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Articolo n° 66493 del 10/07/2009 - 15:48

Albenga, clinica San Michele: interrogazione della Gasco (Udeur) e Barbero (Pdl)

Consiglio Regionale delle Liguria

Albenga. I consiglieri regionali Roberta Gasco (Udeur) e Angelo Barbero (Pdl) intervengono sulla difficile situazione della clinica San Michele di Albenga: “Adesso la giunta regionale ci dovrà dire cosa ne verrà fatto dei 70 dipendenti della clinica. Infatti la Asl e la Regione avevano garantito l’ampliamento delle attività protesica prevedendo lo stanziamento di risorse aggiuntive che avrebbero permesso il rilancio della struttura”.

Per i due consiglieri regionali di opposizione l’intervento della Regione avrebbe garantito il mantenimento dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell’attività della clinica, fiore all’occhiello della sanità privata ingauna. “Purtroppo prendiamo atto che dei lavoratori della clinica San Michele, eccellenti professionisti, la giunta guidata da Burlando si è completamente disinteressata prendendoli in giro, promettendo cinque mesi fa interventi in grado di salvaguardare la clinica. Oggi purtroppo tutto è stato negato a dimostrazione che le false promesse erano solo subdole manovre elettorali. Questo comportamento di fatto oggi preclude ogni possibilità di poter studiare un altro piano di salvataggio a discapito del savonese, dei cittadini-utenti ai quali viene preclusa la libertà di scelta e dei lavoratori. Senza poi parlare dei numeri negativi relativi alla mobilità passiva nei settori protesici e chirurgici e dei soldi che vengono spesi in altre regioni.”

“Assicurare questa realtà con la messa in atto di provvedimenti utili per salvaguardare la continuazione dell’attività della casa di cura San Michele doveva essere un dovere per questa giunta. Per questo – concludono Roberta Gasco e Angelo Barbero – abbiamo deciso che sulla vicenda vogliamo andarci a fondo: presenteremo una interrogazione urgente per chiedere le motivazioni di tale decisione e poi concorderemo insieme ulteriori iniziative”.

 

Felix Lammardo

9 commenti a “Albenga, clinica San Michele: interrogazione della Gasco (Udeur) e Barbero (Pdl)”
lucio tognolo ha detto..
il 10 luglio 2009 alle 16:16

Abbiamo un consigliere regionale che si chiama Roberta Gasco?, ma chi è, non ho mai letto un suo intervento, ma quanti voti ha preso per essere eletta?
Lucio Tognolo

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NIKITA ha detto..
il 10 luglio 2009 alle 17:40

La Gasco ?! pensavo fosse muta !!! .. ma certamente anche questa volta non aprirà bocca, ci penserà sicuramente Barbero !! anche perchè fare le interrogazioni con gli altri (consiglieri veri) per dimostrare di esistere mi sembra veramente inutile !!!!!

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citha ha detto..
il 10 luglio 2009 alle 17:44

il problema non è sapere chi è o non è la sig.ra Roberta Gasco o conoscere quanti voti ha eventualmente preso per essere eletta.
Invece bisognerebbe chiedersi perchè la giunta regionale nega il proprio aiuto concreto ai lavoratori della Clinica San Michele adducendo, per di più in ritardo di qualche mese, (guarda caso passate le elezioni) motivazioni pretestuose; in pratica l’assessore sostiene che non si può sperperare denaro pubblico per sostenere la sanità privata al fine pagare prestazioni che già vengono erogate dal settore pubblico. Ma al contrario il progetto di salvataggio prevede che i soldi che attualmete la regione Liguria comunque spende per le “fughe” dei pazienti nelle regioni vicine (Piemonte e Lombardia) rimangano invece in Liguria permettendo che un paziente ligure possa farsi operare presso la Clinica San Michele in regime convenzionato (cioè senza spendere una lira) senza essere costretto a sobbarcarsi viaggi e spese aggiuntive nelle regioni vicine o in alternativa attendere lunghe liste d’attesa per farsi operare negli ospedali liguri. Sembrerebbe semplice il concetto ma quando c’è di mezzo l’ideologia tutto il resto passa in secondo ordine: che i malati liguri possano godere di un trattamento sanitario di buon livello anche presso una struttura privata convenzionata, che i relativi lavoratori possano continuare a prestare la propria opera in serenità sembra non interessare più di tanto. Fino a quando non si capirà che, proprio perchè i soldi sono pochi e viviamo in tempo di crisi, il problema non è se una cosa la fa il pubblico o il privato ma che invece sia fatta bene e possibilmente senza sprechi avremo sempre vicende come questa da commentare e chi perderà non saranno nè il manager privato o i politici di turno ma semplicemente il cittadino “paziente” ed il cittadino “lavoratore”.

