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Articolo n° 47473 del 21/01/2009 - 07:59

Aconcagua, Matteo e Mirko hanno riabbracciato i familiari

Cairo - dispersi ande

Cairo Montenotte. “Dal momento in cui abbiamo saputo che erano vivi, siamo tornati a respirare: ora ci importa soltanto il fatto che possiamo riabbracciarli e il pensiero di tornare alla vita normale”. Lo zio di Matteo Refrigerato, Renato, ha aspettato con ansia il ritorno del nipote e di Mirko Affasio, i due supersiti della disavventura sulle Ande argentine. Ieri sera i due alpinisti sono atterrati a Milano, dove si sono ricongiunti con commozione ai rispettivi familiari, quindi sono stati accompagnati a Savona per una visita presso un medico di fiducia. Infine il rientro a casa, a Bragno.

“Le loro condizioni di salute sono discrete – dice lo zio di Refrigerato – Vogliono recuperare le forze. In questi giorni, nei contatti che abbiamo avuto a distanza, non abbiamo parlato di cosa sia avvenuto, ma abbiamo piuttosto toccato argomenti privati. L’intenzione, se loro lo consentiranno e quando avranno ripreso le energie, è quella di organizzare un incontro pubblico in cui raccontino la loro storia”.

A Cairo Montenotte l’abbraccio con amici e parenti è lungo. Mirko e Matteo, provati dalla terribile esperienza, non hanno voglia di dire nulla: preferiscono il silenzio, anche per onorare la morte di Elena Senin, la connazionale compagna di viaggio che non è riuscita a farcela ed è deceduta sull’Aconcagua. Nei prossimi giorni, “ci sarà il tempo di tornare ad una dimensione più pubblica” sottolinea lo zio di Matteo, che è fra l’altro consigliere comunale.

Il padre di Mirko, Giovanni, ha accolto il figlio con emozione e lo ha accompagnato in fretta in casa. “All’ospedale di Mendoza sono stati trattati molto bene – ha detto il ferroviere in pensione – E’ stato un miracolo. Hanno affrontato montagne impegnative ma l’Aconcagua è famoso per le tormente improvvise. Ora Mirko non può parlare, deve prima riprendersi”.

Matteo, 36 anni, e Mirko, 39, erano partiti il 3 gennaio scorso per la spedizione sulla cima più alta del Sudamerica, nella cordigliera delle Ande. In prossimità della vetta sono stati sorpresi da una tormenta, che li ha costretti a cambiare la strada del rientro al campo base. Una donna del gruppo, la trentottenne Elena Senin, e la guida argentina Federico Campanini hanno perso la vita ad alta quota, a 20 gradi sotto zero. Un’altra italiana, Antonella Targa, è tornata a valle prima di raggiungere la cima. Superstite, insieme ai due valbormidesi, Marina Attanasio. In totale, nella centenaria storia dell’ascensione all’Aconcagua, le “vittime” sono state 126.

 

Redazione

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