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La storia dell’Acna: “Il fiume rubato” di nuovo in scena foto

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[thumb:4439:l]Cengio. Reduce dal successo delle serate bolognesi, “Il fiume rubato” si appresta a debuttare alla sala polivalente di Saliceto, sabato 29 novembre, alle ore 21. Lo spettacolo racconta la storia travagliata della Val Bormida e dell’Acna di Cengio, il dinamitificio aperto alla fine dell’Ottocento nella vallata ligure a pochi chilometri dal confine con il Piemonte. Si tratta di un monologo intenso tratto dal libro-inchiesta “Cent’anni di veleno” di Alessandro Hellmann, che ha collaborato alla realizzazione dello spettacolo insieme al regista Nicola Pannelli e all’attore Andrea Pierdicca.

Lo spettacolo ripercorre le vicende di una fabbrica che, da ricchezza del territorio e della gente, si è trasformata in un “cancro” del territorio e dei suoi abitanti. L’Acna nasce nel 1882 come dinamitificio a Cengio in provincia di Savona. In pochi anni diventa la principale industria della zona, arrivando ad occupare fino a 6.000 persone generando una profonda frattura tra il mondo rurale e la nuova realtà industriale e provocando l’inquinamento delle acque del fiume Bormida e dei campi circostanti, che si scoprono infestati dal fenolo.

Nel 1929 l’azienda si converte alla produzione di coloranti e nel 1970 una commissione ministeriale dichiara il fiume Bormida “biologicamente morto”. Nel ’97 la valle viene dichiarata “area ad elevato rischio ambientale” e una ricerca dimostra l’elevata incidenza di tumori alla vescica tra gli abitanti della zona. I numerosi comitati di protesta sorti in tutto il Piemonte impediscono l’ulteriore riconversione della fabbrica – questa volta in inceneritore di rifiuti – e nel 1999 l’Acna chiude definitivamente. Tra ricordi d’infanzia e situazioni al limite tra il drammatico e il grottesco, il monologo snocciola una storia epica dettata da connivenze politiche e da interessi transitori di padroni preoccupati unicamente di profitti immediati, senza alcuna voglia o capacità di capire i reali problemi della popolazione, che si è impegnata in una lotta testarda per coniugare le esigenze di chi dall’Acna traeva sostentamento e di chi invece viveva ai suoi margini, subendone le tragiche conseguenze.

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