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hi-tech ha detto..
il 15 luglio 2010 alle 17:55

Volendo chiederci se la decisione assunta di salvare la San Michele, dopo che la società fallita non aveva dimostrato di riuscire a realizzare L’AMBITISSIMA equazione lombarda per cui SANITA’ PRIVATA=GUADAGNI, sia cosa opportuna, in quanto non mi sembra necessario per l’offerta sanitaria alla collettività che si impieghino denari pubblici, elargiti ai privati sotto forma di DRG o come diavolo si chiamano, per aiutare un ardimentoso privato che vuole essenzialmente far profitti, invece di potenziare (sempre con queri denari) la struttura publbica già esistente per la riabilitazione…
A proposito di SANITA’ PUBBLICA= EFFICIENZA, Per caso, l’altro giorno, sono stato a render visita ad una parente operata di protesi all’anca in degenza presso la citata Clinica San Michele, in quanto abbisognava di riabilitazione.
Sono rimasto sorpreso delle condizioni strutturali del tanto decantato nosocomio privato..!
La vetustà della struttura manifesta tutte le carenze che una evidente trascurata opera di manutenzione, anche ordinaria, oltre a requisiti minimi di Legge impiantistici che una struttura ospedaliera, per potersi fregiare di tale nome, dovrebbe possedere.
In particolare ho rilevato:
-necessità di procedere alla pitturazione di pareti e soffitti (a giudicare dallo stato, l’ultimo intervento potrebbe risalire a 10 anni orsono) e di rendere la zoccolatura ripulibile. Le pareti delle stanze sono disdicevoli..
-assenza di impianti di condizionamento in degenza (porte e finestre aperte senza nemmeno le zanzariere o un ventilatore da soffitto): un malato non ne ha diritto piu’ di altri?
-sorprendente mancanza nelle stanze di degenza dei testaletto, con prese dei gas medicinali, elettriche, e di servizi. E’ stata davvero una sorpresa constatare che una clinica privata faccia a meno di una tale attrezzatura sanitaria…. Li avevano persino ospedali come il Marino Piemontese di Loano nel 1960…!
-ascensore di antichissima realizzazione
-servizi igienici delle stanze di degenza sprovvisti di maniglie per ausilio alla deambulazione
-sale comuni in perfetto stile di montagna con caminetto e sedie impagliate (adatte forse ad un rifugio sulle Dolomiti)
-arredi sanitari vetusti e poco funzionali (letti sprovvisti della regolazione per rialzo a settori), frutto della prima installazione del secolo scorso, carrelli sanitari validi per il conferimento al demolitore, .
tavoli e sedie nelle stanze squallidi, etc.
-Impianti elettrici, verosimilmente datati come la costruzione (le verifiche strrumentali fatte oggi che risultato darebbero..?);
-Piastrelle di pavimentazione e rivestimenti dei servizi non adatti ad uso sanitario,
- infissi vetusti e ormai da sostituire (non credo che assicurino piu’ nessuna tenuta all’acqua o all’aria)
Oltre a una serie interminabile di altre cose che mi pare persecutorio continuare a evidenziare… …Tutte opere la cui realizzazione….occorre inverstire del DENARO !

Simili realtà sono anche qualitativamente inferiori al peggior reparto che ancora esiste in Santa Corona…

Capisco che il privato debba far profitti ma mi chiedo come sia possibile che venga tollerata una tale situazione di inadeguatezza, anche considerando che gli ospedali pubblici per poter operare debbono essere accreditati. Che tipo di accreditamento può mai possedere una tale realtà? E comunque: COME è POSSIBILE SDOGANARE una qualsiasi forma di aiutino ad un ospedale conciato in quella maniera?
Comprendo la logice del profitto ma far subire le mancanze ai pazienti per mettersi in tasca i soldi pubblici mi sembra davvero arrogante.
Arrogante per chi lo fa e deprecabile per chi lo autorizza. Se non altro…

Quindi, cari consiglieri regionali Gasco e Barbero, voi che hanno così a cuore gli imprenditori sanitari privati, abbiate l’intuizione e l’onestà intellettuale di chiedervi se, prima di dar loro i nostri soldi, distraendoli da realtà publbiche che ne hanno bisogno, non sia giusto ed equo che i privati anch’essi si adeguino agli standard sanitari a cui deve sottostare la sanità pubblica.
Comprendo che sia piu’ semplice fare la voce grossa per trovare le pulci nella sanità degli ospedali liguri e dell’operato dell’assessorato PD ma per poter fare la voce grossa occorre che si dica agli amici degli amici che per aver diritto a prendere i nostri soldi DEVONO investire qualcosa nelle loro fatiscenti e datate realizzazioni…e poi, una bella verifica dei requisiti a cura della commissione sanitaria di accreditamento.

