“L’assordante silenzio della società civile ingauna”
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Ho letto sui giornali dei giorni scorsi dello scippo avvenuto ad opera di stranieri ai danni di una signora (a cui va tutta la mia solidarietà) in via Carloforte. Ho letto anche delle dichiarazione di esponenti leghisti che, in perenne campagna elettorale e sempre alla ricerca di un nemico, sono sempre pronti a soffiare sul fuoco dell’intolleranza.
Ma le dichiarazioni si commentano da sole… vorrei solo sottolieneare il fatto che sono pericolose perchè alimentano l’odio. Peccato che gli esponenti leghisti si dimentichino che, come diceva don Milani, ‘è tanto ladro chi ruba che chi tiene il sacco’.
Cosa significa? Che lo scippatore vada condannato non c’è dubbio: chiunque violi la legge è giusto che venga sanzionato… ma la compagnia allora è davvero grande: perchè prendersela con i più deboli? O forse è facile dimenticarsi che l’economia non solo della piana ma quella nazionale è tenuta in piedi dai lavoratori stranieri (lo so che fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce) così come l’INPS; che ci sono lavoratori stranieri che vengono pagati 2 euro l’oira (e questo non è forse derubare?); che i lavoratori stranieri vengono utilizzati per compiti pericolosi e lavori tossici (e anche questo non è forse rubare?); che i nostri anziani, per i quali i parenti indigeni non hanno più tempo, vengono seguiti da badanti straniere?
Ma a parte tutto questo, mi preoccupa di più quello che non ho letto. È anche vero che sono un lettore distratto: ma quello che mi sembra mancare è la reazione della società civile a queste dichiarazioni…dove sono associazioni, Caritas, partiti e sindacati? Perchè non si fanno sentire? Hanno paura di perdere consenso e quindi voti?
Giuliano Falco
9 commenti a ““L’assordante silenzio della società civile ingauna””
Ormai la “società civile” Ingauna ha la gola irritata per tutte le volte che ha urlato il suo sdegno.
Uno scippo che sarà mai … dateci un po’ di sparatorie … inseguimenti … accoltellamenti … omicidi di spacciatori o prostitute.
Un momento, sbaglio o anche queste cose sono già successe!?!
Non sotto le finestre del Comune bisogna urlare la nostra rabbia ma in sede europea e non per chiedere normalità e sicurezza ma l’indipendenza, perchè la Liguria ha il diritto di ri-tornare indipendente in quanto non ha mai votato alcun plebiscito di annessione nè al Regno d’Italia nè al Regno di Sardegna.
Egr. sig. Giuliano, non mi pare cosa difficile chiedere ad enti, associazioni, sindacati ed altri il perchè
del loro silenzio, penso potrebbe ottenere risposta, tuttavia, tante volte il silenzio è più eloquente di
parole in politichese che non urlano come il silenzio.
La società civile è anche fatta di persone che, a conoscenza di sfruttamento, di maltrattamenti, di
persone sfruttate in modo pericoloso, non cadono nel silenzio ma, attraverso i giusti canali denunciano chi ruba e chi tiene il sacco.
Ritengo potrebbero esserci benefici per tutti.
Il sig. Falco scrive… forse è facile dimenticarsi che l’economia non solo della piana ma quella nazionale è tenuta in piedi dai lavoratori stranieri (lo so che fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce) così come l’INPS…..???
Che la nostra economia e l’INPS siano tenute in piedi dagli extracomunitari sfruttati è una contraddizione, infatti chi è pagato due e/ora (???) lavora in nero e quindi nessuno gli paga i contributi, invece è vero esattamente il contrario sono proprio gli stranieri a sfruttare l’INPS, infatti conoscono tutti i sistemi per percepire, a volte anche indebitamente, ogni sorta di aiuto (assegni familiari, indennità di disoccupazione…..)
Il Sig. Falco utilizza i soliti luoghi comuni senza sapere quello che scrive, o se conosce i casi di sfruttamento che descrive, allora dovrebbe recarsi dalle autorità competenti e denunciare gli sfruttatori.
