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Articolo n° 40425 del 11 novembre 2008 delle ore 12:48
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I savonesi hanno una percezione “ottocentesca” dell’industria
Assemblea Uisv 2008
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Savona. L’Unione Industriali savonese ha presentato, nell’ambito dell’assemblea annuale svoltasi oggi presso il campus universitario di via Cadorna, i risultati di un’indagine, commissionata alla Facoltà genovese di Scienze della formazione, dal titolo “La percezione del sapere scientifico e dell’industria”.

La ricerca, coordinata dal Prof. Mario Palumbo, ha riguardato un campione di 900 persone residenti nei 69 comuni della Provincia di Savona, in età compresa tra i 19 ed i 65 anni con titolo di studio che va dalla licenza elementare (5,4 %), post obbligo (10,1%) e media (23,9%), al diploma superiore (43,6%) fino alla laurea (17,1%).

“Un lavoro che è durato oltre un anno, incentrato su un complesso ed articolato questionario e su oltre novecento interviste dirette – ha commentato il direttore dell’Unione Industriali, Luciano Pasquale – Un lavoro che costituisce un importante contributo all’analisi dei problemi, ma anche dei fattori positivi e delle potenzialità della nostra provincia”.

Dall’indagine si scopre che i savonesi non nutrono molta fiducia nelle forme istituzionali di rappresentanza politica e sindacale, riponendo invece maggiori speranze verso gli imprenditori capaci di mettersi in gioco. Nel campo finanziario gli abitanti della provincia danno grande importanza alle rendite, garanzia di stabilità e di sicurezza.

La percezione dell’industria che emerge dagli intervisati è negativa, legata quasi a visioni ottocentesche, mentre il terziario, soprattutto nel settore turistico, è visto in maniera positiva, essendo considerato il maggior produttore di ricchezza dal 66% dei savonesi, seguito da edilizia (52%), commercio (41%), servizi (40%), ricerca e tecnologia (37%) e portualità (36%), mentre l’industria è fanalino di coda con solo il 18%, preceduta anche da agricoltura e trasporti.

La nostra provincia è vista dai giovani come un luogo privo di opportunità occupazionali e di carriera, considerate invece possibili altrove. Emerge quindi il ritratto di un territorio da preservare, sia per la bellezza dei luoghi che per la qualità di vita, ma da cui non ci si aspettano prospettive di sviluppo economico. E’ però proprio tra le giovani generazioni che si riscontra la possibilità di considerare come opportunità di crescita tecnologia e scienza, magari ponendo in questi settori la speranza di poter restare in provincia, senza doversi trasferire in altre zone del Paese, quando non all’estero.

 



» F. De Rossi - F. Lammardo

7 commenti a “I savonesi hanno una percezione “ottocentesca” dell’industria”
milena d ha detto..
il 11 novembre 2008 alle 14:28

No, e’ diverso, se mi permettete: sono gli industriali che hanno una percezione ottocentesca di Savona.

I savonesi si adeguano agli esempi che hanno intorno e alle prospettive loro presentate.

Bruno Pirastu ha detto..
il 11 novembre 2008 alle 16:14

“La percezione del sapere scientifico e dell’industria”. + ” (E’) tra le giovani generazioni che si riscontra la possibilità di considerare come opportunità di crescita tecnologia e scienza, magari ponendo in questi settori la speranza di poter restare in provincia, senza doversi trasferire in altre zone del Paese, quando non all’estero ” + ” Emerge quindi il ritratto di un territorio da preservare, sia per la bellezza dei luoghi che per la qualità di vita ” Forse , le stesse frasi ordinate meglio danno un senso più completo, a mio avviso , delle idee e speranze del futuro.

Mi riesce difficile pensare che l’edilizia sia considerata elemento positivo dal 52 % ancor più del commercio anche perchè l’edilizia ha un andamento ondulare e non costante e difatti sempre considerato un po come ripiego , non si puo pensare di costruire all’infinito.

Comunque letto che ” Dall’indagine si scopre che i savonesi non nutrono molta fiducia nelle forme istituzionali di rappresentanza politica e sindacale, riponendo invece maggiori speranze verso gli imprenditori capaci di mettersi in gioco.” ho capito anche quello che non riuscivo a capire prima.

Fgerry ha detto..
il 11 novembre 2008 alle 17:38

puoi sempre aprire un’industria te e insegnare come si fa…

Bruno Pirastu ha detto..
il 11 novembre 2008 alle 19:05

Fgerry…… scusi…… dice a me ?

Fgerry ha detto..
il 11 novembre 2008 alle 20:01

no era una risposta a quella sopra la sua.

milena d ha detto..
il 12 novembre 2008 alle 11:45

@ Fgerry

la sua e’ la classica risposta di chi non sa cosa rispondere.

Se critico l’industria in quanto per colpa dei suoi errori e fallimenti e di una politica tesa ad arraffare e speculare, piu’ che a investire e creare benessere, occupazione, tecnologia, sviluppo, io e tanti ricercatori come me siamo disoccupati, dovrei aprire un’industria per poter parlare?

Se critico le ferrovie perche’ offrono servizi scadenti, dovrei costruirmi una ferrovia?

Se critico i politici perche’ non rappresentano piu’ i cittadini, dovrei entrare in politica?

Eccetera. Mi permetto di aggiungere che se mi sono limitata a un commento sintetico non era perche’ non sapessi cosa dire nel dettaglio, ma per non ripetere sempre le stesse cose.

E cioe’, che gli investimenti che propongono i nostri industriali locali sono obsoleti, sovradimensionati, inquinanti, assolutamente non in grado di reagire alla crisi, di assorbirla o di fronteggiarla, tesi a rastrellare i soliti profitti facili a breve termine e per pochi.

Cosi’ la crisi si fara’ drammatica.

E le preciso pure, mi dispiace per lei, che anche se non mi apro la mia industrietta per dimostrarle come si fa, sto collaborando attivamente per promuovere e diffondere qualsiasi progetto concreto e innovativo ci sia in zona che vada contro questa tendenza distruttiva per l’ambiente, lo sviluppo, il tessuto sociale e la comunita’.

Le diro’ anche, da quando ho sentito cosa vogliono fare oltreoceano, sono piu’ sollevata, perche’ non potranno piu’ accusare di ambientalismo velleitario o politica del no chi dice le stesse cose qui da noi.

Tanto le dovevo. Poi se a lei va bene che distruggano una baia, inquinino l’aria il doppio, continuino a costruire case e retroporti dando pochi precari posti di lavoro e lasciando terra bruciata dietro di se’, come se non ci fosse la crisi, come se si potesse bellamente ignorare quanto si sta muovendo intorno a noi nel mondo, proseguendo imperterriti, si accomodi pure.
Spero solo che non siano in tanti a pensarla cosi’.

lui la plume ha detto..
il 12 novembre 2008 alle 19:01

“Emerge quindi il ritratto di un territorio da preservare, sia per la bellezza dei luoghi che per la qualità di vita”

Ecco …. vedo il terminale container di Vado ed il Pistillo alla Margonara, ….. bel colpo.

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