Cairo, anziana donna muore in casa per il freddo
Cairo Montenotte. L’ondata di gelo miete una vittima in Valbormida. Una donna di 74 anni, Elena Marro, è morta nel suo appartamento in località Carnovale a Cairo Montenotte. L’anziana viveva senza riscaldamento e in condizioni fisiche precarie. A dare l’allarme è stato un vicino di casa che, dopo averle portato la spesa e avergliela lasciata davanti alla porta, ha notato che diverse ore dopo la borsa piena di generi alimentari era ancora accanto all’ingresso.
Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e i carabinieri, che, forzando l’entrata, hanno trovato all’interno il corpo senza vita della pensionata. Secondo quanto accertato dal medico legale, a provocare la morte della donna, che viveva sola, sarebbe stata un’emorragia interna dovuta alle condizioni climatiche particolarmente rigide degli ultimi giorni.
Elena Marro conduceva una vita isolata ed usciva raramente di casa. Ad occuparsi di lei erano i vicini e gli amici, che provvedevano a portarle da mangiare e i medicinali per il suo stato di salute instabile. Priva di familiari, non era in grado di provvedere a se stessa. Quando i soccorritori sono entrati nell’abitazione, si sono trovati davanti a condizioni igienico-sanitarie allarmanti. Nessun impianto di riscaldamento a confortare la vita solitaria della settantaquattrenne, in una zona, quella cairese, dove il termometro nella notte scende a meno 10 gradi sotto zero.
11 commenti a “Cairo, anziana donna muore in casa per il freddo”
La tragedia dimostra l’attenzione che il sindaco rivolge alla sua città.
Questi amministratori pensano al trenino che gira per le strade, senza rendersi conto della realtà.
Non basta partecipare ad un convegno napoleonico, con relativa cena (ça va sans dire).
Bisogna avere il coraggio di andare a casa se dopo quasi due anni non si ancora capito cosa si deve fare.
Egregio lui, quanto da Lei affermato non fa una grinza ma, purtroppo deve farci corrugare la fronte.
Dove erano i servizi sociali? Forse impegnati in qualche operazione socialmente utile ai confini marit=
timi del nostro Paese, nonchè europei?
La chiesa, sempre cosi’ caritatevole verso altre persone in troppi casi meno meno bisognose?
Assessori, illustri politicanti i quali, in tempi elettorali si ricordano di tutti? Assenti e, pensare che
avevano gia’ programmato di far accompagnare con l’auto la povera Elena al seggio per compiere
il proprio dovere di buona cittadina.
Un voto perso? Io ritengo che i voti persi siano molti di più.
Intanto abbiamo lasciato morire una povera cara persona che ci ha lasciato per una vita migliore.
Se riusciamo proviamo ad avere VERGOGNA!
La persona in questione era mia sorella (comunque supportata) l’assistenza era legata a suoi problemi di salute che imponevano un frequente controllo “visivo”, a quello telefonico poteva tranqullamente provvedere la famiglia lontana.
Ghe pensi mi dice il comune di milano assegnado ad un “medico” il compito di seguire la malata con una certa costanza, il lavativo preferisce evitare di salire tre piani senza ascensore per “fare il suo dovere” e si limita alla telefonatina di tanto in tanto.
Dubbi sul comportamento “ignobile” di quel personaggio non ne ho alcuno ma ora la domanda e’ questi “servizi sociali” chi li controlla?
Le “presumo” pochissime “mele marce” si trovano dappertutto inutile illudersi che tutti operino correttamente …. bisogna che qualcuno controlli i rapportini di questi scansafatiche
in qualche modo
magari a campione,
o per sospetto e se dichiara di aver fatto una visita domiciliare che poi e’ solo una telefonatina
questo e’ successo anche a Savona ….. da qualche parte devo avere il foglietto con su’ scritto visita domiciliare dove invece mi sono recato io a ritirare una ricettina per un prodotto che altrimenti la farmacia non mi avrebbe consegnato;
ma anche a Milano poche settimanne fa’ dove cinque minuti cinque dedicati a dare una svolazzante occhiata ad una costosissima analisi commissionata sono stati quasi integralmente dedicati a compilare una ricettina in grado di portare nelle casse almeno 80 euro ..
dalla regione ….. che si limita a pagare con i nostri soldi senza fare alcun controllo ……
(ma forse non e’ vero ….il Santa Rita ….);
mai pensato “a fronte di un costo”
di mandare al paziente una specie di fatturina da siglare e rispedire con eventuali commenti?
in moltissimi casi basterebbe una gestione di mail ….
quando non era la regione ad interessarsi !!! della sanita’ mi ruppi una gamba,
in seguito feci togliere non tutta la ferramenta ma solo una vite che sporgendo mi dava fastidio
(sono ancora oggi un po’ bionico)
un intervento ambulatoriale velocissimo ….
in seguito mi venne inviata via cartacea una richiesta di chiarimenti
(quindi qualcuno ha fatto il suo dovere) ho risposto via mail e via mail il discorso si e’ chiuso.
