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Festa in spiaggia in difesa della Margonara foto

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L’impressione è proprio questa: una spiagga libera. Anzitutto pulita. Sono tanti i giovani che si sono dati appuntamento ieri per rimettere l’attenzione sulla problematica “cemento” sulle coste e, segnatamente, nel tratto della Margonara dove dovrebbe sorgere il porticciolo con la torre dell’architetto Fuksas. Hanno montanto tre gazebo per distribuire panini alle verdure, birra, un’ottima sangria e molti cocktails. Il tutto a prezzi popolarissimi, fuori da qualunque circuito di mercato.

Infatti, appese e mezze sventolanti ci sono la bandiera anarchica rossa e nera, quella classica dei pirati e quella della pace. Una “A” cerchiata è il marchio, politico per chi vuole, libertario per chi sceglie, semplicemente libero per chi interpreta la giornata e la nottata come un momento di socializzazione vera, di unità delle persone contro le speculazioni edilizie, contro la fine delle coste liguri a tutto vantaggio di imprenditori e diportisti di lusso che dovrebbero attraccare le loro imbarcazioni nello specchio d’acqua che, ieri sera, appariva bellissimo nel suo dividersi a metà tra il panorama che sporge verso Genova e quello che abbraccia il porto di Savona.

La musica è accompagnata da immagini proiettate su una parete: “Il vostro cemento limita i nostri orizzonti”. Rappeggiata anche la frase, viene sparata dalle luci sul cemento grezzo, alternata a spirali rosse da vertigine hitchockiana. Il messaggio è chiaro, netto: lo scippo delle coste, delle spiagge e delle bellezze ultime naturali di questa nostra terra così tanto scavata (e che si vorrebbe anche scavare ancora all’interno con la Albenga – Predosa…) non è interesse della collettività. Il turismo che ne deriverebbe non sarebbe che per pochi e per i soliti pochi: quelli che non si portano un ombrellone da casa perché non possono permettersi neppure la cabina ai bagni marini, ma semmai quelli che cenano a bordo degli yatch e che sono ben visibili già oggi nel porto di Varazze.

Per fortuna il salino del male disinfetta e mette una barriera tra la rabbia che ti prende nel vedere lo sperpero di denaro che è lì, attaccato alle bitte del porto, e la povertà che avanza con la disoccupazione che sta proprio accanto, intorno a qualunque nuova struttura diportista di gran lusso.

La Margonara rischia di diventare tutto questo e, ralasciando le deviazioni giornalistiche che dipingevano la festa dei ragazzi come un “rave party”, chissà perché la massa critica che ieri sera era in spiaggia faceva evidentemente paura al “potere” se, per “controllare che l’iniziativa non sfuggisse di mano agli organizzatori” (scrivono ancora le servizievoli penne giornalistiche locali) c’erano nugoli di polizia e carabinieri (e agenti in borghese) a controllare quei cinquanta – sessanta metri di costa dove si mangiava, si beveva e si chiacchierava in riva al mare mentre altri ballavano più a monte.

Marco Sferini,
Segreteria provinciale Rifondazione Comunista

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