…Altro che soldi alla sanità privata..! Diciamo che è troppo semplice far concorrenza allo Stato, facendosi dar eun aiutino dal medesimo…. Siamo al paradosso lombardo dove per mantenere le cliniche dell’avvocato R……. spendiamo certamente piu’ di quanto potremmo ottenere investendo gli stessi soldi nelle strutture pubbliche. Ma ..non è bastata la lezione statunitense. Dobbiamo andarci a rompere la testa anche noi in mano ai privati. Poi, forse, capiremo.

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hi-tech ha detto..
il 16 luglio 2010 alle 09:47

@redazione: ? …non l’ho visto apparire nella zona di spalla…

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hi-tech ha detto..
il 16 luglio 2010 alle 09:49

…forse sono notizie piu’ importanti bagno degli amici di Facebook o “Albenga, al via la stagione concertistica degli “Amici della Musica”….!

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principe ha detto..
il 16 luglio 2010 alle 09:58

caro hi.tech, aggiungerei pure il corso dei vigili di loano a roma…QUESTE Sì CHE SONO NOTIZIE!!!!mica la sanità a pezzi, o l’inquinamento del mare (vd chiazza di petrolio al largo di Bergeggi/Noli/Finale Ligure….)…

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Resist ha detto..
il 16 luglio 2010 alle 11:43

la Sig.ra Gasco può informarsi direttamente dai suoi suoceri Mastella circa i metodi di gestione della Sanià Pubblica.

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hi-tech ha detto..
il 16 luglio 2010 alle 15:39

Principe: già! piu’ che la notizia e l’articolo mi pare che siano scomodi i commenti…. :-) Una sanità allo sfascio perchè così si vuole che sia. Troppo appetibili certi settori per il popolo delle partite iva perchè non si attui una strategica e mirata azione per lasciare spazi anche a loro. Ma da soli non possono farcela. In certi ambienti occorrono normative e aiutini per poter sfondare. La mia critica va anche oltre: ritengo che le deleghe alle regioni, in materia sì tanto delicata come la sanità, che investono il sociale, la salute di tutti, che si prestano così tanto a ingerenze dei potentati extra-istituzionali, sia una grossa corbelleria e non porti da nessuna parte. Si è lasciato che ogni regione attuasse una propria politica sanitaria regionale con i risultati che conosciamo. La lombardia vanta risultati sanitari e li reclamizza con lo specchietto per le allodole della privatizzazione. Non mostrano i conti che pagano di DRG al detentore delle cliniche private lombarde, l’avvvocato,,,, Perchè non ammettono che con quei denari avrebbero potuto ottenere risultati anche maggiori se li avessero impiegati e investiti nelle strutture pubbliche? Cosa si aspetta la gente da una clinica privata? Efficienza, cortesia, alto livello di prestazione con i migliori medici e celerità di intervento. Lo sa la gente che è tutto ciò è inconciliabile con il profitto? I livelli di efficienza vengono ottenuti grazie alla “cagnotta” che lo Stato deve pagare con la quale si tengono in piedi le realtà sanitarie private. Che razza di regime liberistico è questo? Liberismo con aiutino di Stato? Quando coniai il paradosso “liberal-socialismo-a regime variabile” su queste pagine intendevo proprio questo. Anche in ambito sanitario… Ci sono reparti di ospedali pubblici che agonizzano per carenza di personale e mezzi, di materiale e di ogni cosa utile e che in una perversa logica di profitto vengono lasciati agonizzare per autrorizzare e rendere lecita la simpatica convenzione con i privati. Poco importa se quei soldi potevano riqualificare una specialità pubblica e renderla florida e prestazionale…è piu’ semplice affidare al privato i compiti del pubblico. Vediamo cosa ne pensano i lettori di IVG,,,,sepre posto che questo articolo trovi ancora posto negli articoli commentati in prima pagina….:-)

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