Dare la colpa al comune per questa cosa dimostra solo una certa insofferenza verso la parte politica rappresentata da quegli amministratori. Se non fosse così mi chiedo come sia i servizi sociali sia il comune possano venire a conoscenza di una situazione se non viene segnalata.
x AA
Posso aver interpretato male l’articolo, ma ignoro quale sia la connotazione politica di chi amministra Cairo.
Conoscere il territorio (unica ragione di esistere “oggi” di una autonomia comunale) significa anche …. non ignorare la presenza di persone indigenti che su quel territorio sono nate, hanno studiato, hanno lavorato ed ora vengono ricordate solo se devono pagare una qualche tassa o qualche multa.
L’amministrazione che per il resto ignora questi suoi (contribuenti) ha poche giustificazioni, cerchi solo di migliorare, per quanto mi riguarda sulla opportunita’ di avere ancora nel 2009 il “comune” come ente autonomo sono da ormai tanti anni in disaccordo e’ uno spreco e basta, episodi come questo non fanno che confermare questa mia convinzione (del tutto personale ma … condivisa da un numero di persone in crescita esponenziale).
Comunque se una amministrazione riesce a migliorarsi guardando il generico problema che gli si presenta davanti con un occhio critico verso se stessa chiedendosi insomma:
“Cosa avrei potuto fare per evitare quanto e’ successo”
se riesce a ragionare cosi’ ecco allora …. e solo allora potra’ presentarsi al suo elettore dicendo ecco io esisto ed ho ragione di esistere perche’: “rappresento il territorio”.
Oggi pare che l’unica preoccupazione per un danno che “si e gia’ verificato” sia quella di “pararsi” onde evitare gli unici danni di cui “preoccuparsi” le ripercussioni politiche delle quali a noi cittadini interessa ben poco, come interessa ben poco chi sta amministrando …… cio’ che interessa al cittadino e’ che si colga l’occasione per mettere in atto qualcosa atto ad impedire per il futuro quanto ….. “si e gia’ verificato”.
Il fatto che questo articolo venga ripresentato pari pari con un titolo differente:
(Cairo, anziana morta in casa: “il suo caso mai segnalato al Comune”)
atto esclusivamente a “pararsi” e’ molto molto riprovevole e forse e’ proprio questo atteggiamento che fa’ perdere fiducia in “questa” amministrazione ….. di continuo a ignorare ed a voler ignorare il colore politico, se la scelta di sgaiattolare dalle proprie responsabilita’ morali con un titolo “apparentemente liberatorio” deriva direttamente dalla amministrazione comunale ….. sarebbe meglio si dimettesse …. subito.
Ovviamente anche quanti aiutavano questa signora, il medico che l’aveva in cura, il parroco che una volta all’anno andava forse frettolosamente a benedire la casa insomma un po’ tutti pensando al nostro vicino di casa dovremmo chiederci:
“Cosa potremmo fare di piu’ e meglio per tenere in vita “una comunita’”?”.
Concordo pienamente con la risposta di Lui la Plume.
Se i servizi sociali, e quindi l’amministrazione, non sono a conoscenza delle condizioni in cui vivono i cittadini, allora non servono.
Come più volte ho scritto, le priorità del territorio non sono e non possono essere le manifestazioni tipo “Evviva la Capra”, o dare 10.000 euro a Moiso per un pomeriggio “gratuito”, o ancora peggio, tacere su un progetto edilizio per l’oltrebormida a dir poco “discutibile” con il Sindaco che mantiene gelosamente la delega all’urbanistica.
Eppure questa amministrazione non riesce a fare altro, cioè fa quello che le piace, e non quello che serve.
Cairo, la valbormida e la provincia stanno subendo una trasformazione non positiva.
Hanno bisogno di persone concrete.
Questa tragedia ne è la prova.
Sono veramente desolato per la scomparsa di una persona, che e’ morta da sola senza il minimo aiuto.Non sapremo mai se il vivere in quelle condizioni era una scelta od una necesita’. Il Sindaco, come capo della comunita’, deve ovviamente porsi la domanda: “Cosa avrei potuto fare per evitare quanto e’ successo?”. Spero che la risposta non si limiti a un paio di foto in posa davanti all’abitazione della defunta (vedi quotidiani di oggi): e’ cosi’ che si perde il consenso ricevuto dall’elettorato.
