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Greenpeace: “Il Santuario dei cetacei è quasi vuoto!”

Scritto da Redazione il 26 febbraio 2009 @ 17:49 In Altre citta',Ambiente,Cronaca | 3 Comments

Sono dati allarmanti quelli che Greenpeace lancia oggi sul “Santuario dei cetacei”: cinquanta per cento di stenelle in meno e balenottere ridotte a un quarto in dieci anni. Un calo vertiginoso che testimonia una condizione drammatica determinata dal traffico incontrollato dei traghetti e inquinamento da batteri fecali.

Secondo il rapporto dell’associazione ambientalista “il Santuario è oggi ridotto a una fogna a cielo aperto senza regole nè controlli”. Una delle navi di Greenpeace, l’Arctic Sunrise, nell’agosto 2008 ha navigato per oltre 1.500 km nel Santuario per “contare” i cetacei, prelevare campioni d’acqua e monitorare il traffico marino. La navigazione ha coperto il settore occidentale del Santuario, grosso modo nel triangolo che ha come vertici Alghero, Tolone e Genova.

Il “Santuario” doveva tutelare l’ecosistema del Mar Ligure e le popolazioni di cetacei che lo abitano, tra le più ricche del Mediterraneo. In particolare, come dimostrò la “Operazione Cetacei” lanciata da Greenpeace alla fine degli anni ’80, il Santuario è la principale area di alimentazione estiva della popolazione mediterranea della balenottera comune: una popolazione che si avvia a diventare una specie separata da quella atlantica. Il “Santuario” nasce da un accordo tra Italia, Francia e Monaco che, in vigore dal 2002, protegge circa 87.000 chilometri quadrati del Mar Ligure.

I dati della “Operazione Cetacei”, pubblicati nel 1992, indicavano la presenza di circa 900 balenottere comuni e tra 15 e 42 mila stenelle. Dai dati raccolti lo scorso agosto dall’Arctic Sunrise, sembra che ci sia una riduzione di circa il 50 per cento delle stenelle (5-21.000 esemplari), mentre sono state avvistate solo un quarto delle balenottere “attese”, troppo poco per poter stimare la popolazione.

Greenpeace ha potuto documentare alcune delle cause di questo crollo verticale dei cetacei nel “Santuario”: traffico incontrollato (con traghetti che corrono a 70 km/h), inquinamento da batteri fecali in altura in due stazioni delle undici analizzate e attività di whale watching svolte in modo pericoloso, con aerei e motoscafi.

“La diminuzione dei cetacei nel Santuario non ci sorprende – dichiara Greenpeace in una nota stampa -. Il “Santuario” è una scatola vuota senza regole e controlli. Eppure, si tratta di un precedente importante per la protezione del mare, anche in acque internazionali, riconosciuto da tutti i Paesi del Mediterraneo riuniti nella Convenzione di Barcellona. Ma è un pessimo precedente. Nel Santuario non è stato fatto assolutamente nulla di specifico per prevenire ed eliminare progressivamente l’inquinamento (anzi, vi si vuole insediare la prima industria offshore: il rigassificatore di Livorno-Pisa), per limitare i rischi di collisione delle imbarcazioni con i cetacei e prevenire gli impatti dei rumori, per mettere un freno alla pesca illegale (la Francia ha addirittura fatto ricorso alla Corte di Giustizia, perdendo, per continuare a proteggere la sua flotta che pesca con le spadare) o per proteggere la fascia costiera (Monaco ha avviato progetti di “espansione” del litorale con casse di colmata per ‘urbanizzare’ il mare). Italia, Francia e Monaco non sono quindi molto meglio del Giappone che uccide balene per presunti scopi scientifici”.

Secondo Greenpeace il “Santuario” è solo fumo negli occhi, che nasconde il calo progressivo dei cetacei nel Mar Ligure causato da vecchie e nuove minacce. Greenpeace chiede che il “Santuario” venga immediatamente sottoposto ad un regime di reale tutela e gestione e che in esso si crei una grande Riserva Marina d’altura, con divieto di pesca e immissione di sostanze tossiche o pericolose, per proteggere un ecosistema unico, di cui i cetacei sono parte integrante.


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