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Vado, effetto Segesta sulla casa di cura

[thumb:8463:l]Vado Ligure. L’ingresso della Segesta nella gestione della casa di cura di Vado Ligure, seguita al fallimento della Fondazione Ferrero, instilla maggiori sicurezze nei lavoratori della struttura, circa una ventina, preoccupati per il loro destino occupazionale e per la sorte degli stipendi arretrati. Sarà l’incontro di oggi, giovedì 27 novembre, fissato per le 15, a definire il quadro di riassorbimento dei dipendenti diretti della trascorsa gestione. Sul tavolo della discussione tra i sindacati e il gruppo lombardo, quindi, la ricollocazione degli ex Ferrero, ma anche le basi di quello che sarà un piano industriale a lungo termine.

Il gruppo Segesta sta svolgendo un’attività di ricognizione sulla residenza per anziani, disabili e per la riabilitazione dei malati di Alzheimer, in concerto con il commissario straordinario, e la “fase transitoria” durerà per almeno due mesi. Nel frattempo, rimangono validi appalti e convenzioni attualmente in essere. Ancora da sviscerare, invece, il capitolo contratti e trattamento economico del personale. Quanto al rapporto con l’immobiliare Cordea, che da qualche mese ha la proprietà, è in via di formalizzazione un contratto d’affitto per 15 anni.

Con l’entrata del nuovo gruppo nell’assetto gestionale, sembrano diradarsi anche i dubbi sul mantenimento della qualità nelle prestazioni assistenziali, fino ad oggi tenute a buon livello pur nell’ambito del dissesto finanziario, grazie allo sforzo dei lavoratori, alcuni dei quali in attesa di percepire oltre quattro mensilità. Il protrarsi della crisi sotto l’amministrazione della Fondazione Ferrero aveva generato non poche apprensioni anche tra gli ospiti dei centri di Vado e di Alba e tra i loro parenti.

Mentre ad Alba è stato costituito un comitato spontaneo familiari degli utenti del centro di cura ex Ferrero, aperto anche alle famiglie che ruotano intorno alla residenza vadese, per confrontarsi sull’efficienza delle attività assistenziali, il gruppo che è subentrato nella gestione della struttura di Vado ha già garantito di mantenere elevati gli standard del servizio, minutaggio e copertura degli interventi.

Giovanni M. è il papà di Davide, un bimbo disabile che riceve trattamenti dal centro di riabilitazione ormai ex Ferrero, e plaude alla dedizione dei dipendenti della struttura socio-assistenziale: “Se si può definire un posto dove terapie e personale possono dare la svolta decisiva alla vita di molti utenti, che nella stragrande maggioranza dei casi sono disabili, ciò si deve solo alla sconfinata professionalità dei dipendenti. Eppure sono ormai diversi mesi che i dipendenti non ricevono un euro di stipendio, con relative problematiche che ne conseguono; molti hanno famiglia o sono monoreddito, hanno mutuo e bollette. Nonostante tutto, per non gravare ulteriormente la situazione di vita degli utenti, continuano ad effettuare terapie regolarmente”.

“Ci sono educatori che continuano ad essere presenti nelle vite dei pazienti e posso assicurare che non è un lavoro facile, ma lo fanno con il cuore, e oggi mi sembra l’unica cosa che conti davvero – aggiunge il papà del piccolo Davide – La casa di cura, con i suoi dipendenti, è una ricchezza per tutti; ne possono usufruire le persone che hanno un problema, ma è anche bene tenere a mente che noi tutti cosiddetti ‘normodotati’ siamo dei possibili disabili e reperire un posto dove trovare professionalità, dedizione è umanità oggi è quasi un’utopia”.

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