Che Guevara in Paradiso: la Lega contro un murales
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Albenga. “Cosa ci fa Che Guevara in Paradiso?”. E’ la domanda che si pongono gli esponenti della Lega Nord di Albenga di fronte ad un murales, di circa tre metri per due, visibile nel corridoio al primo piano della scuola media statale Mameli di via degli Orti. Un affresco, realizzato 14 anni fa, “frutto di una pseudo cultura sessantottina”, dicono i leghisti, e che “la dirigenza scolastica, il sindaco Tabbò ed il Provveditorato dovrebbero far rimuovere”.
Spiegano gli esponenti del Carroccio: “In questo murales che rappresenta il Paradiso campeggiano alcuni personaggi, oltre naturalmente a Dio, Madre Teresa di Calcutta, Ghandi, probabilmente un filosofo greco e… Che Guevara. La domanda che ci poniamo e molti genitori si sono posti dal 1994 ad oggi è: ma cosa centra Ernesto Che Guevara, con tanto di stella rossa sul cappello, in Paradiso, accanto a donne e uomini che hanno fatto della non violenza e dell’altruismo il loro modello di vita?”.
“Si tratta di un chiaro tentativo di manipolazione, ancora più grave perché rivolto a giovani non ancora in possesso di una loro capacità critica – sostengono i leghisti albenganesi – Perché allora non inserire Pietro Micca, i fratelli Bandiera, Salvo D’Acquisto, o altri martiri ed eroi della nostra storia?”.
12 commenti a “Che Guevara in Paradiso: la Lega contro un murales”
Io ci metterei anche Gaetano Bresci e Margherita Cagol…
…spero quella di “Unbe” sia solo una battuta mal riuscita…non vedo come siano da “commemorare” un regicida e una terrorista rimasta uccisa in un conflitto a fuoco dopo aver ucciso, insieme ai suoi complici, un Carabiniere ed averne ferito due…
a parte che è un disegno veramente mal fatto..e kmq piu che altro io mi chiedo che ci fa un murales in generale DENTRO a una scuola….poi ci lamentiamo che imbrattano per strada i muri delle case…per forza….glielo insegnano a scuola…
1) a me il che sembra fatto con la tecnica stencil aggiunto dopo
2) cosa c’entrano “i martiri ed eroi della nostra storia”? allora bisogna eliminare anche madre teresa, ghandi, “probabilmente un filosofo greco”.. non era un murales sulla non violenza e altruismo?
3) come mai, se e’ vero che il che e’ presente dal 94, se ne escono ora con questa (a mio avviso, vedi sotto perche) starnazzata?
4) a mio avviso c’e’ un ben piu grave “chiaro tentativo di manipolazione” in tv e sui giornali.. un altro esempio? intitolare una via o piazza a craxi (l’ho letto tempo fa, quindi potrebbe essere parzialmente sbagliato).. se non e’ manipolazione quella
ricordo qualche commento di qualche altro articolo che criticava come questa classe politica (sin + dx + tutte le altre) invece di occuparsi di problemi veri si attaccano a cose inutili solo per farsi pubblicita.. lo trovo sempre attuale..
Beh a Bresci sono stati dedicati monumenti e intitolate vie e piazze, non vedo perchè non potrebbe stare in paradiso.. ;-)
in effetti Che Guevara c’entra come i cavoli a merenda e sembra alquanto posticcio, non facente parte del quadro originale. Facciamolo togliere e magari vediamo anche chi lo ha aggiunto al murale.
per Fran72 da bambino ti lasciano anche di giocare 20 ore al gionro, ti fanno mangare una marea di dolci e tante altre cose che poi non si fanno più da grandi. Se l’educazione è valida (e non solo a scuola) si imparano queste cose, come anche a non fare i murales sulla proprietà privata, per esempio.
I murales, colorare, dipingere consentono di tirare fuori una creatività e libertà di espressione che poi da grandi difficilmente si riesce a mantenere, presi come siamo da mille cose.
Preferisco che imbrattino i muri piuttosto di vederli marciare inquadrati come accadeva anni e anni fa e sono certo che c’è accordo su questo.
Il titolo doveva essere: “Ronde alla scuola media!!!”
AhAhAh La rivoluzione del Che dovrebbe essere presa ad esempio dai rivoluzionari da operetta della Padania unita …
Se lo contestano dimostrano tutta la loro ignoranza in materia. Il Che a Cuba muoveva le folle per conquistare la libertà dagli oppressori, foraggiati dagli Americani. La storia non è un requisito del “Popolo della Partite IVA” che secondo me hanno ben altre finalità che non la libertà.