Probabilmente la crisi in arrivo porterà ad una riduzione della necessità di manodopera, anche ad Albenga, così il Sig. Falco avrà l’occasione di fare qualcosa di concreto………. …………….portarseli tutti a casa sua!
e meno male!!!! che taccia e sparisca per sempre la società civile ingauna. che si vergogni la società civile ingauna…dalla caritas alla chiesa alle varie associazioni sinistrate…tanto per voi è quella la società civile vero??gli altri sono i barbari…quelli che vorrebbero vivere ad albenga un pò piu tranquilli, quelli che ne hanno le scatole piene di vedere gentaglia per strada che non fa niente tutto il giorno e poi di notte si da da fare…ohhh se si da da fare!!! non parliamo poi di chi spaccia…..ebbene caro signore è giunta l’ora che a parlare sia il popolo, la gente…QUELLI CHE NE HAN LE SCATOLE STRACOLME!! che i civili, i salottieri e i benpensanti continuino a far salotto appunto…che si prostrino nel nome della solidarietà davanti a questi qui che nel contempo li infilzano a 90° vendendo droga ai loro figli e scippando le loro figlie. a noi tutto ciò non sta bene e per questo ci sentite forte e chiaro protestare!!! fatevene una ragione!!!!!!!
“perchè prendersela con i più deboli?”
Perche’ forse si potrebbero correggere.
I due Susini
Se nella verde etade alcun trascura
Di lodato sapere ornar la mente,
Quando è giunta per lui l’età matura
D’aver perduto un sì gran ben si pente.
Cercalo allor, ma trovasi a man vuote:
Potea, non volle; or che vorria, non puote.
E voi, per cui d’un Méntore la mano
Suda a formarvi e l’intelletto e il core,
E che rendete infruttùoso e vano,
Negligenti e ritrosi, il suo sudore,
Facile orecchio almeno ora porgete
Alla mia favoletta, e risolvete.
Due selvaggi Susini a un tempo nati
Nello stesso giardin facean dimora;
E sul ruvido tronco eransi alzati
Grandetti sì, ma non adulti ancora;
Onde il cultor cangiar risolse in parte
La lor natura, e ingentilir con l’arte.
Perciò, tolti i rampolli e a quello e a questo
Arbor, che in pregio di bontà fioria,
Volle mutar con fortunato innesto
In dolce frutto il frutto aspro di pria;
E poichè l’opra a incominciar si mise
Gl’ispidi rami ad un di lor recise.
Quindi adeguato e fesso il tronco, intruse
Di bietta in guisa alla ferita in seno
I giovani germogli, e poi gli chiuse
Intorno intorno, e gli serrò con fieno;
Perchè fosser così nascosti al gielo,
Ed alle pioggie di nemico Cielo.
E già su l’altro a fare opra simìle
La sua provida mano erasi volta.
Ma che non puote in mente giovanile
D’una vana beltà vaghezza stolta!
L’altro Susin veduto avea con duolo
Cadere i rami del compagno al suolo.
E or vedendo che a lui pur s’appressa
Il temuto cotanto agricoltore,
Che gli prepari la sventura istessa
Teme; piange, e gli parla in tal tenore:
Ah! perchè vuoi così tormi, spietato,
L’unico ben, che rendemi beato?
Questi rami ch’io porto, e queste foglie
Rendono sol la pianta mia gradita.
Or se barbara mano a me le toglie,
Si tolga ancor quest’infelice vita.
Meglio è morir, se conservar non lice
L’unico ben, che rendemi felice.
Ma se alcuna pietà senti di questa,
Che mi lacera il cor, crudele ambascia,
Deh! quel tuo ferro minaccioso arresta,
E vivo ancor nel tuo giardin mi lascia:
Lascia ch’io spieghi ancor la chioma al vento,
Unico ben, che rendemi contento.
L’accorto agricoltore a questi accenti
Espressi dal dolor sorride, e poi
A lui risponde: or sì fatti ornamenti
Conserva pur, se conservar gli vuoi.
Tor la mia crudeltà no non pretende
L’unico ben, che rustico ti rende.
Resta tranquillo pur; ma se capace
Me tu non credi di menzogna o frode,
Sappi che l’opra mia, che or non ti piace,
T’avria recato e gentilezza e lode:
Sappi che un dì, quando vedrai ‘l tuo danno,
Tardo fia il pentimento, e il disinganno.
Sì dice, ed oltre passa. I rami intanto
L’innestato Susin spunta e risorge:
E in ben poc’anni al tristo amico accanto
Braccia vaste, e più vaghe all’aria sporge.
Ciascun, che passa, in lui la nuova chioma
Ammira e loda, e le straniere poma.
L’altro Susin, che del compagno vede
La non creduta in pria bella ventura,
Se ne invaghisce anch’egli, e ansioso chiede
La sua vecchia mutar rozza figura.