Sindaco Briano coraggio : si rimbocchi le maniche perche’ cosi’ non si va’ da nessuna parte (ne’ a Genova ne’ a Roma).
Cordialita’ a tutti.
A parte che mi pare che i servizi sociali facciano già molto per la comunità (anticipo i destrorsi: non solo per gli immigrati) pare che questa donna non avesse molta voglia di socializzare. In fondo è stata una sua scelta e ne ha pagate le conseguenze. La si poteva forse obbligare a comprare una stufa se la riteneva una spesa inutile? Considerate che, sempre da fonti attendibili, non era così povera da non potersela permettere.
Quando si parla di servizi sociali sarebbe meglio ignorare le connotazioni politiche e pensare esclusivamente alla professionalita’ di chi fa’ questo mestiere.
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E’ estremamente difficile superare il guscio che una persona che decide di estraniarsi dal mondo costruisce intorno a se’,
bisogna essere dei professionisti nel sociale,
bisogna sentirsi realizzati nello svolgere questa attivita’,
se si intraprende questa strada come “mestiere” si fa’ solo qualcosina
ed in un bilancio di questa attivita’ la si ritrova esclusivamente fra le spese improduttive
e si trova poco o nulla da mettere nelle risorse di una comunita’.
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Ho avuto la fortuna di conoscere per qualche tempo (tanti, tanti anni fa’) una graziosa fanciulla che faceva l’assistente sociale, finito il lavoro andavo a prenderla e la accompagnavo spesso a trovare dei gusci che nessuno oltre Lei riusciva ad avvicinare.
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In seguito feci uso di quanto appreso, ma mi e’ sempre stato chiaro che … avrei potuto fare di meglio.
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Di certo la tecnica del se non me lo dicono espressamente non faccio nulla e’ deprecabile e non si dovrebbe piu’ insistere a giustificarla …. stendiamo un velo pietoso e per il futuro cerchiamo di crescere.
x AA
Il problema non è quello di difendere o attaccare a priori l’amministrazione, ma quello di analizzare e commentare i fatti.
Quando si vuole ricoprire una carica pubblica si deve essere pronti al giudizio dei cittadini.
In questa tragedia di abbandono, isolamento, o altro la responsabilità degli amministratori è palese.
Come lo è stata nella cattiva gestione del problema neve: mentre nessuno attribuisce loro la colpa del maltempo, li si ritiene responsabili degli inconvenienti eccessivi, dell’inerzia, della sottovalutazione del fenomeno.
Ritengo che il signor AA, che con tanta solerzia si premura di respingere le accuse come se fosse parte in cuasa, dovrebbe portare argomenti invece di irritarsi.




Quando i servizi sociali lavorano male sarebbe preferibile non averli.
Abitavo lontano ed ero abbastanza tranquillo perche una persona era seguita dai servizi sociali.
Il telefono rappresentava una specie di termometro della situazione.
Per qualche giorno nessuno risponde, l’azienda telefonica aveva scollegato il telefono anche per la ricezione (che furbi cosi’ non incassano nulla … al limite bastava scollegare l’uscita e continuare ad incassare da chi fa’ la telefonata).
Sento i vicini che mi tranquillizzano parzialmente (hanno parlato dalla porta).
Prendo un giorno di ferie arrivo e … faccio ricoverare immediatamente la malata (l’unico servizio sanitario efficiente mi chiede il pagamento dell’uscita, che pago), pago anche l’azienda dei telefoni (in quel periodo era una sola) e chiedo la domicilazione delle bollette al mio indirizzo.
Mi reco poi dal medico che seguiva l’ammalata:
“come mai non si e’ reso conto della situazione?”
” ….. ma stava bene ….. ”
“quando ha visitato il paziente l’ultima volta?”
“….. la settimana scorsa …..”
“e’ impossibile se ne sarebbe accorto”
“….. ho telefonato …..”.
Ecco esistono anche individui (che non chiamo medico per rispetto della categoria) che preferiscono stare nel calduccio del loro ufficio e da li’ telefonare al paziente per chiedere: “come la va’? …..”
serve stipendiare certa gente?
Per la cronaca ……. la malata poi se ne e’ andata pochi giorni dopo, in seguito ho letto da qualche parte che un medico di quella sede “sociale” e’ stato oggetto di una vendetta … non so’ se il medico sia lo stesso ….
la notizia non mi ha minimamente turbato ….. e questa “mia indifferenza” mi infastidisce.
A chi spetta controllare l’operato dei “servizi sociali”? se vige l’autocontrollo non va’ bene.