Che poi quindici anni fa lo abbiano disegnato in Paradiso … magari il primo ad esserni infastidito poteva essere lui, no? Suvvia signori, ci sono cose ben più importanti, rispetto ad un misero articolino su un giornale.
se el Che resta un mito bipartisan nella passione politica del 2009 abbiamo di che piangere. Leaders credibili negli ultimi anni in Italia… neppure l’ombra. Comunque meglio un Prodi sonnolento o un Berlusconi sopra le righe che un fanatico comunista che ha portato Cuba alla fame, patria del sole, dello zucchero, dei sigari e … delle jeneteras.
Probabilmente non ha attinenza ed è un pensiero sclerotico ma secondo Voi quanti ragazzi sanno la traduzione ( in Italiano ) delle canzoni in Inglese e specie quelle USA ?
a mio modo di vedere questa diatriba mi sa di molto provinciale e ben poco cosciente di cosa significhi la figura”simbolo” del Che Guevara…
a parte alcuni commenti che son fatti tanto per sentito dire e la critica strumentale sulla violenza di un rivoluzionario…nella storia la maggior parte delle rivoluzioni le si son fatte con fucili,guerriglie,eliminazioni di opposizioni…anche quella che ha dato vita al “pacifico” sistema liberal-borghese….
moralismi da 4 soldi!!
Cristian Briozzo
Ma si……accorgiamocene adesso…..a distanza di 15 anni………………e, già che ci siamo……riscriviamo un po la storia…………..in fondo, quando c’era Lui…i treni arrivavano in orario!!!!







su tale argomento Vi riporto un Articolo che ho recentemente letto su blog:
Il volto di Ernesto “Che” Guevara è sempre trendy. Resta il più glorificato, in Italia e nel mondo, su gadget, magliette e perfino tatuaggi. Pare anzi sia ritratto su più oggetti che Topolino. Si trovano un po’ ovunque, non solo fra i banchetti allestiti in occasione dei convegni organizzati da partiti di sinistra.
Un artista ha avuto l’ispirazione di combinare Topolino con il Comandante, ha messo le orecchie del primo sul secondo, ma non deve piacere molto ai fans di quest’ultimo. Il mondo è inondato da accessori raffiguranti il Che: la New York Public Library aveva esposto, il Natale scorso, fra gli articoli da regalo, un orologio con la faccia del Comandante e la parola “Revolution”. A Los Angeles, un negozio chiamato La La Ling, vende una tutina per bebè sempre col Guevara. Non parliamo di Robert Redford, produttore di un film, “I diari della motocicletta”, sulla gioventù del rivoluzionario, con la consulenza del nostro Gianni Minà. Spesso, ovunque il suo nome lo si vede associato a Gandhi e Martin Luther King.
Più realisticamente, così descrive il personaggio uno scrittore cubano-americano, Humberto Fontova: «Guevara mi sembra una combinazione fra Beria e Himmler». Un altro scrittore americano, Anthony Daniels: «La differenza fra Guevara e Pol Pot era che il primo non aveva studiato a Parigi».
In effetti, raramente le biografie che lo riguardano mettono in evidenza che creò i primi quattro lager di Cuba, dove sono stati massacrati, nei modi più crudeli (vedremo più avanti come), centinaia di innocenti. “Serissimi” biografi rivoltano la frittata sostenendo che il “Che” sarebbe stato “usato” da altri responsabili del partito comunista cubano per compiere quegli efferati delitti, ma mentono: il più folle, il più sanguinario, il più crudele fu lui, l’eroe di tutti mondi. Perché nascondono la terribile verità? Perché sono di fronte al protagonista della più “moderna”, della più “avanzata” delle rivoluzioni marxiste.
Con la fuga del dittatore Fulgencio Batista e la vittoria di Fidel Castro, nel 1959, il Comandante militare che aveva condotto alla vittoria la rivoluzione, Ernesto “Che” Guevara, ricevette l’incarico provvisorio di Procuratore militare. Suo compito è far fuori le resistenze alla rivoluzione. Lasciamo subito la parola a Massimo Caprara, ex segretario particolare di Palmiro Togliatti, che a tal propostito ha scritto un articolo apparso su Il Timone (n. 20 luglio-agosto 2002): “Le accuse nei Tribunali sommari rivolte ai controrivoluzionari vengono accuratamente selezionate e applicate con severità: ai religiosi, fra i quali l’Arcivescovo dell’Avana, perfino ad adolescenti e bambini”.
