeguati, nonché tutti i metodi di controllo faunistico previsti dalla normativa vigente”.

“Inoltre le Province determineranno in almeno venticinque unità il numero minimo di soggetti ai fini della composizione della squadra per la caccia al cinghiale, tramite la pratica della braccata, e in almeno dodici unità il numero minimo di soggetti che devono essere presenti nella singola battuta di caccia” spiega ancora Cassini, concludendo poi: “In caso di superamento della soglia prevista dei danni agricoli e ambientali in una determinata zona di caccia al cinghiale, si potranno adottare opportuni piani di controllo della popolazione di questi ungulati e, qualora si ritenga necessario ai fini di una più efficace gestione mediante l’attività venatoria, si potranno adottare provvedimenti gestionali in merito alla diversa configurazione ed assegnazione delle zone di caccia, compresa la rideterminazione dell’area”.

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