Pirogassificatore di Caluso: apporto savonese alla realizzazione
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Savona. Ha un “marchio” ligure, con forte componente savonese, il pirogassificatore di biomasse che entrerà in funzione a Caluso (Torino). L’impianto rappresenta l’evoluzione tecnologica del classico termovalorizzatore di rifiuti: più economico, meno impattante, più facile da realizzare e da gestire.
Al suo sviluppo, sostenuto dal gruppo imprenditoriale che fa capo al presidente degli industriali liguri, Umberto Risso, e dalla società piemontese Cip, hanno contribuito, con il progettista Luigi Bellomo, l’ingegnere Ferruccio Pittaluga, varazzino, docente dell’Università di Genova al Campus di Savona, e la società Savona Combustion Laboratory.
Nell’impianto di Caluso, la cui messa a punto ha richiesto un investimento di circa 3 milioni di euro, saranno sottoposti a pirogassificazione residui di produzioni agricole, biomasse forestali, foglie, scarti dell’industria alimentare; avrà una potenza elettrica di 400 kilowatt ed una termica di 600 kw. L’energia elettrica sarà venduta all’Enel e il calore sarà ceduto per riscaldare una piscina pubblica.
2 commenti a “Pirogassificatore di Caluso: apporto savonese alla realizzazione”
sono daccordo con ziobenti. Oggi si riempiono la bocca con la famosa parola “termovalorizzatore” che é un inceneritore vestito a festa.
Mi auguro che i nuovi vertici della Provincia (Angelo) vogliano dimenticare la fantomatica parola per apprendenrne un altra pirolizzatore o gassificatore. Oggi purtroppo é così: gli amici degli amici hanno investito in simpatici inceneritori con tecnologie dell’800 e devono fatturare…. fanno finta che non esistano le nuove tecnologie come il Pyromez o il Thor. E pensare che la Pyromex ha ripetutamente inviato propria documentazione tecnica relativa ai loro impianti ai vari ministeri ma….NULLA.
Rendono di più (per loro) gli inceneritori.
Voglio proprio vedere se riusciranno ad attivare anche in provincia di savona una delle loro infernali macchine….daremo battaglia!



…..sempre con questa parola in mezzo…..Termovalorizzatore.
L’incenerimento è una cosa. La pirogassificazione è un’altra.
Dai residui citati nell’articolo, grazie ad un procedimento di combustione incompleta a livello chimico (che non significa bruciare le foglie secche!!!!) si ricava un syngas (in parole povere una miscela di gas) che può essere utilizzato x es. da un cogeneratore per produrre elettricità e calore per riscaldamento.
Io stesso, al Savona Combustion Laboratory ho visto funzionare il gassificatore (usato per studi universitari) ed è stata un’ esperienza strabiliante…….
Il prof. Pittaluga è un profondo conoscitore delle risorse forestali ed ha sviluppato delle “Tecniche di forestazione a crescita rapida ed agricoltura biodinamica per la produzione di energia in impianti a biomassa” alcune delle quali sono sperimentate direttamente sul terreno della discarica di Bossarino!!!
SE i boschi potessero essere ripuliti ed utilizzati al meglio con queste tecniche, forse anche i devastanti incendi estivi potrebbero essere meno impattanti.
Domanda: che effetto fa l’acqua del mare raccolta dai Canadair gettata sul fuoco di un incendio boschivo?
Domanda: da dove arriva il legno lavorato in Valbormida a Pallare?
Ciao