Nel 1960 il procuratore militare Guevara illustra a Fidel e applica un “Piano generale del carcere”, definendone anche la specializzazione. Tra questi, ci sono quelli dedicati ad attori, ballerini, artisti, anche se hanno partecipato alla rivoluzione. Non sono ritenuti “affidabili”.
Pochi mesi dopo, ai primi di gennaio, si apre a Cuba il primo “Campo di lavoro correzionale”, ossia di lavoro forzato. È sempre il Che che lo dispone preventivamente e lo organizza nella penisola di Guanaha. Poi, ancora quand’era ministro di Castro, approntò e riempì fino all’orlo quattro lager: oltre a Guanaha, dove trovarono la morte migliaia di avversari, quello di Arco Iris, di Nueva Vida (nuova vita, che spiritoso, il “Che”) e di Capitolo, nella zona di Palos, destinato ai bambini sotto ai dieci anni, figli degli oppositori a loro volta incarcerati e uccisi, per essere “rieducati” al comunismo.
È Guevara a decidere della vita e della morte; può graziare e condannare senza processo. “Un dettagliato regolamento elaborato puntigliosamente dal medico argentino – nota ancora Caprara, sottolineando che Guevara sarebbe legato al giuramento d’Ippocrate – fissa le punizioni corporali per i dissidenti recidivi e “pericolosi” incarcerati: salire le scale delle varie prigioni con scarpe zavorrate di piombo; tagliare l’erba con i denti; essere impiegati nudi nelle “quadrillas” di lavori agricoli; venire immersi nei pozzi neri (di merda, ndr)”. Sono solo alcune delle sevizie da lui progettate, scrupolosamente applicate a dissidenti degni di ogni rispetto.
Il “Che” guiderà la stagione del “terrorismo rosso” fino al 1962, quando l’incarico sarà assunto da altri, tra cui il fratello di Fidel, Raoul Castro, che andrà fino in Romania per vedere come si annientano i dissidenti. Sulla base del piano del carcere guevarista e delle sue indicazioni riguardo l’atroce trattamento, nacquero le Umap, Unità Militari per l’Aiuto alla Produzione.
Negli anni successivi, sono così organizzate le case di detenzione “Kilo 5,5″ a Pinar del Rio. Contengono celle disciplinari definite “tostadoras”, ossia tostapane, per il calore che emanano. La prigione “Kilo 7″ è frettolosamente fatta sorgere a Camaguey: una rissa nata dalla condizioni atroci procurerà la morte di 40 prigionieri. La prigione Boniato comprende celle con le grate chiamate “tapiades”, nelle quali il poeta Jorge Valls trascorrerà migliaia di giorni di prigione.
Il carcere “Tres Racios de Oriente” include celle soffocanti larghe appena un metro, alte 1,8 e lunghe 10 metri, chiamate “gavetas”. La prigione di Santiago “Nueva Vida” ospita 500 adolescenti da rieducare. Quella “Palos”, bambini di dieci anni; quella “Nueva Carceral de la Habana del Est” ospita omosessuali dichiarati o sospettati in base a semplici delazioni. Gli omosessuali in quanto tali vengono ammazzati solo perché non corrispondono ai canoni machisti del nuovo prototipo di rivoluzionario. Ne parla il film su Reinaldo Arenas “Prima che sia notte”, uscito nel 2000.
Anni dopo, alcuni dissidenti scappati negli Usa descriveranno le condizioni allucinanti riservate ai “corrigendi”, costretti a vivere in celle di 6 metri per 5 con 22 brandine sovrapposte, in tutto 42 persone in una cella.
Il “Che” lavora con strategia rivolta al futuro Stato dittatoriale. Nel corso dei due anni passati come responsabile della Seguridad del Estado, della Sicurezza dello Stato, parecchie migliaia di persone hanno perduto la vita fino al 1961 nel periodo in cui Guevara era artefice massimo del sistema segregazionista dell’isola. Il “Che”, soprannominato “il macellaio del carcere-mattatoio di La Cabana”, si opporrà sempre con forza alla proposta di sospendere le fucilazioni dei “criminali di guerra” (in realtà semplici oppositori politici) che pure veniva richiesta da diversi comunisti cubani. Fidel lo ringrazia pubblicamente con calore per la sua opera repressiva, generalizzando ancor più i metodi.
Secondo Amnesty International, più di 100.000 cubani sono stati nei campi di lavoro; sono state assassinate da parte del regime circa 17.000 mila persone (accertate), più dei desaparecidos del regime cileno di Augusto Pinochet, equivalente a quelli dei militari argentini.