Grida al cultore: appaga il mio desio;
Voglio innestarmi e migliorarmi anch’io.
Ma tosto a lui l’agricoltor risponde:
Non è più tempo: or te innestar non lice.
Solo i frutti cangiar, cangiar le fronde
Nella prima si puote età felice:
Or questa etade è trapassata omai:
Tu sempre rozzo, e sempre vil sarai.
Luigi Fiacchi detto Clàsio
Caro Giuliano, fino ad ora gli italiani sono stati un popolo individualista e privo di senso civico, disorganizzati, approssimativi, pasticcioni, imbroglioni e continuano naturalmente ad esserlo. La vera tragedia dei nostri tempi, a mio avviso, è che non sono più “brava gente”, come in fondo lo sono stati per tanti anni. Il livello culturale medio bassissimo dovuto a decenni di gestione disastrosa dell’istruzione , l’incapacità della società di tutelare i più deboli, la diffusa mancanza di regole e di rispetto delle stesse ha portato ad un sentimento diffuso di insicurezza che è sfociato nella ricerca di un capro espiatorio. Un popolo impaurito cerca sempre un untore da ardere vivo. Accadeva nell’impero romano con i cristiani, nel medioevo con le streghe e gli untori, in germania con gli ebrei e oggi con gli extracomunitari (a volte neanche più extra) Purtroppo i partiti di impostazione populista ( in primis la Lega) hanno saputo sfruttare abilmente la situazione ottenendone un vasto consenso e continuano a soffiare sul fuoco senza capire che ora, che sono loro al potere ma non riescono ad arginare i fenomeni, la situazione gli si rivolterà contro.
Dobbiamo anche ricordare però, la accentuata incapacità della sinistra di esprimere buone pratiche di governo locale al di là delle dichiarazioni roboanti.
Tutto ciò, unito ad un diffuso sentimento di delusione e di accentuato individualismo ha colpito anche l’associazionismo e la militanza di partito. Di qui forse la crisi delle associazioni e dei partiti e il loro scarso peso nella dialettica sociale.
Per quanto possa contare, mi pare che le parole di Giuliano siano state volutamente equivocate…..
Non ha messo, infatti, in discussione il dovere della Società di punire chi delinque, al contrario……
Ha semplicemente fatto notare che oltre a chi delinque (e anche io ribadisco E’ GIUSTO VENGA PUNITO AI SENSI DI LEGGE, onde evitare strali dei tetragoni) esiste una considerevole parte della “società civile” che, come una volta fece con i “meridionali” si approfitta e sfrutta manodopera a basso costo.
Non credo sia solamente compito del singolo cittadino denunciare questo stato di cose.
Mi risulta, basta leggere qualche giornale andando oltre qualche titolo ad effetto, che situazioni simili siano già state denunciate nella Piana ma…spesso mancano i controlli.
Perchè?
Non sarà, forse, una situazione creata ad arte per far si che “il vento di destra” che soffia impavido (anche per demerito della sinistra) possa continuare ad essere foriero di situazioni come quelle di Nettuno?
bill fraser…o sei in malafede o non ci capisci un acca. a chi giova una situazione tipo nettuno??? a nessuno!!! altro che storie. alla destra non giova perche vedersi associati a chi da fuoco non è certo un vantaggio politico….ai deficenti che han dato fuoco ancor di meno perche adesso se ne accorgeranno…a quello che ha preso fuoco nemmeno….a chi giova??? al massimo a una certa sinistra allora se proprio vogliamo mettere un azione criminale come quella sul piano politico…perchè solo la sinistra mettendosi , come suo solito, a strillare al razzismo ( ma dove??? ma lo sapete cosa è il razzismo??? non penso proprio…) può averequalche voto in piu da parte di qualche sprovveduto che davvero pensa che la destra voglia bruciare gli stranieri.





Mi sembra che, forse volutamente, si stia facendo confusione tra immigrati regolari e immigrati irregolari, tra legalità ed illegalità. Nessuno mette in dubbio i diritti degli immigrati regolari, che vogliono e devono avere l’integrazione, quello che non è ammissibile è la tolleranza verso i clandestini e i deliquenti. E ad Albenga rappresentanti di queste due categorie non mancano, come quotidianemente le cronache locali ci ricordano. E’ vero è assordante il silenzio della “società civile”, dovrebbe gridare a squarciagola sotto le finestre del comune il suo desiderio di normalità, di sicurezza, la sua richiesta di rigore e di intransigenza.